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 2007  ottobre 25 Giovedì calendario

Così l’Italia arma Teheran. Box. L’espresso, giovedì 25 ottobre Sanzioni senza sanzioni. Non è un gioco di parole: l’Italia non ha ancora approvato norme specifiche per punire chi viola le sanzioni Onu contro l’Iran

Così l’Italia arma Teheran. Box. L’espresso, giovedì 25 ottobre Sanzioni senza sanzioni. Non è un gioco di parole: l’Italia non ha ancora approvato norme specifiche per punire chi viola le sanzioni Onu contro l’Iran. "Ho passato una giornata a leggere i documenti ufficiali", racconta a ’L’espresso’ un finanziere impegnato nell’indagine su un caso di export sospetto, "e non ho trovato una sola riga sulle penalità da applicare. Ricordo le sanzioni alla Serbia di Milosevic: allora le regole erano chiare e mi sono trovato a colpire imprenditori che esportavano pantofole in Serbia. Oggi l’Iran è sospettato di volere l’atomica, che tipo di strumenti abbiamo per colpire chi viola le regole?". Da Roma, le autorità competenti per l’embargo, ossia il ministeri degli Esteri, dell’Economia e del Commercio Internazionale, replicano: ci sono ben due decreti legislativi. Il guaio è che nessuno informa i controllori. Che faticano a garantire anche un minimo di sorveglianza. Solo nel 2006 l’Italia ha esportato in Iran macchine per impieghi speciali e apparati per la produzione di energia che valevano un miliardo di euro: quanti sono stati sottoposti ad accertamenti? Il monitoraggio è affidato alla Divisione IV del ministero del Commercio Internazionale di Emma Bonino. Che ogni anno presenta una relazione in fotocopia al Parlamento: "Anche nel 2006 (come negli anni passati) non è stato possibile attivare per carenza di risorse quei controlli sia preventivi sia successivi espressamente demandati alla scrivente amministrazione". infatti un organo che non ha mai ricevuto fondi, né strumenti per operare, con soli 12 funzionari e quattro tecnici: una minuscolo pattuglia che, se anche si occupasse solo di Iran, dovrebbe setacciare decine di migliaia di contratti. E il confronto con l’autorità tedesca sul dual-use, chiamata Bafa, offre un paragone desolante. "La Bafa può contare su 200 funzionari che lavorano nel controllo delle esportazioni", spiega la portavoce Willmann-Lemcke: "Ottanta sono i tecnici che valutano le richieste di esportazione e ciascuno esamina quelle nel proprio campo di specializzazione: nucleare o chimico". Stefania Maurizi.