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 2007  ottobre 19 Venerdì calendario

Kerr Deborah

• Helensburgh (Gran Bretagna) 30 settembre 1921, Suffolk (Gran Bretagna) 16 ottobre 2007. Attrice • «[...] sei volte nominata agli Oscar fu premiata solo alla carriera nel ”93. Attrice discreta, borghese, distinta, mani conserte e capelli raccolti, aveva avuto un exploit scandaloso quando, nel ”54, si avvinghiò a Burt Lancaster sulla spiaggia in una focosa scena di Da qui all’eternità. E fece parlare di sé anche per Tè e simpatia di Minnelli, in cui seduce, con eleganza e intensità, l’allievo sospetto gay, nonostante sia la moglie del preside. Eppure tanto gentile e tanto onesta pareva Deborah Kerr, figlia di un architetto scozzese [...] efelidi, buone maniere e capelli rossi, oltre alla scuola di danza frequentata con profitto. Abile nella commedia e nel dramma: sorrideva, preparava cocktail ma sapeva anche far scenate: nel bellissimo Compromesso di Kazan, ”69, è la ”summa” delle mogli tradite. Ma la sua immagine tipica resta quella della milady decaduta e turbata dal volgare Mitchum nel balletto coniugale di L’erba del vicino è sempre più verde. La si ricorda però anche per il tocco di classe in costume che portava ai kolossal anni ”50, Le miniere di re Salomone, Quo vadis? o Il prigioniero di Zenda. Fa naturalmente eccezione il Giulio Cesare di Mankiewicz dove la Mgm la volle al fianco di Greer Garson, di cui doveva imitare i modi signorili. Dopo il teatro frequentato a Londra (debuttò a 17 anni accanto al 26enne Stewart Granger), la Kerr, due mariti e due figlie, ebbe anche ruoli sensuali, torbidi, ambigui. Mai fidarsi dei cliché. Nel debutto in Duello a Berlino, ”43, le venne affidato un triplice ruolo di donna, ma la sua specialità furono monache e governanti. Due volte suora, la superiora in Himalaya nel Narciso nero e la monaca sull’isola deserta con Mitchum in L’anima e la carne. E tre volte tata: se nel musical il Re ed io è la vedova che conquista il re del Siam, in Suspense (’61) l’attrice è al suo meglio nel ruolo di una istitutrice tentata dallo spirito maligno e sporcaccione del guardiacaccia; la terza governante fu in Il giardino di gesso. La sua figura di donna – carina, fine, poco maggiorata – è in bilico tra dovere e sentimenti, come dimostra senza reticenze in una serie di film sentimentali: Buongiorno tristezza, Adorabile infedele, Prudenza e la pillola, due volte al fianco di Niven e una di Peck; soffre, da timida zitella, delle malinconie d’hotel di Tavole separate, ma fu Cukor a scoprirla mostrandola alcolizzata in Edoardo mio figlio, ”49. Zinnemann la volle in un bel film dimenticato, I nomadi, ancora con Mitchum, tre volte suo partner, e fu anche nei Temerari sugli stuntman, ma nel ”64 ebbe un ruolo torbido nel drammone di Williams La notte dell’iguana. L’attrice ci era arrivata uscendo da una delle più eleganti, sospirate, storie d’amore vissuta con Cary Grant in Un amore splendido (’57). Il secondo tempo della carriera fu variopinto, appare anche come Bond girl nello 007 di Casinò Royale. Si ritirò nei ”70 per starsene col secondo marito Peter Viertel e si lasciò ritentare dal cinema solo nell’85, per Il giardino indiano in cui è la vedova di un coloniale britannico che torna in patria ma rimpiange l’India, come forse lei aveva sempre rimpianto il bon ton inglese» (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera” 19/10/2007).