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 2007  ottobre 19 Venerdì calendario

La Stampa, venerdì 19 ottobre Cipro. Sulle rupi boscose del Pentadattilo da dietro le colonne della chiesa dell’Antifona due arcangeli osservano perplessi il gruppo di turisti tedeschi che è salito fin là per improvvisare una merenda sul sagrato

La Stampa, venerdì 19 ottobre Cipro. Sulle rupi boscose del Pentadattilo da dietro le colonne della chiesa dell’Antifona due arcangeli osservano perplessi il gruppo di turisti tedeschi che è salito fin là per improvvisare una merenda sul sagrato. Eppure gli sguardi straniti di Michele e Gabriele non derivano dalla condotta degli invasori, no: il fatto è che qualcuno ha strappato gli enormi affreschi che li raffigurano senza svellere del tutto i volti, e dunque espressioni, fattezze e sentimenti possono emergere solo a brandelli. All’interno, una pura meraviglia del dodicesimo secolo si rivela come un volto devastato dalla lebbra. Hanno scollato gli affreschi, scalpellato selvaggiamente i mosaici, scrostato dipinti, portato via icone, gli arredi, le seggiole, tutto. Un patrimonio secolare è andato perduto anche se poi qualche frammento si è potuto recuperare nelle case d’asta di mezzo mondo. Questo è tempio cristiano nel territorio invaso dalla Turchia e ha seguito la sor- te di molte al- tre chiese, per l’esattezza duecentocinquantadue. Le croci divelte «Guardi là - indica la guida che di villaggio in villaggio sta conducendo la ricognizione nel disastro - lì hanno divelto la croce e trasformato l’edificio in una moschea. Qui, vede, hanno murato le porte. Da quella parte è stato profanato un cimitero...». Sono trascorsi trentatré anni da quando l’area settentrionale dell’isola fu invasa dall’esercito di Ankara e dunque almeno questo non ha che fare con Al Qaeda. Ha molto a che fare, invece, con il brutale e primitivo senso di appropriazione, forse di rivincita di branchi di contadini e coscritti musulmani calati dal Ponto. Certi sentimenti rimangono ancora molto vivi, l’ultimo muro d’Europa divide ancora la Repubblica di Cipro da uno Stato che non c’è e il fatto che l’isola di lingua greca faccia parte dell’Unione e dal primo gennaio prossimo adotti l’euro potrà soltanto approfondire il baratro. Però almeno quanto a difesa di beni che appartengono all’umanità intera le cose stanno cambiando. L’arcivescovo Chrysostomos domani sarà a Napoli per l’incontro interreligioso di Sant’Egidio e riaffronterà un tema per il quale si è già rivolto al governo italiano e al Vaticano, ottenendo impegni a fermare la devastazione. «Pulizia etnica» Che questo «mamma li turchi» risuoni proprio nei giorni in cui i soldati di Ankara minacciano di invadere il Kurdistan può apparire strano ma l’arcivescovo di Cipro sembra forte delle sue ragioni. «Prima di tutto, è sicuro che là i turchi non faranno un passo se gli americani non vogliono... il problema della Turchia è di non essere un Paese democratico, e dove vivono 15 milioni di curdi non è possibile reprimere la volontà di un popolo». Qui, oggi, noi parliamo però di una devastazione culturale sconosciuta al mondo e di come vi si possa porre riparo. «A Cipro più di trent’anni fa i turchi hanno cacciato via dalle case dei padri 200 mila persone e all’epoca la definizione di "pulizia etnica" non era ancora stata coniata, però questa non è certo questione di termini quanto piuttosto problema nazionale. Ci hanno derubati di tutto, degli arredi ecclesiastici, più di quindicimila icone, delle iconostasi e infine delle porte, le finestre, i fili elettrici, tutto ciò che era possibile portar via. Uno dei risultati sta nel fatto che dopo essere stati depredati adesso i nostri templi sono abbandonati alle intemperie e cadono giorno dopo giorno, sono state risparmiate solo poche chiese trasformate in moschee e due o tre che sono divenute musei di icone. Di icone moderne, però, poiché le antiche sono sparite». Ne avete ritrovate alcune sui mercati clandestini dell’arte, vero? «Sono trentatré anni che cerchiamo di recuperare capolavori, vestiti, arredi, utensili trafugati, mosaici staccati dal muro, l’abbiamo fatto con atti legali, attraverso fotografie, partecipando alle aste, è una battaglia continua... In Germania nella casa di un trafficante sono stati recuperati più di trecento pezzi che da anni si trovano nei depositi della polizia, aspettiamo ancora che ce li restituiscano. Abbiamo vinto una vertenza legale, adesso ho chiesto all’ambasciatore tedesco di poter incontrare la signora Merkel, anche il Papa è stato vescovo di Baviera e nell’incontro di Napoli premerà perché tornino al loro posto. Il Santo Padre mi ha promesso che avrebbe dato ordine ai suoi Nunzi di informare i governi che la Santa Sede vuole che le chiese nella parte occupata di Cipro vengano rispettate, restaurate, conservate. Per non parlare delle biblioteche devastate, dei siti archeologici violati, dell’immenso patrimonio storico svanito». Graffiti sulle tombe Il problema è aperto, dunque, in un momento in cui la Turchia non attraversa una fase di grande popolarità. L’uomo che poco più tardi ci avrebbe guidato attraverso gli slabbrati panorami dell’entità turca del nord si è fermato nei villaggi per mostrarci cosa è accaduto delle chiese. A Trahoni l’antico tempio di San Nicola, spogliato di tutto, sta crollando mentre nel cimitero che lo circondava le tombe sono scoperchiate e vuote dal 1974. A Kitrea le mura dell’antica chiesa di Sant’Anna sono ricoperte di scritte a «spray» che riferiscono delle gesta passate di questo o quel teppista anatolico. Dappertutto sugli edifici rimasti in piedi la croce è stata mozzata. Ma forse è la chiesa di Sant’Andronico a impressionare di più. L’avevano scrostata, murata, tramutata in moschea e infine abbandonata finché non è venuto giù il tetto, poi la pioggia ha dilavato i muri riportando alla luce affreschi ancora più antichi e rimasti nascosti per secoli. Giuseppe Zaccaria