Fabrizio Dragosei, Corriere della Sera 19/10/2007, 19 ottobre 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
MOSCA – Tre ore di fila in tv a rispondere alle domande del Paese, paragonandosi al Roosevelt che rilanciò l’America dopo la Grande Crisi del 1929 e insistendo sul tasto del nazionalismo e della Grandezza Russa. Con l’annuncio di nuovi missili e sottomarini nucleari per rendere il Paese sempre più forte di fronte a qualsiasi minaccia esterna. «Per fortuna la Russia non è l’Iraq! E’ in grado di difendere i propri interessi». Vladimir Putin ha usato per questa esibizione di muscoli e di capacità politiche l’ormai tradizionale appuntamento annuale con gli ascoltatori che pongono domande da ogni parte del Paese. E in quello che può apparire come un ritorno a vecchi espedienti propagandistici, la tv ha brevemente interrotto il collegamento con il Cremlino per mostrare l’avvenuto lancio di un missile intercontinentale. Da un poligono nel nord della Russia europea alle 9.10 è partito un Topol (naturalmente senza testata nucleare) che in 20 minuti ha raggiunto la penisola di Kamchatka, in Estremo Oriente, a settemila chilometri di distanza.
Poi il presidente ha risposto alla domanda dei militari della base. Gli Stati Uniti ultimamente stanno mostrando una certa buona volontà nel tener conto delle rimostranze russe sulla difesa missilistica che vogliono installare in Europa. Ma se non si arriverà ad un accordo, «allora noi sicuramente prenderemo misure adatte », ha assicurato Putin. «Svilupperemo la tecnologia missilistica, inclusi sistemi strategici completamente nuovi... Non ci concentreremo solo sulla classica triade nucleare – forze missilistiche strategiche, aerei e sottomarini – ma anche su altri tipi di armi». Si parla di missili a testata nucleare multipla Rs 24, di sistemi tattici (a breve gittata) da installare nella regione di Kaliningrad, incastonata tra Polonia e Lituania e di nuovi vettori intercontinentali più potenti e precisi dei Topol.
Agli Stati Uniti Putin ha anche ripetuto che dovranno fissare una data per il ritiro dall’Iraq («altrimenti gli amministratori iracheni non si assumeranno mai le loro responsabilità ») e che è sbagliato minacciare l’Iran: «Il dialogo è sempre più promettente ». Il presidente russo ha fatto capire di ritenere che in fin dei conti gli Usa siano in Iraq «anche per stabilire il controllo sulle riserve di petrolio ». E a un ascoltatore che ricordava un’affermazione dell’ex segretario di Stato Albright sulla Siberia «troppo grande e ricca per un Paese solo», ha risposto senza esitazione «si tratta di erotismo politico che non porta da nessuna parte».
Buona parte delle tre ore di colloquio sono state dedicate a problemi interni, dal prossimo aumento delle pensioni (in vista delle elezioni) ai risultati ottenuti nel Paese sotto la sua guida, col paragone al New Deal americano. Putin ha parlato anche del futuro, quando «al Cremlino ci sarà un’altra persona». Il presidente ha detto che non devono essere aumentati i poteri del primo ministro, facendo così vacillare le certezze sull’idea che lui stesso possa occupare quel posto dopo aver lasciato il Cremlino. Putin ha affermato che al centro del potere russo debbano esserci la presidenza e il parlamento. E ha manifestato il timore che il prossimo presidente possa far deragliare il treno da lui messo in moto.
Alle elezioni politiche di dicembre Putin sarà in testa alla lista del partito Russia Unita. Così adesso si ipotizza anche che il suo prossimo ruolo possa essere quello di guidare il Paese da capo della maggiore fazione parlamentare, probabilmente con un presidente debole.