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 2007  ottobre 18 Giovedì calendario

Il cinema e la Dc. Corriere della Sera, giovedì 18 ottobre Il cinema italiano stava meglio quando stava peggio, cioè sotto la Dc di Giulio Andreotti

Il cinema e la Dc. Corriere della Sera, giovedì 18 ottobre Il cinema italiano stava meglio quando stava peggio, cioè sotto la Dc di Giulio Andreotti. Parola di un regista al di sopra d’ogni sospetto ideologico (visto da sinistra) come Roberto Faenza che rimpiange, lo riporta ”Il Riformista”, la legge dc che obbligava il cinema americano a versare nelle casse italiane una quota dei suoi proventi. Ora sono state tolte queste tassazioni perché «i politici di centro-sinistra, per un malinteso ossequio o forse per sensi di colpa, hanno ceduto all’impero culturale su tutti i fronti». Meglio la legge Andreotti che imponeva ai film made in Usa le sue belle tasse. Nulla di nuovissimo, però: lo aveva già detto tempo fa Lizzani. E così nelle ore della Festa del Cinema voluta da Veltroni si rivaluta l’ex senatore a vita. Navigando per la prima volta nel suo archivio appena donato dal senatore a vita all’Istituto Sturzo (3500 faldoni giganti) si scoprono molti inediti della stagione in cui il Divo Giulio guidava le sorti dello spettacolo da palazzo Chigi come sottosegretario di Alcide de Gasperi. Era la stagione della «legge Andreotti» (tasse ai cinema Usa, commissione di censura preventiva, premio ai film di «valore artistico», polemiche col Neorealismo perché, Andreotti dixit, «i panni sporchi si lavano in famiglia»). Così riuscì a lasciarsi alle spalle i residui del ministero fascista della Cultura popolare, notoriamente attivissimo in campo audiovisivo. Ecco un estratto dal faldone 1072. Siamo in un indefinito giorno del 1951, Andreotti risponde a una lettera (non conservata) di monsignor Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI, allora sostituto della segreteria di Stato di Pio XII. Montini si dev’essere lamentato di uno «spirito anticlericale» nel cinema italiano, dietro le sue spalle c’è il profilo di Papa Pacelli, sempre più preoccupato di un’egemonia marxista in Italia. Il sottosegretario replica inquadrando il problema con cui farà i conti la cultura cattolica nel dopoguerra: la mancanza di «quadri» cinematografici. Scrive Andreotti: «La verità è che la gran parte dei registi, dei produttori, dei soggettisti non proviene dalle nostre file né condivide con noi le essenziali convinzioni religiose. Più che di ostilità parlerei di indifferente agnosticismo, unito a un diffuso senso di scetticismo sotto l’insegna di formule cosiddette neoveriste... La strada per conquistare al cristianesimo le attività dello spettacolo è essenzialmente quella di formare e lanciare uomini e iniziative chiaramente nostri o indubbiamente vicini». Sono troppo pochi i «nostri film», dice Andreotti che si lamenta: «Mai come nella stagione ora iniziata c’è stata tanta possibilità di valorizzazione per chi meritasse: ma la proporzione è ancora troppo, troppo esigua». Implicitamente Andreotti ammette: «loro» sono più numerosi e più «meritevoli». Il suggerimento è chiaro: la Chiesa dovrebbe formare intelligenze in grado di competere sul campo, non possiamo premiare chi non ha talento. Poi andò come tutti sanno, con i grandi nomi del cinema italiano legati al Pci e con una occasione storica persa per sempre dalla cultura cattolica italiana. L’archivio svela un Andreotti impegnatissimo a districarsi tra le lettere di protesta di suore e alti prelati. Nel 1952 Monsignor Francesco Borgongini Duca, Nunzio apostolico in Italia, si indigna per la pubblicità di ”Belle, giovani e perverse”. Quattro anni dopo, ormai ministro delle Finanze, Andreotti usa la sua influenza per mettere d’accordo Anna Magnani, protagonista di ”Suor Letizia” di Mario Camerini, con le Suore Missionarie Francescane di Maria e con monsignor Angelo Dell’Acqua, sostituto alla segreteria di Stato, futuro cardinale e Vicario di Roma. Le suore vogliono essere sicure che si adotti il nuovo abito religioso appena scelto per la congregazione. Andreotti visiona la pellicola, invia lettere e assicura: l’abito sarà quello giusto. «Ho fatto notare al produttore che la Magnani si agita e recita in modo non consono al tono abituale di una religiosa, il che oltretutto anche artisticamente non è positivo. Mi hanno promesso di stare più attenti per il futuro». Per essere sicuri si procede anche all’eliminazione, annuncia il ministro, «di una scena che mi sembrava involontariamente volgare, di affetto tra la protagonista e il bambino raccolto nel Monastero». Nessuna traccia di una reazione della Magnani. Su questo, l’archivio Andreotti tace.