Mario Calabresi, la Repubblica 17/10/2007, pagina 36., 17 ottobre 2007
Il supercarcere made in Usa. la Repubblica, mercoledì 17 ottobre L´Alcatraz delle Montagne rocciose è costruito in parte sotto terra, i detenuti non hanno finestre che guardino il cielo, vivono in isolamento chiusi nella loro cella per 23 ore al giorno, possono ricevere una sola telefonata al mese e ogni volta che si spostano sono incatenati mani e piedi
Il supercarcere made in Usa. la Repubblica, mercoledì 17 ottobre L´Alcatraz delle Montagne rocciose è costruito in parte sotto terra, i detenuti non hanno finestre che guardino il cielo, vivono in isolamento chiusi nella loro cella per 23 ore al giorno, possono ricevere una sola telefonata al mese e ogni volta che si spostano sono incatenati mani e piedi. Possono leggere giornali e riviste, ma censurati e vecchi almeno di trenta giorni. Negli stessi giorni in cui un giudice della California respinge la richiesta italiana di estradizione per il mafioso Rosario Gambino, sostenendo che il regime di isolamento previsto dall´articolo 41 bis che l´Italia applica ai mafiosi non rispetta i diritti umani ed è da considerarsi alla stregua della tortura, l´Amministrazione federale americana apre per la prima volta le porte del supercarcere per eccellenza: il Supermax di Florence in Colorado. Riescono ad entrarci un giornalista del Washington Post e una troupe della Cbs, che realizza uno speciale dal titolo «L´inferno pulito». In mezzo al deserto, 45 miglia a sud di Colorado Spring, sullo sfondo delle Montagne rocciose si vedono solo le grandi torri circolari di guardia e la notte una grande luce accecante. A Florence si applica il 41 bis a stelle e strisce, non ci sono Provenzano o Brusca ma i nemici pubblici dell´America, i più pericolosi, il gotha del terrorismo, dello spionaggio, della droga e delle gang. Qui abitano Zacarias Moussaoui, il ventesimo dirottatore dell´11 settembre; Ramzi Yousef, l´uomo del primo attacco terroristico al World Trade Center del 1993, che causò sei morti e mille feriti; l´inglese Richard Reid, che nel dicembre del 2001 cercò di far saltare in aria il volo Parigi Miami dando fuoco all´esplosivo che aveva nascosto nelle scarpe; Theodore Kaczynski, il famoso "Unabomber" che con i suoi pacchi esplosivi uccise tre persone e ne ferì 23; Terry Nichols, uno dei due attentatori di Oklahoma City che provocò 168 morti nel 1995; John Walker Lindh, il "Taliban americano" catturato in Afghanistan all´inizio della guerra e Robert Hanssen, l´ex agente dell´Fbi che per vent´anni passò i segreti di Washington a Mosca. Questo è l´unico "supermax" federale d´America, il nome è una contrazione da "super-maximum", un´idea di carcere ad altissima sicurezza nata il 22 ottobre del 1983 nella prigione di Marion in Illinois, quando due guardie vennero uccise nello stesso giorno dai detenuti. L´amministrazione penitenziaria decise che era venuto il momento di passare ad un livello di controllo in cui ogni carcerato è sempre chiuso in un ambiente isolato. Era finita l´era delle funzioni religiose, dei pasti o dell´ora d´aria comune per i detenuti di massima sicurezza. Il nuovo modello avrebbe dato i risultati sperati: più nessuna aggressione o tentativo di fuga. Impossibile immaginare di uscire. Aperto nel novembre del 1994, il Florence Administrative Maximum Facility ospita 475 detenuti, solo il 5 per cento dei prigionieri è arrivato direttamente dopo la lettura della sentenza, gli altri sono stati spediti da altre prigioni per cattiva condotta. Hanno una sola ora d´aria al giorno, passata anche questa in isolamento in un altra cella. C´è un controllo totale con telecamere a circuito chiuso. Ogni cancello e ogni porta delle celle sono comandati elettronicamente, prima che una si possa aprire tutte le altre devono risultare chiuse. Le celle sono grandi 2 metri per 3,5, hanno un letto, una scrivania, uno sgabello e uno scaffale, tutti in cemento armato. Il water e il lavandino sono di acciaio e i sanitari sono l´unico modo di comunicare con i compagni di cella. Infatti i detenuti ci urlano dentro per farsi sentire dagli altri. Una parte dei carcerati ha una piccola televisione in bianco e nero che trasmette programmi interni definiti «educativi e di sanità mentale» e a seconda della condotta può accedere anche ai canali di intrattenimento. Le sbarre delle celle e dei passaggi sono tutte dipinte di verde. In questo momento 65 prigionieri sono in cura con gli psicofarmaci, che sono prescritti da uno psichiatra che sta in Missouri e che li esamina in videoconferenza. Il problema è che dei cinque medici previsti ce ne sono solo due, che si devono occupare di 3200 persone, perché hanno anche i detenuti del complesso carcerario di cui fa parte il Supermax. Non si trova nessuno disposto a coprire i tre posti vacanti. Ci sono però, spiega la direzione del carcere, due psicologi sul posto pronti ad andare di fronte alle celle in caso di bisogno. Ricevono il cibo da uno sportellino sulla porta e gli scioperi della fame sono all´ordine del giorno. Robert Hood, che ha diretto il Supermax fino al 2005, ha raccontato di aver alimentato a forza quasi 400 volte i prigionieri islamici. L´attuale direttore, Ron Wiley, che si mostra sereno e convinto afferma che la sua missione principale è occuparsi dei detenuti che nessuna prigione vuole più. Uno su quattro dei suoi ospiti è arrivato qui per aver ucciso un altro carcerato. Wiley ha raccontato al Washington Post che ha la consuetudine di passare davanti ad ogni cella almeno una volta alla settimana, con il manganello in mano, e di parlare con ogni prigioniero. Poi per spiegare che la sua struttura «non è tranquilla, ma super silenziosa» e che applica il controllo totale e la censura, ha fatto il verso di ciò che gli gridano i detenuti: «Direttore, ho mandato una lettera, sono passati sei mesi e non l´hanno ancora ricevuta». «Direttore, quando ho ricevuto il mio giornale c´erano degli articoli tagliati». Anche Ramzi Yousef, per cui è stata creata una sottosezione ancora più isolata chiamata «Livello 13», riceve il suo quotidiano. Ha scelto Usa Today. Gli viene recapitato un mese dopo e mancano tutti gli articoli che parlano di guerra, islam, terrorismo e sicurezza. Di questi tempi resta assai poco. All´ingresso del Supermax c´è un piccolo negozio di souvenir, l´unico luogo accessibile dall´esterno, dove ci si può comprare il cappellino con la visiera e la scritta "L´Alcatraz delle Montagne rocciose". Costa solo 8 dollari. Mario Calabresi