Luca Pagni, la Repubblica 17/10/2007, 17 ottobre 2007
MILANO - I
report che circolano nelle sedi delle più importanti banche d´affari sono concordi: il prezzo del petrolio potrebbe presto sfondare quota 90 dollari al barile. E quanto accaduto ieri sui mercati non fa che confermare le previsioni. Il greggio ha fatto segnare il nuovo record a 88,20 dollari al mercato di New York (per poi chiudere a 87,56%, +1,7%). Non si tratta ancora del massimo storico depurato dall´inflazione, raggiunto nel 1980 all´inizio della guerra tra Iran e Iraq.
Sono state ancora una volta motivazioni geopolitiche a spingere verso l´alto le quotazioni. Forti spinte speculative hanno approfittato della debolezza del dollaro, ma soprattutto delle tensioni al confine tra Turchia e Iraq. La comunità internazionale - con gli Stati Uniti in testa - ha messo in moto la diplomazia per impedire che il governo di Ankara metta in pratica il suo piano di sconfinare a caccia dei combattenti autonomisti del Pkk curdo. Un conflitto di questo tipo metterebbe in crisi le esportazioni dall´Iraq che è il terzo paese per numero di riserve di petrolio dopo Arabia Saudita e Iran.
Il prezzo del greggio è tenuto sotto osservazione dai governi. Cosicché non possono sorprendere le dichiarazioni rilasciate dal portavoce della Casa Bianca, Dana Perino: «I prezzi dell´energia sono troppo alti e colpiscono in modo sproporzionato le famiglie a basso reddito, le quali devono spendere troppi soldi nell´energia». Anche Bruxelles non può fare a meno di tenere sotto controlli i grafici del greggio. Per la Ue la preoccupazione maggiore riguarda le forniture di gas per l´inverno imminente. Ma non dovrebbero esserci problemi, come ha garantito, sempre ieri, il commissario Ue all´Energia, Andris Piebalgs al termine di un incontro con il ministro russo per l´Industria e l´Energia Victor Khristenko: «Non ho alcun timore - ha dichiarato Piebalgs - inoltre vi sono ampie scorte che forniscono buone garanzie».
Qualche preoccupazione in più per l´Opec. Come rivelano le parole del segretario generale dell´organizzazione che raccoglie la maggioranza dei paesi produttori di petrolio, Abdalla Salem El-Bedri, il quale attribuisce le responsabilità degli ultimi rincari alla speculazione: «Continueremo a monitorare il mercato e intervenire contro qualunque calo della produzione, ma l´Opec non favorisce un tale livello dei prezzi del petrolio ed è fermamente convinta che i fondamentali non giustifichino gli attuali prezzi elevati e che il mercato è molto ben fornito».
Ma anche i vertici dell´Opec si dovranno rassegnare. I prezzi non sono destinati a scendere a breve. «Mi stupirei del contrario - è il parere di Aurelio Macario, capo economista di Unicredit Mib - nell´attuale situazione geopolitica, con pochi produttori e una domanda in continua crescita. Questo significa che nei prossimi mesi l´inflazione tornerà a salire, ma i pericoli di un rallentamento della crescita nell´area della Ue saranno compensati dal deprezzamento del dollaro. Finché l´euro rimane ai massimi l´Europa ha una difesa in più contro il caro-petrolio».