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 2007  ottobre 16 Martedì calendario

CORRIERE DELLA SERA

ROMA – Al ritmo di mille detenuti in più al mese, tra un anno e mezzo le carceri italiane torneranno ad essere sovraffollate come prima dell’indulto. A lanciare l’allarme è Ettore Ferrara, capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap). E così, davanti a questi dati, il Guardasigilli Clemente Mastella ha aggiunto: «Figuriamoci cosa sarebbe accaduto senza l’indulto!
Nelle carceri ci sarebbero stati 78 mila detenuti. Sarebbe stata una situazione drammatica, devastante». E la sorpresa del ministro, rispetto al dato probabilmente inaspettato fornito da Ferrara – e che ha poi rinfocolato le polemiche sul contestato atto di clemenza – deve essere stata grande anche perché in serata il Dap ha diffuso una nota per precisare che l’indulto non c’entra niente con l’aumento della popolazione carceraria. Nelle carceri italiane, ad oltre un anno dal varo dell’indulto, ci sono 47 mila detenuti (capienza regolamentare di 43 mila posti); prima dell’indulto, il 31 luglio 2006, i detenuti erano circa 63 mila: un numero, questo, che tra un anno e mezzo si rischia nuovamente di raggiungere «se non ci saranno interventi strutturali». Ma, annuncia Ferrara, «sul piano amministrativo stiamo sperimentando l’utilizzo degli agenti penitenziari per vigilare sui detenuti che hanno beneficiato di misure alternative (semilibertà, arresti domiciliari, lavoro esterno).

LA REPUBBLICA, 17/10/2007
LIANA MILELLA
ROMA - La domanda del giornalista è secca: «Quanto tempo ci vorrà per ritornare allo stesso numero di persone che erano detenute prima dell´indulto?». E cioè 60.710 del 31 luglio 2006 rispetto alle 46.986 di ieri? Ettore Ferrara, che dirige le carceri italiane da gennaio di quest´anno, risponde citando il suo lavoro di ogni giorno e i rapporti che gli arrivano sulla scrivania settimana per settimana in cui figurano quanti individui sono entrati in cella e quanti ne sono usciti in sette giorni. la stima dei flussi tra chi entra, chi esce, chi resta. Dice Ferrara, magistrato napoletano, noto esponente di Unicost ed ex capo di gabinetto del Guardasigilli Clemente Mastella: «La popolazione carceraria aumenta di circa mille unità al mese. Ci vorranno ancora 13 mesi per tornare ai 60mila dell´anno scorso».
Parlando di indulto e di penitenziari che tornano a essere sovraffollati, la polemica è assicurata. Il ministro se ne accorge subito. Tant´è che propone un altro calcolo: «Se non avessimo votato l´indulto, che non ho fatto solo io ma altri 800 parlamentari, oggi saremmo arrivati a oltre 75mila detenuti. Ci troveremmo in una situazione devastante, drammatica, di totale insicurezza».
Doveva essere una conferenza stampa per fare puntigliosamente il punto sulle case mandamentali (350 fino al ”99, da allora ben 325 soppresse) il cui abbandono, in inchieste giornalistiche, viene addebitato al ministero. Si trasforma nell´ennesima occasione per "mettere sotto processo" l´indulto e la sua efficacia. Ferrara fornisce un dato che con lo sconto di pena non c´entra nulla perché riguarda il numero delle persone arrestate ogni giorno, finite in cella indipendentemente dalla misura di clemenza che il Parlamento votò il 29 luglio 2006. La cifra di Ferrara, come lo stesso Dipartimento dell´amministrazione penitenziaria sottolinea successivamente, riguarda «solo» i flussi. Ma mille detenuti al mese non sono una bazzecola e gli avversari del governo non si lasciano sfuggire l´occasione. Reagisce soprattutto An, il partito che in larga parte, ma con alcune significative eccezioni (Matteoli, Buccico, Valentino) votò contro l´indulto. L´ex sottosegretario all´Interno Alfredo Mantovano chiedere polemicamente: «Mastella ce ne sta proponendo un altro? Quando fu votato, il ministro trattò con sufficienza il rilievo che si sarebbe trattato di un rimedio temporaneo al sovraffollamento, ma oggi segnala che in 18 mesi si arriverà alla situazione pre-indulto». Batte lo stesso tasto Giulia Bongiorno, responsabile Giustizia di An e l´ex ministro Maurizio Gasparri grida: « una vergogna premiare il crimine e mettere l´Italia in ginocchio». Chiude Giuseppe Consolo: «Subito nuove carceri e il ripristino di quelle inutilizzate».
La polemica è ovviamente strumentale, ma sulle nuove carceri Mastella è pronto alla polemica. Se a lui spetta ristrutturare quelle esistenti, «tocca invece al collega delle Infrastrutture», cioè l´ex pm Antonio Di Pietro, costruirne di nuove. In Finanziaria ci sono 70 milioni di euro, ma si sa, i tempi sono lunghi. Mastella non vuole altre responsabilità: «Non ho fatto io la legge Bossi-Fini, e non accetto l´idea che tutto quello che non va nella giustizia debba essere addebitato a me. un omaggio alla stupidità e al cattivo giornalismo». Quanto al pacchetto sicurezza che, con la stretta sulla custodia cautelare produrrà inevitabilmente nuovi detenuti, il ministro sfuma: «Servirà per garantire la certezza della pena».

LA REPUBBLICA, 17/10/2007
L.MI.
ROMA - Il dato è innegabile. Dall´inizio dell´anno il numero dei detenuti ha subito un aumento repentino. A fine gennaio erano 39.827, e se ne contano 46.986 al 16 ottobre. Cioè a ieri. Non sono proprio i mille carcerati in più di cui parla il direttore del Dap Ettore Ferrara, ma poco ci manca. un dato che allarma gli esperti del ministero della Giustizia che si sforzano di ragionare sulle dinamiche complessive della popolazione penitenziaria in Italia e sugli effetti di uno sconto di pena di tre anni come l´indulto. Tant´è che il sottosegretario Luigi Manconi, delegato a seguire proprio il pianeta penitenziario e che aveva commissionato una ricerca all´università di Torino e ne aveva presentato i risultati a febbraio, adesso è intenzionato a chiederne un aggiornamento. Che ragioni anche sui flussi di chi entra e chi esce dalle carceri, 90.714 persone nel 2006, una media costante negli anni di 80-90mila unità, con un residuo di permanenza di due-tremila che rimangono dentro. Ma nel 2007 la situazione cambia.
Colpa dell´indulto o di una sorta di "ossessione" della galera a tutti i costi che prende forze dell´ordine e magistratura? Fa riflettere un´affermazione fatta ieri proprio da Ferrara. Subito dopo la rivelazione sui «mille detenuti in più» eccolo dichiarare: «Abbiamo sollecitato i magistrati di sorveglianza ad applicare, in tutti i casi in cui è possibile, le misure alternative al carcere basandoci anche sui dati a disposizione a proposito della recidiva: si attesta sul 20% per chi sconta la pena con misure differenti rispetto al carcere, sale invece fino al 60% per chi invece è finito in cella».
E dunque non sbaglia chi, come Stefano Anastasia, un passato ai vertici dell´associazione Antigone, ora capo di gabinetto di Manconi, difende le ragioni dell´indulto e fa un paragone sta quello che sta accadendo in questo mesi e lo stesso fenomeno che si verificò nel 1999 dopo l´allarme omicidi a Milano e il lavorio intorno al pacchetto sicurezza del governo D´Alema: «Anche allora - ricorda Anastasia - ci fu un picco nel numero dei detenuti che aumentarono rapidamente di oltre mille unità». Le ragioni? Di sicuro la pressione dell´opinione pubblica e della stessa politica su tutte le agenzie della sicurezza, sugli agenti e sui giudici, per "tenere dentro" il maggior numero possibile di persone, la mano dura sulle aggravanti, la stretta sulle misure alternative. In una parola, il bisogno di maggiore sicurezza si traduceva in un maggior numero di detenuti.
La campagna contro l´indulto ha prodotto anch´essa più gente in cella. Anche se i dati sui recidivi, elaborati nella ricerca torinese per il periodo agosto 2006-gennaio 2007, quello in cui si è verificato il picco più alto delle scarcerazioni (25.565 detenuti messi in libertà, di cui 15.815 italiani e 9.750 stranieri), dimostrano una media complessiva attestata sul 20 per cento. Di gran lunga inferiore alla media rilevata negli ultimi cinque anni - il 68% - che prescindeva dallo sconto di pena. Ma in futuro la "voglia di carcere" non può che peggiorare. Basta riflettere sul pacchetto sicurezza che i ministri dell´Interno e della Giustizia si apprestano ad approvare a palazzo Chigi proprio venerdì: lì si prevede una custodia cautelare "obbligatoria" che avrà come effetto soprattutto quello di far schizzare ancora più in alto il numero dei detenuti.
(l.mi.)