Dino Martirano, Corriere della Sera 16/10/2007, 16 ottobre 2007
ROMA – Contro chi beve prima di mettersi alla guida bisogna applicare con il massimo rigore il codice penale ma, allo stesso tempo, non serve essere khomeinisti sui parametri
ROMA – Contro chi beve prima di mettersi alla guida bisogna applicare con il massimo rigore il codice penale ma, allo stesso tempo, non serve essere khomeinisti sui parametri. Il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha spiazzato un po’ tutti quando, a una manifestazione dell’Udeur convocata per chiedere un giro di vite contro i pirati della strada, ha detto che è da considerarsi anacronistico l’attuale livello cui è fissato il quantitativo minimo capace di far diventare fuorilegge il tasso alcolico registrato nel sangue: «Io credo che un bicchiere di vino nella valutazione sulla sicurezza stradale per la guida in stato di ebbrezza sia una considerazione un po’ troppo severa». Quindi, ha aggiunto il Guardasigilli, «i parametri vanno determinati diversamente ». Non è un invito al lassismo quello del ministro. Tanto che Mastella e l’Udeur propongono di trasformare l’illecito penale da contravvenzione a delitto, elevando la multa da 5 a 20 mila euro e la reclusione fino a due anni con sospensione della patente da 1 a 3 anni. In altre parole, ecco illustrate le conseguenze minime del delitto doloso per l’«omicidio e le lesioni causate dal conducente in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti». Spiega ancora Mastella: «Nel reato colposo c’è una certa indulgenza da parte di tutti noi, però se ci sono tratti di arroganza e disprezzo della vita degli altri bisogna valutare se è giusto superare il confine del reato colposo e andare verso il concetto di dolo eventuale». La linea del massimo rigore ma con parametri rimodulati, comunque, non convince il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi: «Non trasformiamo il nostro civile Paese nel Far West dove arrivano gli sceriffi con le pistole. Perché non si può fare di ogni erba un fascio. E poi il fenomeno non è nuovo ma oggi c’è una maggiore attenzione anche perché gli organi di stampa sono più sensibili sul tema ». Dunque non c’è nulla da inasprire, insiste Bianchi: «Il nostro quadro normativo e il sistema di controlli sono adeguati». Multe e sanzioni progressive scattano quando l’etilometro registra un primo livello (0,5 grammi di alcol per litro di sangue), un secondo (0,8) e un terzo (1,5). Questi parametri, secondo l’impostazione voluta dal ministero dei Trasporti che si è concretizzata con il varo di un decreto legge lo scorso 3 agosto, avrebbe dato buoni risultati: tra il bimestre agosto- settembre 2006 e lo stesso periodo del 2007 è stato registrato un decremento degli incidenti pari al 7 per cento. Tuttavia, il fattore alcol/droga ormai sarebbe la causa di un incidente su tre. Però Mauro Fabris, capogruppo dell’Udeur alla Camera, spiega che l’attuale normativa può anche non cogliere la differenza tra chi si mette alla guida dopo aver bevuto una birra e chi compie la stessa operazione dopo essersi scolato mezza bottiglia di vodka. Spiega Fabris: «Forse il ministro Bianchi non ha capito lo spirito della nostra iniziativa, che nel merito non generalizza sul tipo di responsabilità di chi provoca incidenti stradali ma fa una determinante distinzione tra le varie casistiche». Dunque il «bicchiere di vino punito con troppa severità», evocato da Mastella, fa dire a Fabris che «bisogna colpire con maggiore durezza chi consapevolmente si ubriaca e si droga e poi si mette alla guida. In questi casi se si provocano incidenti con morti e feriti non si può e non si deve parlare di situazioni colpose perché c’è la consapevolezza di assumere sostanze che alterano la capacità di guida». Una tesi, questa di Fabris, che proprio ieri ha avuto un’applicazione esemplare a Firenze. Dovrà infatti rispondere di omicidio volontario e non colposo Rodolfo Bonavolta, l’agente immobiliare emiliano di 33 anni che, sabato scorso a San Casciano Val di Pesa, ubriaco e sotto l’effetto della cocaina, ha provocato un incidente stradale nel quale è morta una donna e altre due sono rimaste ferite. Lo ha deciso il gip Paola Palasciano, che ha convalidato l’arresto derubricando l’accusa iniziale di omicidio colposo.