Paolo Valentino, Corriere della Sera 16/10/2007, 16 ottobre 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON – Kathleen Casey-Kirschling ha avuto il torto di nascere poco dopo la mezzanotte, il 1˚ gennaio 1946. Una data che ha fatto di questa ex insegnante del Maryland la prima dei baby- boomers, gli oltre 80 milioni di americani nati tra il 1946 e il 1964, i due decenni più prolifici della storia americana.
Sono i figli del Dopoguerra, cresciuti negli anni del primato economico e della corsa allo spazio, diventati grandi nella Guerra Fredda, che sono stati hippy, hanno fatto la protesta studentesca, hanno combattuto in Vietnam e sono arrivati alla Casa Bianca con Bill Clinton e George W. Bush.
Parafrasando Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna, la scelta di Casey-Kirschling di andare in pensione dal prossimo anno, battendo cassa alla Social Security, sarà infatti «un piccolo passo» per lei, ma «un salto gigantesco» per la sua generazione. Non sarà il pensionamento anticipato della signora a 62 anni, a mettere in crisi il sistema. Ma sarà questo a far partire il meccanismo infernale, che porta dritto alla bancarotta della sicurezza sociale e dell’assistenza medica per gli anziani negli Stati Uniti. Dopo Kathleen, il diluvio. Entro il 2030, 34 milioni di baby-boomers saranno andati in pensione, portando a 84 milioni le persone a carico della Social Security e a 79 milioni quelle che beneficiano di Medicare, il programma sanitario pubblico per gli ultrasessantenni. Ci saranno in pratica appena 2 persone attive per ogni pensionato, contro le quasi 4 di oggi e le 16 del 1950.
A bocce ferme, cioè se nulla fosse fatto sul piano legislativo per evitare il disastro, nel 2019 Medicare non avrebbe più un centesimo e nel 2041 sarebbe la Social Security a restare a secco, visto che i denari dei Trust Fund, i fondi speciali della previdenza, sono stati già usati dal governo per altri programmi federali.
Sarà una progressiva implosione finanziaria, che se la Casa Bianca e il Congresso non intervenissero con misure drastiche a disinnescare, aprirebbe il baratro di un incredibile e incolmabile buco di 50 mila miliardi di dollari nel bilancio federale, nei prossimi 75 anni.
«Penso di avere avuto fortuna ad essere la prima di molti milioni di persone e di avere la possibilità di prendere ora la mia pensione», ha detto Casey-Kirschling lunedì pomeriggio, consegnando la sua domanda, in una cerimonia simbolica al National Press Club. Scegliendo di anticipare il suo ritiro al 1˚gennaio 2008, Kathleen avrà diritto al 75% di quanto le sarebbe spettato per legge al compimento dei 66 anni. L’attende una vecchiaia dorata, insieme al marito, Patrick Kirschling, professore universitario, un anno più vecchio di lei e anche lui prossimo a batter cassa: la casa in Maryland, un po’ di volontariato, figli, amici, una villa in Florida e un peschereccio da 12 metri, opportunamente battezzato «First Boomer». «Potrei anche morire tra un anno, perché non cominciare a prendere i soldi ora?», ha commentato la signora sorridendo.
Quella della Social Security «è la più grande sfida economica della nostra epoca», ha detto Brian Riedl, della Heritage Foundation. Sono soprattutto i numeri dell’eventuale correzione a far paura, nonostante il commissario della Social Security, Michael Astrue, abbia invitato a «non farsi prendere dal panico e avere fiducia che il problema possa essere risolto entro il 2013».
Usando infatti solo tagli ai benefici o aumenti del contributi, occorrerebbe ridurre i primi del 13% e alzare i secondi del 16% nel bilancio della Social Security. Ancora peggio in quello di Medicare, dove bisognerebbe tagliare del 51% le erogazioni e incrementare del 122% gli oneri sociali.
«Il tempo lavora contro di noi, ogni anno di ritardo peggiora la prognosi e rende la cura più costosa», ha spiegato David Walker, capo del Government Accountability Office, l’autorità che controlla i conti federali. Nel 2005 George Bush aveva cercato di riformare alla sua maniera la Social Security, di fatto proponendone la privatizzazione, ma il Congresso, dominato dai democratici, aveva bloccato il tentativo. Ora, la gravità della situazione sembra creare il clima favorevole a una riforma bipartisan.
«Lottare su linee di partito – ha detto il deputato repubblicano della Virginia, Frank Wolf – sarebbe come litigare per il cibo sul Titanic».