Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  ottobre 16 Martedì calendario

ARTICOLI SULL’APERTURA DEL CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA CINESE DE LA STAMPA (16/10/2007)


FRANCESCO SISCI.
In Cina la democrazia a due velocità. PECHINO. Potrebbe suonare oscuro, come furono a suo tempo i termini russi perestroika e glasnost, ma il nuovo slogan del partito comunista cinese «kexue fazhan guan», traducibile come «visione da sviluppo scientifico», indica un impegno a un cambiamento politico forte. Il segretario del partito Hu Jintao ieri, all’apertura del 17° congresso ha infatti lanciato la nuova fase del Paese in un discorso infarcito di riferimenti alla democrazia, all’apertura del dibattito teorico, con accenni positivi ai diritti umani e alla religione... purché tutto sotto l’occhio più che vigile del partito.
Il Quotidiano del Popolo già in giornata sottolineava che il termine «democrazia» compare nel discorso di Hu ben 60 volte, mentre secondo il segretario del PC la realizzazione del socialismo è un orizzonte che si allontana di generazioni o addirittura decine di generazioni. L’idea di sviluppo scientifico appare indicare l’apertura a un processo di svecchiamento, abbandono della ortodossia ossificata, apertura a un tema ricorrente nel discorso della «liberazione del pensiero». In altre parole Hu ha incoraggiato i membri del PC a pensare con più libertà, fuori dai vecchi schemi.
L’obiettivo è quello di spingere un «risorgimento culturale» del Paese e questo dovrebbe anche aiutare a espandere l’influenza culturale cinese all’estero. Ma la libertà promessa da Hu non si allargherà a tutta la società. Anzi la liberalizzazione dovrebbe procedere a due velocità. All’interno del partito, tra i teorici del Paese, quelli esortati a proporre nuove e audaci teorie di «rinnovamento del marxismo», ci dovrà essere un dibattito libero e franco, diversità di opinioni. Fuori dal partito invece ci sarà sempre più libertà ma comunque sotto controllo.
Questa liberazione del pensiero, la visione dello sviluppo scientifico, poi non è la scelta di una parte del partito imposta contro un’altra parte del partito, come con il senno di poi fu la politica della perestroika in Russia. Hu ha interpellato migliaia di persone. Addirittura ben 5.560 esperti hanno contributo alla stesura del documento e hanno partecipato alle riunioni di discussione del discorso. Al congresso poi sono stati chiamati anche i vecchi leader, l’ex segretario Jiang Zemin, l’ex premier conservatore Li Peng, l’ex presidente del senato Li Ruihuan. Tutti erano presenti per testimoniare il largo accordo politico che sta dietro il documento di Hu, onde evitare l’idea che a questa apertura coraggiosa possa poi seguire un complotto reazionario.
Hu in due ore e mezza di scorso ha trattato tutti i grandi temi sul tavolo, senza ignorarne nessuno. Sull’economia ha promesso maggiore apertura dei cambi e uno sviluppo che dovrà essere basato sulla crescita dei consumi interni, e non più sulle esportazioni. A Taiwan ha «solennemente dichiarato» che se sarà accettato il principio di «una sola Cina» si potrà arrivare alla fine ufficiale dello stato di guerra che ancora esiste con l’isola e a definire una cornice di sviluppo pacifico della regione. Né ha minacciato violenza o guerre. Per i rapporti internazionali ha preso le distanze dall’egemonismo, ergo la politica estera aggressiva americana, senza però calcare la mano. Ha poi promesso che la Cina non vorrà mai tentare una politica egemonica o espansiva. Persino la religione ha meritato un accenno con una specie di dichiarazione di programma: «La direzione di base del lavoro religioso del partito è quello di dare spazio all’utilità positiva di personalità del mondo religioso e dei credenti nella promozione dello sviluppo economico e sociale». Si tratta certo di una visione utilitaristica della religione. Ma per un partito costituzionalmente ateo è un fatto di importanza fondamentale il riconoscimento che la religione ha un effetto positivo per la società e l’economia.
Nel palazzo del resto la grande falce e martello erano un simbolo stilizzato, lontano dalla rude concretezza dei due strumenti del lavoro. Fuori, c’erano poi solo file di vessilli rossi a perdita d’occhio, qualcuna con le stelle, la bandiera nazionale, la maggioranza senza alcun simbolo. Nella cultura tradizionale cinese, il rosso è simbolo di buona fortuna, non di comunismo.


************


FRANCESCO SISCI
Le bambine comprate Da grandi diventeranno spose del figlio maschio. Wang Lin, è timida, riservata e non le piace parlare dei fatti di casa sua. Come tutti i cinesi, direte, o no, molto di più. Wang Lin è la terza figlia femmina per i suoi genitori che cercavano con disperazione di avere un maschio. Nelle famiglie tradizionali la cura di padre e madre anziani spetta al solo figlio maschio, mentre la femmina «appartiene» ai suoceri.
Senza pensioni, e senza assistenza sociale, nelle campagne i contadini possono solo sperare di avere un figlio maschio che li accudisca in tarda età. Senza di lui sono condannati. Però dal 1980 c’è anche la legge che impone il figlio unico per cercare di controllare l’esplosione della popolazione. Senza il controllo oggi i cinesi sarebbero già quasi 1,7 miliardi, invece sono 300 milioni in meno. Così per ogni figlio in più c’è una multa salata che scoraggia le coppie prolifiche.
Comunque i genitori di Wang Lin avevano bisogno di un maschio, e dopo la terza ci provarono ancora, a dispetto della legge e della multa, sperando nella buona sorte. Ma che fortuna si può avere a fare figli nelle campagne poverissime della Cina degli anni ”80? Anche dal quarto parto arrivò una bambina. I genitori però non potevano più pagare la multa e decisero di vendere l’ultima nata a una coppia, con appena un po’ più di soldi di loro, di un villaggio vicino che aveva solo un maschio.
Gli «acquirenti» erano preoccupati che con la scarsità di bambine da grande il loro figlio non avrebbe avuto moglie, non avrebbe avuto una famiglia e non ci sarebbero stati nipotini. Addio alla progenie futura, la grande proiezione verso il futuro e l’immortalità della tradizione cinese. Dopo la vendita i genitori di Wang Lin ci provarono di nuovo e questa volta, finalmente arrivò il maschio. Sembrò che la fortuna finalmente avesse arriso alla famiglia Wang. Il lavoro girò al meglio per il padre e arrivarono i primi soldi, e con questi soldi i Wang volevano ricomprare la quarta figlia, la madre e il padre si strappavano i capelli per quello che avevano fatto.
Gli «acquirenti» si erano trasferiti altrove, e anche quando riuscirono a raggiungerli la bambina non c’era più. Loro dicevano di averla a loro volta venduta, i genitori invece sospettavano che l’avessero nascosta in attesa di poterla dare in moglie. Né potevano rivolgersi alla polizia: che cosa avrebbero potuto spiegare? «Mia sorella non l’hanno più trovata», racconta Wang Lin mesta. una storia di 20 anni fa della costa cinese, ma nelle zone interne della Cina ci sono ancora storie così. Tra venti anni secondo il censimento ci dovrebbero essere 20 milioni di ragazzi in età da matrimonio senza una possibile moglie.
Sicuramente non c’è problema per i figli delle famiglie ricche, che avranno solo il problema della scelta, ma i più poveri, i più sfortunati come faranno? Così quelli appena diventano meno poveri cercano di mettere la moglie «da parte» per il figlio. La comprano da bambina e la educano come si deve. Il governo sta cercando di affrontare il problema. Ha introdotto degli aiuti finanziari per le famiglie nelle campagne con una figlia femmina. una specie di pensione a vita che possono avere solo se non avranno figli maschi.
Nelle settimane scorse poi hanno introdotto una piano per creare migliaia di centri culturali in tutti i villaggi. Ci saranno libri, riviste, e un collegamento a internet. La cultura moderna dovrebbe essere il migliore antidoto ad abitudini e idee feudali vivissime in campagna, come quelle che circondano il figlio maschio o la continuità del nome. Questi sono piani a lungo termine che dovrebbero cambiare le basi economiche e concetti culturali profondi. Ma i risultati si vedranno solo a lungo termine, quanto riusciranno a convincere le famiglie che una bambina può essere meglio di un bambino.
Intanto, all’interno del Paese sono le stesse donne che spingono sul pedale del figlio maschio. Le suocere tengono le nuore sotto pressione in attesa del nipotino, ma anche tra coetanee in età da matrimonio c’è gara, invidia, senso di successo o di fallimento alla nascita del maschietto o della femminuccia. Le bambine così si cerca di farle sparire. Il metodo più facile è quello degli aborti dopo avere determinato il sesso con la visita medica, anche se i medici hanno una proibizione rigidissima a rivelare il sesso del nascituro.