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 2007  ottobre 16 Martedì calendario

La mano invisibile di Adam Smith resta un’utopia. La Stampa 16 ottobre 2007. Il pensiero liberale, dai tempi di Adam Smith, sostiene che il mercato è un meccanismo perfetto

La mano invisibile di Adam Smith resta un’utopia. La Stampa 16 ottobre 2007. Il pensiero liberale, dai tempi di Adam Smith, sostiene che il mercato è un meccanismo perfetto. In un mondo ideale, un gruppo di persone motivate soltanto dall’interesse individuale genera il massimo del benessere per tutti. Di qui l’idea del mercato come «mano invisibile». La pratica, purtroppo, è spesso diversa dal mercato perfetto. La mano invisibile funziona soltanto in presenza di condizioni ideali, come la concorrenza perfetta, l’informazione completa, la simmetria tra i soggetti, l’assenza di costi di transazione; condizioni che generalmente non si trovano in natura. In questi casi, che accadono spesso, il mercato funziona, ma genera esiti non ottimali dal punto di vista del benessere. In questi casi, allora, occorre correggere i meccanismi di funzionamento dell’economia disegnando una buona regolamentazione, una efficace tutela della concorrenza e altre istituzioni che disciplinino l’informazione e gli scambi. Istituzioni che talvolta esistono da secoli, ma che sono state studiate soltanto di recente. Per questo è importante disegnare meccanismi appropriati. Il premio Nobel per l’economia, assegnato ieri dall’Accademia delle Scienze di Stoccolma, premia questo filone di studi iniziato da Leonid Hurwicz (nato a Mosca nel 1917, e subito trasferito negli Stati Uniti) e proseguito da Eric Maskin (New York, 1950) e Roger Myerson (Boston, 1951). Questi studi, di natura astratta ma con molte applicazioni pratiche, sono ancora agli inizi e non hanno certo risposte per tutti i problemi. importante tuttavia avere compreso che i fallimenti del mercato (e talvolta della politica) non implicano il rifiuto del mercato stesso ma possono essere corretti pragmaticamente, disegnando istituzioni e meccanismi appropriati. Regole, contratti, incentivi che conducano al risultato migliore. Strategie in grado di contrastare cartelli e coalizioni. Idee, infine, per creare mercati nuovi (per esempio nel campo delle emissioni in atmosfera), oppure meccanismi per un uso efficiente dell’informazione o del voto. Il campo di analisi premiato quest’anno è importante per molti motivi. utile per smitizzare la fede talvolta eccessiva nell’ideologia del mercato, soprattutto da parte dei neofiti che ne abbracciano fideisticamente i messaggi piu semplici. utile, all’opposto, per comprendere che i fallimenti del mercato vanno affrontati con riforme positive e ben disegnate, fondate sulla comprensione e non sulla repressione o il rifiuto. essenziale infine per capire che un meccanismo di mercato ben disegnato (o mal disegnato), come un contratto di lavoro o uno schema di welfare, può fare la differenza in molti casi specifici. In quanti casi meccanismi mal disegnati, se pur a fin di bene, provocano conseguenze disastrose. La realtà è in rapida evoluzione e pone sfide continue in campo economico, politico, sociale. Per questo motivo sarebbe interessante discutere coi nuovi Nobel come correggere le disfunzioni del mercato del credito esplose quest’estate, legate a problemi di regolamentazione insufficiente. Oppure discutere come riformare il welfare e il mercato del lavoro nel quadro della globalizzazione, dove occorrono insieme più flessibilità e più tutele. Mentre non c’è bisogno, credo, di un premio Nobel per capire che cosa non funziona nella legge elettorale italiana e nei meccanismi di scelta pubblica che generano frammentazione, diritti di veto e meccanismi decisionali inefficienti. DOMENICO SINISCALCO