La Stampa 13/10/2007, pag.1 Fabio Fazio, 13 ottobre 2007
PERCH DOMANI NON VOTO
La Stampa 13 Ottobre 2007. Chiedo scusa a tutti: ai candidati, a quelli che avrebbero voluto esserlo, a quelli che nel nuovo partito democratico finalmente intravedono un posto di lavoro e a tutti i convinti che andranno a votare. Il fatto è che, come una volta ebbe a dire il presidente Prodi, dopo i quaranta uno è responsabile della propria faccia. E, evidentemente, delle azioni che una dopo l’altra costruiscono la faccia di ciascuno.
Il problema è mio: assolutamente mio. che sono confuso; anzi, grazie al partito democratico ho scoperto di essere confuso da un bel pezzo. Insomma, io a votare non ci vado.
Al liceo, nel sostenere il nascente sindacato polacco Solidarnosc, come se da Savona si potesse determinare la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda, mi ritrovavo classificato come uno perdutamente di destra.
Oggi non c’è giorno che per almeno qualche ora non mi senta di appartenere alla sinistra radicale. Cioè, non è che io mi senta della sinistra radicale ma mi ci mettono d’autorità i commenti dei giornali e dei tiggì. Poi ascolto qualcuno che appartiene davvero alla sinistra radicale e capisco di essere salvo.
Chi ha coniato la definizione sinistra radicale andrebbe interdetto. Per inciso. E imprigionato.
Sono in controtendenza: penso che trasporti, sanità, acqua e anche luce, gas e telecomunicazioni dovrebbero essere pubblici. Per comodità e garanzia di tutti, non in odio al liberalismo o a quel che volete voi. La scuola pubblica secondo me dovrebbe essere una priorità, come si dice oggi, ineludibile, e di conseguenza se qualcuno vuole andare alla scuola privata ci vada pure ma se la paghi lui. Ciò credo mi collochi definitivamente a metà strada fra un rivoluzionario cubano e il marinaio dell’Aurora che sparò il colpo di cannone. Però la pensavo così anche quando sostenevo Solidarnosc, sempre al liceo di Savona.
Ma rieccomi di destrissima o stalinista quando si parla di taggers o writers che dir si voglia: li ritengo fascistelli che imbrattano ciò che è di tutti per poi senza dubbio scivolare con le pattine sui pavimenti cerati Liù dei loro appartamenti.
Mi sorprendo reazionario quando penso che i magistrati non dovrebbero andare in televisione e lurido conservatore nel momento in cui non condivido il linguaggio del V-day. Ma io alla politica voglio dare del Lei e possibilmente del Voi perché a mia volta lo pretendo e perché non accetto di condividere il linguaggio triviale e populista di quanti in questi anni si sono autoproclamati nuova politica.
Mi sono appassionato in un recente passato alle battaglie per i diritti personali di leader riformisti e molto progressisti che anni dopo invitavano a non andare a votare per il referendum sulla fecondazione assistita. Non a votare contro. Proprio a non votare. Ecco, ora io dovrei entusiasmarmi per loro e insieme con loro costruire il sol dell’avvenir? Siamo sicuri di condividere almeno l’idea di laicità? E davvero non lo dico contro la Chiesa o contro chicchessia, ma per garantirci nei nostri diritti anche domani, di fronte a qualunque parlamentare di qualunque credo religioso che più prima che poi siederà nel nostro Parlamento.
E qui sono giacobino, mi rendo conto.
Non uno che non dica di essere contro il proliferare dei partiti: anche qui mi ritrovo malinconicamente solo. Ho questa assurda convinzione che vadano rappresentate anche le minoranze. Va bene lo sbarramento al quattro o al cinque per cento, fate voi, ma avrei la tentazione di voler vedere rappresentati solo i partiti al di sotto della soglia. Anarchico? Comunista? Non me lo posso permettere. Confuso, come dicevo e con l’innata inclinazione al mugugno. Odio le domeniche in bicicletta, non mi trovo mai d’accordo con i passanti che vengono intervistati dai telegiornali sui fatti di cronaca e spesso parlo a voce alta con il televisore nel tentativo di interagire con i politici ospiti dei talk-show. Lo so, è un problema mio: ma rimane il fatto che non mi sento rappresentato e che ho tanta voglia di sentirmi almeno rispettato.
Uno in queste condizioni non può partecipare alle primarie. Pur essendo un irresponsabile, responsabilmente mi astengo ma non voglio minimamente rovinare la festa a nessuno e spero che queste consultazioni siano un successo. Sinceramente. Soprattutto perché una volta tanto chi andrà a votare non lo farà contro qualcuno. E in Italia era tanto tempo che non succedeva.
Non vorrei essere scortese, è noto il mio buonismo, ma avrei tanto preferito andare a votare per decidere se fare o no il partito democratico piuttosto che per il suo leader.
Ma ci hanno detto, anche se non spiegato, che non poteva che essere così. Ma come? E i famosi trent’anni di malgoverno democristiano? Si era esagerato.
Quindi d’ora in poi meglio essere prudenti.
Fabio Fazio