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 2007  ottobre 16 Martedì calendario

La tecnica dell’"asse della lavandaia" è quella in cui una persona viene assicurata a una tavola inclinata, con i piedi in alto e la testa in basso

La tecnica dell’"asse della lavandaia" è quella in cui una persona viene assicurata a una tavola inclinata, con i piedi in alto e la testa in basso. Chi interroga lega mani e piedi della persona per impedirle il minimo movimento e le copre il viso. In certi casi la persona viene imbavagliata oppure le si pone un panno su naso e bocca, in altre la testa viene avvolta nel cellofan. L’interrogatore versa a più riprese acqua sul viso della persona. A seconda della posizione, l’acqua può entrare o non entrare nella bocca e nel naso della persona, ma l’esperienza fisica di trovarsi al di sotto di un’onda sembra di secondaria importanza rispetto all’esperienza psicologica. La mente ritiene di essere sul punto di affogare e subentra a quel punto il riflesso faringeo, come se tutta quell’acqua sul viso stesse effettivamente soffocando il prigioniero. Gli agenti della CIA che, nel corso del loro addestramento si sono sottoposti a questa tecnica hanno resistito in media 14 secondi, per poi implorare di essere liberati. Khalid Sheik Mohammed, l’agente di Al Qaeda considerato la mente degli attentati dell’11 settembre, fu a sua volta sottoposto all’"asse della lavandaia" e avrebbe resistito due minuti per poi confessare tutti i reati dei quali era accusato. Secondo fonti anonime della CIA, chi lo interrogava rimase fortemente colpito da quella resistenza. Nel 1947 un militare giapponese, che durante la Seconda guerra mondiale aveva interrogato un cittadino americano con questa tecnica, fu condannato per crimini di guerra a scontare 15 anni in una prigione degli Stati Uniti. L’articolo era corredato da alcune fotografie. In una, scattata in Cambogia durante il regime di Pol Pot, si vedeva un uomo legato ai polsi e alle caviglie a testa in giù su una tavola inclinata. Il capo era infilato in un sacco e un uomo stava versando sul viso l’acqua contenuta in una tanica. In un’altra foto un sospetto vietcong, immobilizzato al suolo, stava ricevendo lo stesso trattamento da parte di tre soldati con una bottiglia piena d’acqua. Il soldato con la bottiglia sorrideva all’obiettivo, un altro se ne stava seduto sul torace del prigioniero e teneva distrattamente una sigaretta accesa tra l’indice e il medio della mano destra.