Corriere della Sera 16/10/2007 - Lettere, 16 ottobre 2007
Impronte digitali per entrare allo stadio. L’idea è futuribile. Ricorda il Grande Fratello di Orwell o le schedature di massa di tanti regimi dittatoriali, ma i dirigenti dell’Afa (Associazione calcio argentina) ci credono
Impronte digitali per entrare allo stadio. L’idea è futuribile. Ricorda il Grande Fratello di Orwell o le schedature di massa di tanti regimi dittatoriali, ma i dirigenti dell’Afa (Associazione calcio argentina) ci credono. O almeno sperano di trovare la cura definitiva alla violenza da calcio che dal 1939 ad oggi ha fatto 177 vittime. Il ragionamento è semplice: «Si sono provati mille modi per fermare i violenti all’interno degli stadi: bene, ora useremo le nuove tecnologie – spiega José Luis Meiszner, segretario generale dell’Afa – per impedire che i violenti entrino». Per farlo, poche settimane fa l’Afa ha firmato un accordo con l’Università tecnologica nazionale che metterà subito al lavoro professori, laboratori di ricerca e aziende del settore. Fra 120 giorni, grazie alla biometrica (tecnica per riconoscere le persone dalle loro caratteristiche fisiche, impronte digitali incluse) le soluzioni tecniche al progetto antiviolenza. Vediamolo. Primo passo una anagrafe informatica per tutti gli spettatori del pallone. Dovranno iscriversi tutti: giornalisti, venditori di panini e persino poliziotti destinati per servizio al campo. Gli sportelli dell’anagrafe saranno ovunque, nelle sedi delle società così come nei grandi alberghi per permettere anche ai turisti di andare a vedere una partita. Al momento dell’iscrizione obbligatorio fornire nome, cognome, età, indirizzo, professione, foto, firma e ovviamente le impronte digitali. E qui dovrebbe avvenire la prima scrematura: quelli che hanno precedenti per violenza non si iscriveranno – sperano i responsabili del progetto – o verranno subito bloccati. Secondo passo, il biglietto: non avrà niente a che vedere con quelli di oggi, potrà essere comprato attraverso gli sportelli automatici delle reti bancarie collegate all’anagrafe degli spettatori. Insomma, se chi vuol comprare l’entrata non ha la fedina calcistica pulita il bancomat di turno negherà l’autorizzazione. Non è finita: il giorno della partita il tifoso dovrà superare due controlli. E non sarà solo il codice che ha ricevuto dalla banca a permettergli di entrare ma le impronte digitali. «In questo modo – spiega Jorge Fraga, direttore del progetto – non solo lasceremo a casa i violenti, ma la faremo finita con i bagarini». In più il sistema permette alla polizia di riconoscere tutti gli spettatori. Al primo movimento falso facile beccarlo e cancellarlo dall’anagrafe calcistica.