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 2007  ottobre 16 Martedì calendario

Penso sia doveroso applaudire la recente risoluzione (4 ottobre) del Parlamento europeo a favore dell’insegnamento dell’evoluzione biologica come «teoria scientifica basilare », e il conseguente bando dell’insegnamento del creazionismo «come disciplina scientifica alla stessa stregua dell’evoluzione»

Penso sia doveroso applaudire la recente risoluzione (4 ottobre) del Parlamento europeo a favore dell’insegnamento dell’evoluzione biologica come «teoria scientifica basilare », e il conseguente bando dell’insegnamento del creazionismo «come disciplina scientifica alla stessa stregua dell’evoluzione». Si tratta di una risoluzione non vincolante per gli Stati membri, ma comunque autorevole e qualificante. A prima vista, può apparire incongruo che si saluti come razionale e liberatoria una risoluzione che proibisce un tipo di insegnamento. Però, sotto uno sguardo più attento, emerge l’opposto. Il contratto intellettuale implicito che la scienza ha con la società civile è quello di spiegare i fenomeni della natura, vita compresa, in termini accessibili all’intelligenza umana, senza invocare fattori esterni alla natura stessa. Questo non impedisce ai fisici di elaborare teorie di straordinaria astrattezza e di introdurre enti e interazioni invisibili, almeno per ora, non solo all’occhio, ma perfino ai più potenti acceleratori di particelle. Né impedisce di confessare, almeno per ora, la nostra ignoranza su tanti fenomeni. Un conto, però, è cercare pazientemente e ingegnosamente nuove e migliori spiegazioni naturalistiche, tutt’altro invocare disegni intelligenti esterni alla natura stessa e atti di libera creazione da parte di entità superiori. Questo è un diverso contratto, quello, per chi vi aderisce, delle religioni. E’ una conquista di libertà e una salutare igiene intellettuale che la religione non si immischi di questioni scientifiche e che, simmetricamente, la scienza non si immischi di questioni religiose. Qui sono in disaccordo con alcuni colleghi, come me scienziati e come me atei, per esempio il biologo inglese Richard Dawkins e il cognitivista americano Daniel Dennett, che si sono sentiti in diritto nei mesi scorsi, in libri di successo, di attaccare la religione partendo da presunte basi scientifiche. Da noi lo ha fatto l’amico Piergiorgio Odifreddi, valentissimo logico e matematico, ma improvvisato NIDASIO teologo. Le risposte della scienza ai grandi «perché » non possono, per loro natura, retrocedere all’infinito. C’è sempre un perché dietro ad ogni perché. Dateci un’ottima spiegazione razionale e scientifica di un fenomeno e alcuni di noi saranno lieti di fermarsi a questa. Io fra loro. Ma lasciamo poi libero, chi se la sente, di chiedersi il perché. E poi il perché della sua stessa risposta, senza limiti. C’è una netta divisione di compiti, di stili e di strumenti intellettuali per far fronte a queste umanissime inquietudini. I nostri ragazzi, a scuola, è sacrosanto che vivano il fascino di ambedue questi tipi di curiosità. Ma non si devono mescolare le carte. Non si deve presentare alla stessa stregua un’ipotesi scientifica e un’ipotesi teologica. Questa non è libertà, questa è confusione. Il Parlamento europeo ha fatto bene a marcarne la frontiera. L’Europa non è il Kansas e gli statis ti europei non hanno la simpatia per l’ipotesi di un disegno intelligente manifestata dal presidente americano Bush. Il divario culturale tra Europa e Stati Uniti, su questa materia, quindi, è ben reale. Infatti, il dibattito su evoluzione, creazionismo e disegno intelligente è da noi assai meno aspro e sleale che non in America. Una vasta inchiesta effettuata nel 2005 da Eurobarometer, in un osservatorio di opinioni sulla scienza, ha mostrato che, mentre solo il 40% degli americani credono all’evoluzione biologica (percentuale in ribasso rispetto al 45 di venti anni prima), in media il 70% degli europei ci crede (percentuale in rialzo rispetto al 65 del 1992). Sarebbe doveroso, comunque, che l’insegnamento dell’evoluzione biologica avvenisse presentando, con meno sicumera, un quadro estremamente complesso. Perfettamente naturalistico, come si deve, ma complesso, ricco, sfumato e pieno di incertezze. La dottrina darwiniana tradizionale fa acqua da molte parti. Un illustre genetista americano, Gregory C. Gibson ha parlato recentemente su Nature della «concezione emergente che la selezione naturale è solo uno dei fattori dell’ordine biologico, e forse nemmeno il più importante ». Non è il solo a dirlo. Citazioni in questo senso abbondano, da parte di scienziati rigorosamente laici. Il contratto intellettuale di base che la scienza ha con i ragazzi delle scuole, e con la società civile più in generale, impone adesso di offrire una visione affascinante e assai complessa dell’evoluzione del vivente. Non il tradizionale fumetto darwiniano. Facilmente spiegabile, facilmente assimilabile, ma caricaturale. Non è così che si fa tesoro della saggia risoluzione del Parlamento europeo.