Giancarlo Radice, Corriere della Sera 16/10/2007, 16 ottobre 2007
MILANO
Ormai era convinto che il suo tempo fosse scaduto. «In passato mi è capitato che qualche collega mi dicesse che ero entrato nella short list dei candidati a questo riconoscimento, ma poi il tempo passava e non succedeva mai niente. Non mi aspettavo di vincerlo proprio adesso: tutte le persone che conoscono il mio lavoro stanno a poco a poco scomparendo».
Così, parlando ieri al telefono dalla sua casa di Minneapolis, Leonid Hurwicz ha ammesso con candore la sua grande sorpresa. All’età di 90 anni, è in assoluto il più anziano fra i premi Nobel per l’economia. L’Accademia reale svedese delle scienze ha annunciato ieri che quest’anno il prestigioso riconoscimento (e i 10 milioni di corone di premio, pari a 1,1 milioni di euro) verrà attribuito a lui e a due suoi «discepoli», il 57enne newyorkese Eric S. Maskin, docente all’università di Princeton, e il 56enne bostoniano Roger B. Myerson, professore all’università di Chicago. Una triade di americani insomma, anche se Hurwicz è nato a Mosca proprio nell’anno della rivoluzione bolscevica, il 1917, e dall’Unione sovietica è fuggito negli anni 40, in piena era staliniana.
Ma, del resto, totalmente americana è la sequenza dei premi Nobel per l’economia dell’ultimo decennio, con le sole eccezioni di Amartya Sen nel 1998 e, l’anno seguente, di Robert Mundell, canadese di nascita ma anch’egli uno statunitense a tutti gli effetti, per scelta professionale e di vita. Stavolta, l’attenzione del comitato svedese si è rivolta alla teoria del «mechanism design», elaborata da Hurwicz all’università di Minneapolis fin dal 1960 e ulteriormente sviluppata da Maskin e Myerson (soprattutto nel suo «Game theory: analysis of conflicts»), che si ricollega proprio alla «teoria del gioco» grazie alla quale due anni fa erano stati insigniti del Nobel Robert Aumann e Thomas Schelling. Non a caso nella motivazione degli accademici di Stoccolma vengono esplicitamente citati i limiti della «metafora classica della "mano invisibile", elaborata da Adam Smith, in grado di orientare il mercato in condizioni ideali, assicurando una efficiente allocazione di scarse risorse».
«Nella realtà pratica – sottolinea la nota emessa dall’Accademia reale – le condizioni non sono normalmente ideali: la concorrenza non è completamente libera, i consumatori non sono bene informati e il livello desiderabile di produzione e consumo individuale può generare costi e benefici sociali».
La «teoria del gioco» consente dunque di «rivestire un ruolo centrale in molte aree dell’economia e delle scienze politiche» proprio permettendo di «identificare i meccanismi degli scambi efficienti e dei modelli di regolamentazione». Gli studi di Hurwicz, Maskin e Myerson puntano a determinare quali azioni una serie di giocatori (siano essi partner commerciali o datori di lavoro e dipendenti) dovrebbero mettere in campo per ottenere il miglior tornaconto personale. Detta con altre parole la «mechanism design theory» punta a definire una serie di regole di gioco, attribuendo a ciascun giocatori i necessari incentivi, in modo che si possa arrivare al risultato voluto dal «designer» di quel gioco.
Un «meccanismo» che può servire (ed è già stato utilizzato a questo scopo), per esempio, per organizzare un mercato o una gara d’asta, oppure per stabilire l’erogazione di determinati beni pubblici o fissare lo schema del prelievo fiscale da parte di un governo.
Giancarlo Radice