Giovanni Caprara, Corriere della Sera 16/10/2007, 16 ottobre 2007
Il nuovo atlante dell’Italia si scrive nello spazio da dove arrivano immagini ricche di particolari mai osservati con tanta precisione
Il nuovo atlante dell’Italia si scrive nello spazio da dove arrivano immagini ricche di particolari mai osservati con tanta precisione. Il delta del Po, uno degli ecosistemi più a rischio del nostro territorio, mostra come le acque dolci del grande grande fiume, spesso cariche di inquinanti, si scontrano con quelle salate del mare. Così sarà più facile tenerne sotto controllo le condizioni di salute. Osservando, invece, sulla terraferma si scorgono le varietà del suolo ed ogni gradazione di grigio precisa le loro condizioni. E’ una delle prime «fotografie» trasmesse dal primo dei quattro satelliti Cosmo- Skymed dell’Agenzia spaziale italiana Asi, in orbita dal giugno scorso. Gli altri tre saranno spediti entro il 2009. Insieme formano la prima costellazione al mondo dedicata all’osservazione della Terra sia per diagnosticarne le condizioni sia per tutelare vari aspetti legati alla sicurezza. Al programma, infatti, partecipa anche il ministero della Difesa. Le antenne del Centro spaziale «Giuseppe Colombo» dell’Asi a Matera ricevono i dati che sono raccolti ed elaborati dai tecnici di Telespazio. Cosmo-Skymed, costruito da Thales Alenia Space è una sorta di Ferrari del cosmo. Infatti con un radar ad apertura sintetica scandaglia il suolo raccogliendo immagini con un dettaglio fino ad un metro. Quelle utilizzate dalla Difesa per la sicurezza offrono particolari ancora più piccoli: alcune decine di centimetri. «Ogni superficie riflette in modo diverso’ spiega Gianni Riccobono responsabile Telespazio a Matera – e potendo raccogliere 1800 riprese al giorno sorvolando lo stesso punto ogni sei ore abbiamo la possibilità, come mai era accaduto prima, di controllare i cambiamenti in atto con estrema rapidità e quindi di intervenire. Ad esempio – continua Riccobono – possiamo scoprire subito gli scarichi in mare delle petroliere, identificare i colpevoli e bloccarli facilmente. Il vantaggio ulteriore è che con il radar non c’è limitazione di tempo perché gli scandagli non sono fermati dalle nuvole o dal maltempo come accade con satelliti dotati di sistemi ottici». Cosmo-Skymed apre una preziosa opportunità: quella di entrare da protagonisti nell’utilizzo di una tecnologia che diventa ogni giorno più diffusa come è quella dell’immagine da satellite dalla quale si possono ricavare svariate applicazioni: dalla cartografia, alla pianificazione del territorio, al controllo dell’ambiente. L’interesse è tale che secondo un rapporto americano (The Market for civil & Commercial Remote Sensing Satellites) si prevede il lancio nei prossimi 10 anni di 139 satelliti per imaging. Interessati vi sono oltre gli americani, russi, cinesi, europei e indiani. Negli Stati Uniti le fusioni avvenute nel 2006 hanno fatto emergere due società (GeoEye e Digital Globe) che assieme controllano la metà degli affari a livello internazionale (200 milioni di euro). Alle loro spalle ci sono le società europee Astrium-Eads (120 milioni) e Telespazio-Finmeccanica-Thales (60 milioni di euro). «Ma in realtà – spiega Giuseppe Veredice, amministratore delegato di Telespazio – le quattro società rappresentano soltanto circa il 20 per cento di un mercato ben più ampio e valutato oltre due miliardi di euro, sbriciolato in una miriade di piccoli operatori che forniscono prodotti elaborati dalle foto di base. E’ lì dove si concentrano le nostre attenzioni. A tal fine Telespazio ha acquisito la società cartografica tedesca Gaf». «La foto da satellite – continua Veredice – rappresenta un mondo dove sono protagoniste le amministrazioni locali per la gestione del territorio. Ma ad essa si deve garantire un valore aggiunto derivato dal trattamento, con dati finalizzati alle esigenze specifiche del luogo. Per l’Italia abbiamo realizzato una banca dati dalla quale elaboriamo mappe tridimensionali di tutti i centri urbani». Per aiutare lo sviluppo del nuovo settore e diffondere le immagini di Cosmo-Skymed, Asi e Telespazio hanno costituito la società Egeos. «Ma è già tempo di pensare al futuro di questa costellazione che ha una vita di cinque anni’ ricorda Veredice – per garantire continuità ad una preziosa applicazione italiana legata all’ambiente ». «I primi quattro satelliti hanno un costo di un miliardo di euro ed è giusto che se ne sia fatto carico l’agenzia spaziale perché ha sostenuto lo sviluppo di una nuova tecnologia – afferma Giovanni Fabrizio Bignami, presidente dell’Asi – ma la seconda generazione, assolutamente da realizzare deve essere voluta dal governo e deve trovare al di fuori dell’agenzia le risorse necessarie perché, a questo punto, si tratta di una tecnologia già sviluppata. Da parte nostra stiamo comunque tessendo rapporti con l’Argentina e il Canada che possono integrare le osservazioni di Cosmo-Skymed con satelliti che operano in altre frequenze. Inoltre, imporremo che la seconda generazione sia lanciata anche con il nuovo vettore Vega che stiamo sviluppando assieme all’Esa europea, magari potenziandolo rispetto alla prima versione ».