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 2007  ottobre 16 Martedì calendario

Nella foresta i funghi si comportano come Robin Hood: portano via ai più ricchi per dare ai poveri

Nella foresta i funghi si comportano come Robin Hood: portano via ai più ricchi per dare ai poveri. Il loro ruolo, mano a mano che le ricerche avanzano, diventa sempre più affascinante con conseguenze importanti su tutto l’ecosistema in cui vivono. Noi siamo attratti dai corpi fruttiferi, la parte del fungo che emerge dal terreno di porcini, ovuli, cantarelli, chiodini, russule, spugnole: gambi, anelli, cappelli colorati,lamelle. Li tastiamo, gli annusiamo e ci domandiamo se siano commestibili o velenosi attenti ad analizzarne ogni minimo dettaglio. Ma il regno dei funghi è soprattutto «invisibile » e sotterraneo, dove l’intricata rete del loro micelio si sviluppa sviluppando qua e là i corpi fruttiferi, quelli che comunemente chiamiamo «funghi». Ed è nel terreno che la scienza sta indagando con attenzione: perché almeno l’80% delle piante terrestri vivono in simbiosi con i funghi, dove il micelio entra in contatto con le radichette terminali di alberi, arbusti ed erbe, stabilendo con esse uno scambio continuo di sostanze nutritive. Le ricerche evidenziano come questa cooperazione sotterranea influenzi molti aspetti della comunità forestale, e persino intervenga nello stabilire quante piante vivono, quante piante muoiono e come si modifichino le reazioni all’ arrivo di nuove specie. Ma un aspetto molto interessante è il ruolo di Robin Hood, assunto dai funghi, di cui dicevamo. Per spiegarlo facciamo un esempio. C’è una piccola pianta erbacea, la piroletta pendula ( Orthilia secunda) dai petali bianco verdastri, che vive in Nord America e in Europa (in Italia comune sulle Alpi) che si ritrova sotto le chiome di pini e betulle. Poiché gli alberi che la sovrastano le tolgono gran parte della luce e quindi la sua fotosintesi è inadeguata, la piroletta ha trovato un’altra fonte di nutrimento. Le sue radici infatti attingono le risorse da una vasta rete di filamenti fungini ( si chiamano micorrize) che le forniscono la metà dei carboidrati di cui ha bisogno: «E come se si mangiasse il fungo – commenta Marc-André Selosse del Centro di Ecologia di Montpelier(Francia)’ ma indirettamente la piantina è come se si mangiasse anche i grandi alberi che le stanno sopra, perché con molta probabilità è dei carboidrati prodotti dalla loro fotosintesi che a sua volta il fungo si è alimentato, con un dare e prendere (ha preso dalle piante più avvantaggiate e dato a quelle più svantaggiate) che ricorda appunto Robin Hood». Sono note da tempo associazioni simbiotiche molto specifiche tra funghi, come per esempio quelle tra il fungo laricino ( Boletus elegans) e il larice, oppure tra il Boletus sibiricus eil pino cembro, o ancora tra il fungo leccino ( Leccinum lepidum) e il leccio, ma la maggior parte delle piante e dei funghi sono promiscui nelle loro associazioni, e c’è la possibilità che un fungo sia correlato a decine di piante diverse. Ma il processo attraverso il quale radici e funghi si scambiano i nutrienti non è ancora conosciuto. Si stima che un solo grammo di suolo possa contenere 100 metri di filamenti di micorrize. Con la sua vasta superficie il fungo inoltre aiuta la pianta a rifornirsi di acqua e nutrimenti, e in cambio la pianta fornisce al fungo carboidrati. Ma abbiamo visto, per esempio con la piroletta, che non è sempre così. Ci sono circa 400 specie di piante che non hanno clorofilla e non fanno fotosintesi. «E’ un dogna della botanica che le piante siano autotrofe, cioè in grado di sintetizzare sostanze organiche a partire da quelle inorganiche, ma non è sempre vero» dice Gerhard Gebauer dell’ Università di Bayreuth, in Germania. Recentemente il suo gruppo di ricerca ha osservato che cinque specie di orchidee utilizzano per crescere nei loro primi stadi di vita, prima di essere autosufficienti, il carbonio fornito dalle micorrize. Ora bisogna indagare per verificare se questo flusso di nutrienti tra la pianta e il fungo sia una caratteristica generale di tutto l’ecosistema forestale. E poiché è indubbio che alcune piante traggano vantaggio dai funghi, questi a loro volta, facendo loro questo favore, sono tra gli arbitri della composizione del bosco. Massimo Spampani