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 2007  ottobre 16 Martedì calendario

MILANO

Da Tolosa ha spiccato il volo il superjumbo Airbus A-380 dipinto con i colori della Singapore Airlines, la prima compagnia ad impiegarlo. Il più grande jet della storia dell’aviazione capace di trasportare fino a 800 passeggeri su due piani è finalmente entrato in linea dopo oltre due anni di guai tecnologici e gestionali che hanno provocato perdite di quasi 7 miliardi di euro alla società costruttrice per i ritardi nelle consegne. Ma ora che «l’aereo del XXI secolo» ha iniziato la sua storia in cielo, già nella versione richiesta dalla compagnia singaporina dimostra che qualcosa può cambiare nei viaggi tra le nuvole. A partire dalla prima classe che, battezzata «Singapore Airlines Suites », fa capire dal nome di essere una classe «oltre la prima », in ogni senso. Qui, infatti, sono state realizzate delle cabine, dei mono-vani, nei quali la privacy è protetta da solide pareti tra le quali la comoda poltrona Frau in pelle si trasforma dopo cena in un vero letto con lenzuola e cuscino preparato dalle gentili mani delle hostess. Il pigiama è già a bordo. Un grande schermo tv incastonato tra luci e tessuti preziosi consente intrattenimenti (con giochi interattivi compresi) ben diversi rispetto al passato.
Il costo del relativo biglietto è ancora un mistero ma sarà «ben oltre», ad esempio, dei quasi 6 mila euro di una prima classe sulla tratta Milano-Sydney. In attesa che la britannica Virgin offra arredamenti con camere matrimoniali e bagni con doccia, ciò che si vede sulla Singapore Airlines è il massimo del lusso finora raggiunto. Anche la business class è la più spaziosa e confortevole mai incontrata, con collegamenti di ogni genere per garantire «continuità nel business ».
Il primo volo commerciale partirà da Singapore per Sydney il 25 ottobre e sarà speciale; un charity-flight. Il velivolo, infatti, ospiterà 471 passeggeri in tre classi ma la quasi totalità dei biglietti è stata messa all’asta su eBay ricavando un milione di euro devoluto alla Singapore Community Chest, a due ospedali pediatrici di Sydney e a Medici senza frontiere. I più generosi sono stati gli australiani, seguiti da singaporini e americani. Nessuno fa i nomi. Ma ci sono anche sette italiani, e insieme APPARTAMENTI D’ALTA QUOTA
L’A380 è il primo aereo al mondo dotato di vere e proprie suite. I mono-vani sono arredati con poltrone che si trasformano in letti con lenzuola: letti singoli o matrimoniali a seconda della decisione della compagnia che acquista l’aeromobile. La Singapore partirà con poltrone singole, ma sono già pronti a trasformare tutto in camere matrimoniali (foto a sinistra) «se il mercato – dicono dal quartier generale della società – ce lo chiederà» hanno speso 22 mila euro. Uno di loro ha voluto una suite, tutti gli altri si sono accontentati della classe economica. Il più generoso è un americano che ha prenotato sei posti (tre suites, due business e uno in economica) per 56 mila euro.
Singapore Airlines è stata la prima compagnia a ordinare il superjumbo acquistandone 19 esemplari per 5,7 miliardi di dollari e lo impiegherà soprattutto in voli quotidiani con l’Australia e la Gran Bretagna. Il grande aeroplano, dal costo medio di 230 milioni di euro e che richiede aerostazioni particolari per poter attraccare, è stato richiesto finora in 189 esemplari da 16 compagnie. Ha indubbie qualità, perché è il più silenzioso e il meno inquinante finora disponibile, oltre a consentire un taglio del 20 per cento nel costo del volo per ogni passeggero. Tuttavia i problemi tecnici emersi hanno rallentato la diffusione. Essendo il più grande mai costruito (con un investimento di 12 miliardi di dollari) era anche il più complesso. Soprattutto, non erano stati considerati i collegamenti dei 30 mila cavi che corrono per 500 chilometri per supportare tutto – dai comandi elettrici alla proiezione dei film – e il fatto che i computer degli stabilimenti tedeschi non dialogavano con quelli francesi. Ma al di là dei nazionalismi la sfida tecnologica rimaneva ardua e solo ieri, forse, si è incominciato a veder rosa nel cielo di Airbus.
Intanto, in guai tecnologici analoghi è caduta anche la Boeing americana con il concorrente jet B-787 Dreamliner annunciando nei giorni scorsi un ritardo di sei mesi sul primo volo del prototipo. La conseguenza è stata un cedimento delle azioni in Borsa e l’emersione dello spettro di una crisi simile a quella del costruttore europeo. Sia Boeing che Airbus sono stati costretti ad affrontare nuove tecnologie per rimanere su un mercato che oggi chiede jet più puliti per l’ambiente, meno avidi di combustibili e meno costosi. Per questo il Dreamliner ha per la prima volta una fusoliera tutta in carbonio (in parte nata in Alenia Aeronautica), ma la sua realizzazione si è rivelata più complicata del previsto. Entrambi hanno sottovalutato i rischi e soprattutto il tempo necessario a padroneggiare le innovazioni.