Vari 15/10/2007, 15 ottobre 2007
QUARTO GRUPPO DI ARTICOLI SULLA NASCITA DEL PARTITO DEMOCRATICO E L’ELEZIONE A SEGRETARIO DI WALTER VELTRONI (TUTTI DAI GIORNALI DEL 15/10/2007)
LA REPUBBLICA
MARCO MAROZZI
ROMA - Palazzo Chigi appena arrivato a Roma. Piazza Santi Apostoli quando nemmeno si conosco i risultati. Uno e due di Romano Prodi. Simbolico e voluto. Per marcare che lui è il capo del governo, lavora per questo, non molla. Anzi giura di sentirsi "più forte, adesso". Per sottolineare, fin dal primo momento, che lui è il presidente del Partito democratico e ha tutte le intenzioni di esercitare le funzioni fino in fondo. "Da dodici anni aspettavo questo giorno. Ho dedicato la mia vita. Insistendo gli obiettivi li raggiungo. Adesso possiamo vedere il futuro" dice avviandosi da Palazzo Chigi verso Santi Apostoli.
Prima di tutti, anche se già qualcuno dice che la festa è al quartier generale di Veltroni. Dei candidati c´è solo Rosy Bindi. Prodi brinda con lei e i ministri Giulio Santagata e Beppe Fioroni. Aspetta. "Oggi nasce un grande Partito democratico" si entusiasma. "Se il centrodestra usasse strumenti analoghi - si distende poi - farebbe un grande passo avanti". Dai palazzi del potere difficile, scivoloso, pieno di spine alla piazza popolare che sul premier sessantottenne ha sempre un potere rigenerante.
" un aiuto per il governo, che si rafforza" dice Prodi appena scende dall´Eurostar alla stazione Termini e gli sciorinano gli ultimi dati. " una risposta positiva, la risposta che io speravo" insiste due ore e mezzo dopo in Santi Apostoli. "Il governo esce rafforzato - commenta - perché è il disegno che abbiamo sempre avuto. Non sono centomila voti in più o in meno che contano ma è la conferma che il disegno di costruire un grande partito riformista, se si insiste, si raggiunge".
Eccolo l´uno-due prodiano. Il governo e il partito, lui a fare da collante. Come storia e incarichi. "Con il segretario del Pd lavoreremo proprio bene insieme, avremo modo di far capire che scatta qualcosa che può essere molto utile alla stabilità dell´Italia". Non si sa ancora chi ha vinto, ma non importa. Il messaggio è generale. Ovvio che guardi soprattutto a Veltroni.
Prodi non risponde alla domanda su chi abbia votato. Ma le regole le ha fissate e le fissa. "Il Pd dovrà essere un partito con regole precise. Statutarie, fissate a partire dall´assemblea del 27 ottobre, tra due settimane. Quindi il partito deve essere strutturato, rigorosamente controllato nell´esercizio dei metodi democratici, perchè, non dimentichiamo, che la Costituzione parla di metodi democratici nei partiti e nei sindacati". il Prodi garante, per cui nel caos politico italiano è intanto indispensabile applicare l´articolo 47 della Costituzione sui partiti. "Noi, il Partito democratico, dobbiamo dare l´esempio. Come su tutta la riforma della politica".
Ancora una volta il Professore ricorda: non partito leaderistico, di "personalismi", ma "collettivo". "Per questo abbiamo un risultato così straordinario" aveva sorriso poco prima in treno, con Flavia, la moglie. "Quando sono chiamati a votare, gli italiani lo fanno proprio volentieri. - era il commento - Bisogna avere il coraggio di chiamarli e finora solo il centrosinistra ha fatto per due volte le elezioni primarie. Gli altri fanno solo finta". Prodi ha la cravatta rossa, quella che sforna nelle occasioni di governo e lotta. La mise per ricordare la vicinanza al dramma della Birmania. ricomparsa per annunciare la Finanziaria. Adesso fa da drappo (con righe, rosso ecumenico, morbido) alla nascita del Pd. "Andiamo adagio quando si parla di antipolitica. Vanno corretti tutti gli errori da correggere. Ma senza politica, un paese non vive". Ma parecchi elettori sono disincantati, gli ricordano. "A lei piace la gente incantata? - si impunta - A me piace quella disincantata. Vanno a votare, sanno che la condizione del paese è complicata, ma sanno anche che con questo voto possono dare un contributo alla soluzione dei problemi. Molta gente, bella, contenta di votare".
"Ci vanno in almeno due milioni" prevedeva in mattinata ai Giardini Margherita, a Bologna. Scivolando fra i partecipanti a "Race for the cure", marcia di massa per la lotta ai tumori al seno. Flavia, ma anche Maria Grazia Cuccinotta, fra le sostenitrici. Gianni Morandi fra i corridori. Un Prodi disteso, che poi si avviava al seggio. Il solito, nell´ex convento del Baraccano. Peccato che ieri le urne fossero sdoppiate. E il premier dopo un po´ di fila è stato spedito in una strada lì vicina.
LA REPUBBLICA
CLAUDIO TITO
ROMA - "So che Walter sarà un segretario forte, ma saremo tutti leali". Inizia la difficile coabitazione. Quella tra Romano Prodi e Walter Veltroni. Dal ´98 non era più capitato. Dalla staffetta tra il Professore e Massimo D´Alema il presidente del consiglio del centrosinistra è stato anche il capo della coalizione e persino il leader del partito maggiore. Da ieri non è più così. Il premier lo sa e si prepara a fare i conti con il "nuovo" alleato.
Anche ieri mattina il Professore e il Sindaco si sono sentiti al telefono. I contatti tra loro si sono intensificati nelle ultime settimane. E proprio al telefono non sono mancati gli attriti e le incomprensioni. Come è accaduto mentre il capo del governo si trovava a New York per l´assemblea generale dell´Onu. Veltroni lo aveva avvertito della sua intenzione di proporre un "rimpasto" nell´esecutivo, e lui non l´ha presa nel migliore dei modi. Ma del resto, è un mese che il feeling procede a colpi di singhiozzo. Tra strappi e ricuciture. "Io sosterrò sempre il governo", ripete ad ogni piè sospinto il primo segretario del Partito Democratico. Ma entrambi sanno che inevitabilmente gli interessi potranno confliggere. Anche perché, come dice l´inquilino di Palazzo Chigi, "Walter sarà un segretario forte". Ossia uno che non accetterà ogni scelta dell´esecutivo senza parlare. Anzi, è proprio il primo cittadino di Roma che davanti ai primi screzi ha dovuto mettere i puntini sulle "i": "Non potrò rimanere solo in silenzio".
Il Pd, insomma, dovrà definirsi proprio nel rapporto con il governo. Il suo profilo si disegnerà nella capacità di condizionare e orientare le scelte dell´esecutivo. Davanti ad ogni bivio, i Democratici faranno sentire la loro voce. E, in effetti, dall´esordio del Lingotto a ieri, il copione è stato quasi sempre lo stesso. Il decalogo sul fisco, le proposte sulla sicurezza, gli incoraggiamenti a manovre "straordinarie" per abbattere il debito pubblico, gli indirizzi per una nuova legge elettorale (in particolare il "no" al sistema Tedesco): tutti terreni su cui Veltroni ha già piantato la sua bandierina. Per Palazzo Chigi, sono state delle "indebite interferenze". Che hanno fatto sorgere nel Professore il sospetto che si stessero materializzando i prodromi di una operazione politica più vasta. Come quella del 1998 con la sua "squadra" nel mirino. Un sospetto che si è improvvisamente gonfiato dopo che i richiami del segretario Pd a incidere sul debito pubblico sono stati seguiti dalle saette lanciate dal Governatore della Banca d´Italia, Mario Draghi, contro la manovra economica e dall´altolà della Commissione europea. "Nessuna trappola, nessun complotto", ripetono però dalle parti del Campidoglio. "Non ci sarà dualismo - assicura Piero Fassino -, anzi il Pd stabilizzerà il governo". Ma nello stesso tempo la nuova formazione non rinuncerà a far valere il ruolo di primo partito della coalizione. "Il Partito Democratico - dice Dario Franceschini - farà semplicemente politica". Quindi, senza deleghe in bianco. Il modello richiamato dai due componenti del ticket che ha vinto le primarie, allora, non è tanto la coabitazione in salsa francese (Mitterand-Chirac o Chirac-Jospin) quanto l´esempio democristiano: il rapporto che c´era nella Prima Repubblica tra il segretario della Dc (azionista di maggioranza delle alleanza di governo) e il presidente del consiglio.
Una complicata miscela che verrà sperimentata già nei prossimi giorni. Perché Veltroni non intende rinunciare all´idea di "tagliare" i ministeri del gabinetto Prodi. Ma soprattutto "non rimarrà in silenzio" nella battaglia che si consumerà nell´Unione sulla Finanziaria e sul welfare. Tant´è che su quest´ultimo provvedimento tra i veltroniani è già scattata la parola d´ordine: "Non si modifica niente". Anche a costo di incrociare le spade con la sinistra radicale. "Ma io non mollo", dice Prodi quando ragiona con i suoi su quel che potrà accadere nei prossimi mesi. Anche se ieri sera un altro interrogativo si è diffuso tra i "prodiani": "Cosa succede se per Veltroni voteranno più persone che per Prodi nel 2005?". Il Professore comunque mostra a tutti tranquillità: "Il mio tempo è il 2001. Io vado avanti per la mia strada. Ma so che sono un uomo a tempo".
LA REPUBBLICA
GIOVANNA CASADIO
ROMA - Contenta, Rosy Bindi, per "il risultato di afflusso straordinario", per la sfida che è stata "meravigliosa". Le proiezioni al 14,6% la soddisfano. E il futuro? "Chi corre per vincere non fa mai il secondo, chiarisce subito" mentre i suoi collaboratori le danno la prima buona notizia: nel suo seggio a Sinalunga ha battuto super Walter per 167 a 156. A cascata, le altre come il 27% a Brescia, a Mineo in provincia di Catania è in testa. "Quelle cattive me le date dopo?". Ironica.
Bindi ha chiamato Prodi dopo la prima proiezione sull´affluenza: "Hai visto Romano, chi aveva ragione?". Lei, appunto. Se fossero stati solo un milione gli elettori delle primarie sarebbe stato un flop, aveva detto, e tutti a criticarla. "Ero stata rimproverata - si sfoga - perché aveva dichiarato che era un dato pessimistico avere solo un milione di elettori". Tutto è andato al di là delle più rosee aspettative. la prima sfidante a parlare con il Professore quando arriva in Piazza Santi Apostoli; lei gli scocca un bacio sulla guancia, poi un colloquio a quattr´occhi. Si accalora la "signorina Margherita" - l´ultimo dei soprannomi che le sono stati dati. Ma ne ha dovuti ingoiare di ben peggiori, tipo "l´ex ragazza della Valdichiana" (da Dario Franceschini che lei ribattezza "il ragazzo di Ferrara") o le bordate dell´amico-avversario Beppe Fioroni. Duelli da campagna elettorale che restituisce con gli interessi. "E´ stata una campagna bellissima, ho fatto 133 incontri e girato in lungo e in largo l´Italia due volte". E´ stata accusata di essere stata troppo dura, quasi feroce, nei confronti di Veltroni, al quale non gliele ha mandate a dire: un "candidato da Prima Repubblica" visto che vuole decidere lui il dimagrimento del governo Prodi. L´ultima ieri sera: "Non consegneremo il partito al segretario. Lo faremo tutti insieme, sarà un partito di popolo non vogliamo un partito del leader. Ora comincia il lavoro vero, dopo il leader bisogna fare il partito, dobbiamo tenere aperti i cantieri democratici, non ci possiamo accontentare di avere chiamato gli elettori del Pd una volta sola". La sua "poca pacatezza", era stata il leit motiv dei supporter di Veltroni con cui avrebbe demotivato gli elettori delle primarie. Niente di vero, se la ride ora. In piazza Santi Apostoli, nella sede dell´Ulivo dove ha impiantato il suo improvvisato quartier generale arriva poco dopo le 21 con il nipote Andrea, dopo una giornata trascorsa in famiglia a Sinalunga, sosta al seggio allestito nel settecentesco teatro e pranzo di gnocchi e "chianina!".
LA REPUBBLICA
CARMELO LOPAPA
ROMA -Entra al comitato elettorale nel cuore di Roma con l´espressione sorridente di chi può tirare il sospiro di sollievo. Terzo dei tre big in corsa, certo, ma non con quel distacco marcato da Rosy Bindi che il tam tam delle ultime ore pronosticava. Nube fosche nella serata di Enrico Letta che a notte alta in realtà il sottosegretario può cacciare via. Tre punti di distacco non sono un´enormità. E poi ci sono quei tre milioni e oltre che "rafforzano il governo".
Polo blu, pantalone grigio, Letta commenta i primi dati, punta sui milioni al voto, più che sull´11 per cento, primo calcolo di proiezione. " stata una festa. E sono contento di esserci stato comunque dentro. Dirò di più: quei tre milioni e oltre sono stati raggiunti perché c´è stata una competizione vera, senza di noi, senza di me, tutto questo non ci sarebbe stato. E con i miei candidati ho contribuito a rinnovare la classe dirigente di questo centrosinistra". I tre milioni "rafforzano il governo, da domani potremo riprendere il lavoro con maggiore forza. Di certo, le diverse percentuali tra i candidati non hanno nessuna incidenza sull´esecutivo". Insomma, la vittoria con tre quarti delle preferenze di Veltroni non indebolisce Prodi, questo il senso. Eccola "la risposta del nostro popolo all´antipolitica". Tutto intorno, i dieci ragazzi della cabina di regia della sua campagna, età media 22-23 anni, dettano al leader i dati delle province. E quei 115 su 320 del seggio istituito nella sua vecchia casa di Bruxelles. Lui sorride. Altrove non andrà allo stesso modo. "Gareggiate nello stimarmi a vicenda", dalla lettera di San Paolo ai Romani, campeggia nel manifesto all´ingresso del comitato.
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio era ancora a casa, a ora di cena, tra una telefonata con Epifani, una Angeletti e un´ultima con Bonanni. "Perché ho continuato a seguire la trattativa che mi impegna da giorni sul welfare. Ottimista sulla trattativa riaperta? Preferisco non sbilanciarmi, oggi parliamo di Pd" raccontava dal suo appartamento romano dopo aver portato i bambini al parco. Una giornata normale. O costruita come se lo fosse. Conclusa con un sospiro di sollievo ma iniziata nella sua città di origine, San Giuliano Terme, 32 mila abitanti alle porte di Pisa. Alle 10 al seggio in un centro polifunzionale sanitario nella frazione di Colignola, a pochi chilometri dalla casa di famiglia. Cabina allestita nell´antibagno della stanza dei distributori del caffè. Letta era arrivato con la madre Anna guidando una Fiat grigia. "Ha lasciato un contributo di 21 euro, ma si era dimenticato il portafogli" rivelerà il presidente del seggio, Gino Mazzarri.