Giornali Vari, 15 ottobre 2007
Anno IV - Centonovantesima settimanaDall’8 al 15 ottobre 2007Domenica Domenica 14 ottobre 2007 è nato, intorno alle otto di sera, il Partito democratico, risultato della volontà di Ds e Margherita di sciogliersi e di invitare elettori, militanti ed eletti delle due vecchie formazioni a confluire in questa nuova
Anno IV - Centonovantesima settimana
Dall’8 al 15 ottobre 2007
Domenica Domenica 14 ottobre 2007 è nato, intorno alle otto di sera, il Partito democratico, risultato della volontà di Ds e Margherita di sciogliersi e di invitare elettori, militanti ed eletti delle due vecchie formazioni a confluire in questa nuova. Nascita davvero sui generis: tre milioni e quattrocentomila italiani sono andati a votare e hanno eletto un segretario nazionale (Walter Veltroni), tanti segretari regionali e un’Assemblea nazionale che dovrà scrivere statuto e regole interne del partito. vero, come hanno sottolineato nelle interviste del dopo voto gli esponenti democratici, che non si ha memoria, almeno in Europa, di un soggetto politico nato con questa procedura.
Segretario Walter Veltroni, 52 anni, è stato eletto col 75,6% dei voti. Dietro di lui: Rosy Bindi (14,4), Enrico Letta (10,1), Mario Adinolfi e Piergiorgo Gawronski (0,1%). Anche se in campagna elettorale la Bindi aveva parecchio pizzicato Veltroni, subito dopo il voto ha dichiarato: «Se non fossi stata candidata, avrei votato per lui». Franceschini: «Adesso facciamo squadra». Fassino: «Al seggio di Torino dove sono andato a votare, gli altri elettori mi hanno riconosciuto e circondato. Chiedevano una sola cosa: ”Smettetela di litigare”». Prodi: «Lavoreremo bene insieme. Siamo nati insieme». A mezzanotte, sul palco di piazza Santi Apostoli a Roma, Veltroni e Prodi si son quasi giurati amore eterno. Veltroni ha detto scherzando alla folla: «Volete che litighiamo? Allora, se è per farvi contenti, lo facciamo subito». E poi: «Otto mesi per le riforme e se Prodi vorrà ridurre i ministri lo sosterremo».
Sinistra Mentre è ovvio che Veltroni, col 75 e passa per cento dei voti, è un segretario fortissimo, bisogna studiar bene la faccenda dei tre milioni e quattrocentomila votanti. Veltroni - maestro di comunicazione - aveva detto alla vigilia che «un milione di partecipanti sarebbe un successo straordinario». Così, tutti i commentatori del lunedì si sono lasciati indurre a confrontare i tre milioni e quattro ottenuti col milione sperato. Il raffronto vero, però, va fatto col 2005 e con i quattro milioni di voti raccolti da Prodi. Mancano, rispetto a quella consultazione, seicentomila suffragi, cioè il 15 per cento dei voti. il 15 per cento della sinistra - Verdi, Rifondazione, Pdci e dissidenti diessini -, su cui Veltroni deve decidere: sono degli alleati da sposare o degli avversari da perseguire?
Governo La domanda introduce la questione di fondo: un segretario così forte, e che è stato eletto senza i voti dell’estrema, farà o no cadere il governo? E se sì, quando? Qui entrano in gioco soprattutto le convenienze: il nuovo segretario vuole Palazzo Chigi e sa che se si votasse domani perderebbe, e che Prodi, continuando a governare come ha fatto, gli sottrarrebbe voti. D’altra parte i parlamentari resistono all’idea di uno scioglimento prima del 28 ottobre 2008, giorno in cui scadono i due anni e mezzo di legislatura e si matura il diritto alla pensione. Dunque, il calcolo delle convenienze di tutti fa supporre un andamento di questo genere: in gennaio (dopo la Finanziaria), Prodi - pressato da Veltroni - tenta un rimpasto di governo che diminuisca il numero di ministri e sottosegretari. Non gli riesce e si dimette o viene sfiduciato. Si fa un governo Dini, di minoranza, che ha il compito finto di tentare un cambiamento della legge elettorale e il compito vero di arrivare alla fine dell’anno. Anche se non lo dicono, sia Berlusconi che Veltroni vogliono infatti il referendum, che assegnerà il potere al partito più forte senza bisogno di stringere alleanze balorde. A maggio si svolge il referendum e vincono i sì. A dicembre si vota la Finanziaria 2008, a gennaio 2009 si sciolgono le Camere, a marzo-aprile 2009 si vota. Per Veltroni è una buona tabella di marcia: potrebbe aver recuperato nei sondaggi e vincere. E nello stesso tempo: anche in caso di sconfitta, sarebbe difficile metterlo sotto accusa e non fargli correre l’elezione successiva, da tenersi al più tardi nel 2014.
Referendum Prodi ha intanto già qualche guaio per via dell’altra consultazione che s’è tenuta la settimana scorsa, cioè il referendum sui luoghi di lavoro relativo all’accordo di luglio su lavoro precario e pensioni. L’81 per cento dei cinque milioni di votanti ha approvato l’accordo e la sinistra sindacale (Cremaschi) e di governo (Rifondazione ecc.) ha preso la cosa piuttosto male. Cremaschi ha nuovamente insinuato che si siano verificati dei brogli, Giordano e gli altri hanno preteso che il governo ”migliorasse” l’intesa di luglio accogliendo alcune delle proposte di sinistra. Prodi ne ha accettate un paio e soprattutto ha detto sì al divieto di rinnovare per altri 36 mesi i contratti a termine di tre anni. In cambio, i ministri di sinistra, nel Consiglio dei Ministri del 12 ottobre, invece di votar contro si sono astenuti. Senonché a questo punto tutti e tre i sindacati hanno gridato al cedimento, perché la partita del welfare e delle pensioni è stata fin dall’inizio una gara, tra Cgil-Cisl-Uil da una parte e Rifondazione-Verdi-Pdci-Sinistra ex Ds dall’altra, a chi fosse più bravo a tutelare i poveri. Ira anche di Confindustria e ira pure della parte moderata della maggioranza (Dini ecc.) che non intende darla vinta «a quegli altri». Prodi ha detto di meritare, a questo punto, il Nobel per la pazienza.
Nobel In settimana sono stati distribuiti i premi Nobel. Lunedì 8 quello della Medicina agli americani Mario Capecchi-Martin Evans-Oliver Smithies per i loro studi sulle staminali embrionali; martedì 9 quello della Fisica ad Albert Fert (francese) e Peter Grünberg (tedesco), per i loro studi sulle nanotecnologie che hanno permesso la miniaturizzazione degli hard disk; mercoledì 10 quello della Chimica al tedesco Gerhard Ertl, inventore delle marmitte catalitiche; giovedì 11 quello della Letteratura alla sudafricana Doris Lessing; venerdì 12 quello della Pace all’americano Al Gore, trasformatosi negli anni in un guru dell’ambientalismo. Il Nobel ad Al Gore ha riacceso l’interesse per la corsa alla Casa Bianca, fino ad ora monopolizzata da Hillary Clinton per i democratici e Rudolph Giuliani per i repubblicani. Il Nobel segue infatti il trionfale concerto in sette metropoli del 7 luglio e soprattutto i due Oscar ottenuti col documentario Una scomoda verità, primo caso nella storia di un’abbinata Oscar-Nobel nello stesso anno. C’è abbastanza esposizione mediatica per far venire voglia, all’ex vicepresidente di Clinton e grande sconfitto della prima elezione di Bush, di tentare l’avventura. Ma dal suo ambiente - nonostante i numerosi manifesti che lo invitano a provarci - giurano che non accadrà mai.
Sardegna Il cameriere Maurizio Pusceddu, cagliaritano, emigrato a Buckeburg (Hannover), padre di una bambina avuta da una ragazza polacca, poi fidanzato con una lituana: convinto di esser tradito da quest’ultima, l’ha segregata per tre settimane, picchiata, violentata, ferita col coltello, ustionata con la sigaretta accesa, ceduta agli amici perché ci facessero quello che gli pareva. Arrestato e processato, ha ottenuto una pena di sei anni, più mite di quella che meritava perché il barone Bürries von Hammerstein - giudice della causa - ha ritenuto un’attenuante l’esser sardo, cioè condizionato in partenza - secondo lui - da una concezione della donna come essere inferiore. Proteste da tutte le parti, dichiarazioni che anzi la Sardegna è una società matriarcale, ecc.