F.C., Corriere della Sera 14/10/2007, 14 ottobre 2007
MILANO
«Carlo e la caccia. Non è certo stato preso con le mani nel sacco. una sua passione, non lo ha mai nascosto. Certo, è anche una contraddizione, visto che il principe Carlo è un ambientalista convinto, diciamo che è il suo lato umano e mi piace». Non si scompone l’ambientalista Carlo Ripa di Meana, un’allodola centrata da ragazzo alla prima e ultima battuta di caccia della sua vita e una lunga carriera a difesa dell’ambiente.
Argomento tabù o ne avete parlato?
«Ne abbiamo parlato, ai tempi delle lotte comuni per l’ambiente. Quando ero commissario europeo all’Ambiente lui sostenne il nostro progetto "città senz’auto", venne a Bruxelles a parlarne e tenemmo insieme una conferenza a Madrid durante il semestre spagnolo.
Allora eravamo molto legati, mi invitò anche a Balmoral».
Invito a Balmoral con battuta di caccia?
«Carlo non ha mai finto di non essere cacciatore e non ha mai preteso che io non fossi contrario alla caccia. Si è anche schierato a difesa della caccia alla volpe».
L’attenzione all’ambiente, la scelta bio per la sua azienda. Ma sulla caccia non molla. O no?
«Io glielo auguro: una conversione sulla via di Damasco. successo a Fulco Pratesi, che era un cacciatore, faceva i safari e poi un giorno gettò il fucile e oggi è uno dei massimi simboli della protezione degli animali. Spero che la stessa cosa accada a Carlo, che è un uomo rispettabile, con molti meriti».