Stefania Tamburello, Corriere della Sera 14/10/2007, 14 ottobre 2007
ROMA – Rocco Ziini, vende materiali da costruzione, ha perso 2 milioni e mezzo di euro e ha dovuto chiudere l’azienda che aveva costruito con la sorella Donatella
ROMA – Rocco Ziini, vende materiali da costruzione, ha perso 2 milioni e mezzo di euro e ha dovuto chiudere l’azienda che aveva costruito con la sorella Donatella. Annalisa Faglioni non parla di soldi ma rivela di essere stata costretta a rinunciare alla sua attività perché non sa cosa ha firmato. Come loro altri piccoli imprenditori sfilano sul video lamentandosi di aver perso migliaia se non milioni di euro sui derivati per colpa delle banche che non li hanno avvertiti dei rischi. Cambia scena e sono comuni e Regioni a svelare di aver messo in piedi contratti milionari sempre sui derivati, i cui costi graveranno fra qualche anno sugli stessi cittadini, su suggerimento delle grandi banche d’affari. L’allarme derivati, rilanciato dal crack Italease, arriva così in televisione con Report, il programma di Milena Gabanelli. Non è facile addentrarsi sull’andamento, e la convenienza dei derivati, prodotti che scommettono su tassi e cambi (swap a Londra) soprattutto alle piccole e medie imprese. Anche perché sono ormai arrivati sul mercato i derivati di seconda, terza o anche quarta generazione, che sono in pratica le rinegoziazioni dei vecchi, proposti per ridurre le perdite causate dai primi. E può capitare anche di imbattersi in contratti rimodulati anche 10 volte in cui le perdite per le imprese, invece di diminuire, sono aumentate al contrario delle commissioni delle banche. A fine 2006 le perdite segnalate alle centrali rischi erano pari a 3,5 miliardi di euro relative a 37 mila 365 imprese. In estate il presidente della Consob, Lamberto Cardia e il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi hanno espresso la loro preoccupazione, ma il fenomeno, a quello che si sa, è continuato. Con un problema in più: le tensioni, e i problemi di liquidità, sui mercati per effetto indiretto delle turbolenze determinate dalla crisi dei mutui statunitensi. L’Abi, interpellata sul comportamento delle banche risponde che a decidere l’investimento e a valutarne la rischiosità sono i clienti che possono fare previsioni sbagliate di tassi e cambi. Il fatto però è che come fa vedere Report - sono quasi sempre le banche a dare suggerimenti ai clienti, spinti anche a firmare dichiarazioni liberatorie in cui si dichiarano «esperti di finanza strutturata», anche se a malapena sanno dire cosa è un Bot. A finire nel mirino di Report è Unicredit, Bnl l’altra banca citata, (la prima è stata multata a fine agosto dalla Consob in relazione alla vicenda). La trasmissione snocciola un lungo elenco di clienti. Fra questi figurano non solo imprese e comuni, grandi e piccoli ma anche tintorie, panetterie e conventi quali l’Istituto salesiano della beata Vergine e le Suore di S.Giuseppe di Susa. I comuni e le Regioni fanno storia a se, anche perché hanno più strumenti per sapere su cosa investono. I derivati sono diventati lo strumento principe per finanziarsi a tutti i livelli: dalle Regioni più ricche ai comuni più piccoli. A muoversi sono le banche italiane ma dimostrano maggiore «sicurezza» quelle estere dalla Merrill Lynch alla Jp Morgan alla Dexia. Emerge un modello più o meno prevalente: gli enti locali ottengono un finanziamento firmando appunto un contratto sui derivati che prevede un lungo periodo di ammortamento, con tante commissioni da pagare e un conto tra guadagni e perdite da fare (e da mettere in bilancio) alla scadenza. Così da far cadere il peso del «rosso» magari sulla giunta successiva e da questa sull’intera cittadinanza. I casi sono tanti, le perdite accumulate pure ,anche se ci sta chi riesce a guadagnare come il comune di Treviso che ha messo su una squadra di esperti di finanza o i comuni dell’Emilia Romagna che si affidano ad un consorzio di consulenti. Tra gli enti potenzialmente in rosso Report cita, al di la della fallita Taranto, Torino e il Piemonte, Napoli e la Campania.