Guido Santevecchi, Corriere della Sera 14/10/2007, 14 ottobre 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA – Due settimane fa Gordon Brown era un condottiero vittorioso. Dominava i sondaggi di popolarità e tutti aspettavano il colpo di grazia elettorale ai conservatori. Al congresso laburista anche il «principe delle tenebre » Peter Mandelson, l’eurocommissario blairista della prima ora che per anni era stato un avversario implacabile, aveva deciso di sottomettersi dicendo: «Dobbiamo essere orgogliosi di Gordon e anche di Tony, che non ha cercato di rendere la vita dura al suo successore, come fece la Thatcher con Major negli anni Novanta». Ma se, come diceva Harold Wilson, una settimana «è un tempo molto lungo in politica », due sono un’eternità: ieri i Tory erano avanti di 7 punti. E gli orfani di Blair sono tornati in forze.
A quanto pare appoggiati da Cherie Blair, al lavoro su un’autobiografia che dovrebbe dare «un ritratto caldo e divertente di vita familiare a Downing Street». Ma che qualcuno ha già rititolato «La vendetta».
Fonti anonime vicine all’ex premier, oggi inviato di pace in Medio Oriente, dicono che «a Blair non piace per niente la direzione in cui Brown sta spingendo il partito » e «si preoccupa perché il nuovo leader fa discorsi vuoti». Manca «una visione» ha detto uno dei cospiratori: osservazione scelta non a caso, visto che Gordon Brown si è giustificato per aver suonato la ritirata dalle elezioni anticipate proprio sostenendo di volersi dedicare alla sua «visione di cambiamento per la Gran Bretagna».
La verità, secondo le indiscrezioni che ieri i blairisti hanno generosamente distribuito ai giorn ali, sarebbe che «Brown si sta battendo non contro David Cameron, ma contro lo spettro di Blair: ecco perché voleva andare alle elezioni, per rompere con il passato». Per concludere, una profezia di sventura: «Tony crede che Gordon stia manovrando troppo per distanziarsi dai dieci anni di governo del New Labour. Lo stesso errore che fece Al Gore allontanandosi da Clinton nel 2000, quando fu sconfitto da Bush».
Dietro questa dichiarazione di guerriglia sono stati individuati tre ex ministri: Charles Clarke, che era agli Interni; Alan Milburn e Stephen Byers. La settimana scorsa, quando Brown è stato messo in ridicolo da Cameron al Question Times per aver «rubato» le proposte Tory sull’innalzamento fino a 700 mila sterline della ricchezza esente dalla tassa di successione, Milburn si era fatto sentire al bar dei deputati mentre commentava il duello con alcuni colleghi conservatori. Senza mostrarsi minimamente rattristato ripeteva: « una tragedia, è una tragedia». E qualcuno ha ricordato che Byers, quando era sottosegretario al Tesoro, aveva provato a proporre l’abolizione della tassa di successione, ma era stato zittito da Brown. Che ora, in preda al panico per il recupero dei conservatori, ha riciclato l’idea come una sua visione.
Altri ex blairiani, rimasti nel governo anche con Brown, negano con forza che «Tony sia al corrente della manovra destabilizzante ». «Dobbiamo restare uniti», invoca un sottosegretario. «L’idea che stia tramando dietro le quinte è assurda», dice Tessa Jowell, ministro per le Olimpiadi. In effetti in questi tre mesi Blair non ha pronunciato una sola parola sulla politica britannica. Tanto occupato in Medio Oriente da non aver messo mano neanche al suo libro di memorie. Ma se lui non ha tempo per saldare i conti con l’amico avversario con cui ha consumato, secondo la battuta che corre a Londra, «il più lungo coitus interruptus nella storia», resta sempre Cherie. La signora Blair ha annunciato la sua autobiografia. E chi ha letto le prime bozze assicura che non sarà proprio delicata: «Ci sono passaggi al veleno, perché Cherie non ha perdonato a Brown di aver costretto il marito a ritirarsi tre anni prima del tempo». La signora avrebbe descritto una scena madre a Downing Street nel 2003, con urla e tazze del tè frantumate dal ruvido scozzese, mentre i «bambini al piano di sopra sentivano tutto». Poco dopo Blair finì in ospedale per «tachicardia sopraventicolare». Si tratta di una patologia congenita, ma Cherie sarebbe convinta che lo stress per le liti abbia precipitato la crisi di cuore. Un capitolo del libro racconta anche dell’aborto di Cherie, nel 2002, quando il conflitto per il potere attraversava una fase dura.
L’editore fa sapere che «il libro non è ancora pronto». C’è tempo per negoziare sui tagli. L’uscita è prevista per il prossimo ottobre, in contemporanea con il prossimo congresso del Labour che, se i volubili elettori britannici nel frattempo non avranno rovesciato di nuovo i sondaggi, si annuncia feroce.
La signora tace. Il contratto con l’editore le ha già garantito un milione di sterline. E Mrs Blair, nota per essere quella della coppia con il bernoccolo per gli affari, ora sta pensando di comprare una casa di campagna, un gioiello costruito dal grande architetto Sir Christopher Wren, il genio che ridisegnò Londra dopo il grande incendio del 1666. La villa è nel Buckin-ghamshire, la regione dove c’è anche la residenza dei Chequers, appannaggio dei primi ministri per i fine settimana. I Blair e i Brown tornerebbero vicini di casa e potrebbero farsi altri dispetti. Di persona, senza muovere le loro fedeli truppe brownisti e blairiste.