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 2007  ottobre 11 Giovedì calendario

Per alcuni sono stati soltanto un’etichetta editoriale calata dall’alto, per altri preziosi innovatori, indispensabili al rinnovamento della nostra letteratura

Per alcuni sono stati soltanto un’etichetta editoriale calata dall’alto, per altri preziosi innovatori, indispensabili al rinnovamento della nostra letteratura. Fin dalla loro nascita, nel 1996, gli scrittori cosiddetti «cannibali» hanno suscitato un dibattito, a volte anche acceso, che è proseguito fino ad oggi, ma per la Garzantina letteraria, prezioso strumento di consultazione uscito per la prima volta nel ’72, i cannibali non sono mai esisti. Non c’erano nell’edizione del ’97, all’indomani dell’uscita dell’antologia Gioventù cannibale che segnò il loro atto di nascita e non ci sono neppure oggi, dieci anni dopo, nella nuova edizione aggiornata a cui, come recita la scheda di accompagnamento, «con la collaborazione di specialisti e firme di prestigio, sono stati aggiunti circa 600 lemmi, tra voci e schede di aggiornamento». A parte Niccolò Ammaniti (che conquista un lemma nella nuova Garzantina in cui si menziona anche il recentissimo premio Strega per Come Dio comanda) e Tiziano Scarpa (già presente nell’edizione di dieci anni fa, oggi raccontato come un autore «che insegue il tema della disseminazione dell’io appuntando l’attenzione sul corpo come motore dei sensi e della coscienza»), dei cannibali non si dice niente, se non un breve accenno nel lemma «Pulp» dove si precisa che «per la maggior parte di questi scrittori quella stagione può dirsi ormai superata». L’impressione è che insieme alla stagione la Garzantina abbia buttato anche gli autori visto che nessuna delle seicento voci nuove è dedicata a un protagonista della scena culturale italiana degli ultimi anni come Aldo Nove, a presenze non certo sporadiche nei cataloghi editoriali come Isabella Santacroce o Andrea Pinketts. Non c’è spazio per Enrico Brizzi che con Jack Frusciante è uscito dal gruppo (edito per la prima volta da Transeuropa nel ’94) è stato un vero e proprio caso letterario e ha preso poi strade completamente diverse, né per Simona Vinci che, dopo l’esordio con Dei bambini non si sa niente, ha scritto altri quattro romanzi che non possono certo considerarsi cannibali. Di quella generazione, passano alla storia letteraria fatta dalla Garzantina i «figli di Tondelli» Silvia Ballestra e Giuseppe Culicchia, new entry di questa edizione che, però, dimentica, per esempio, Giulio Mozzi, Vitaliano Trevisan, Tommaso Pincio. Capire i criteri per cui si promuove o si boccia uno scrittore non è facilissimo, e non aiuta considerare i casi più recenti, quelli che, in un modo o nell’altro, hanno animato il dibattito culturale. Ci sono gli autori di grande successo commerciale, ma poco amati dalla critica ufficiale, come Giorgio Faletti, Federico Moccia, Valerio Massimo Manfredi, i vincitori dei premi più importanti come Margaret Mazzantini, Melania Mazzucco, Salvatore Niffoi, anche se poi non si trovano Ugo Riccarelli, vincitore dello Strega 2005, né Pino Roveredo, premiato col Campiello (2005). Benché la «Premessa» all’opera faccia riferimento «all’impressionante sviluppo della rete informatica con i suoi "usi e costumi" in continua evoluzione» e «alle molteplici declinazioni dell’estetica postmoderna », mancano esperienze in questo senso importanti come quella di Giuseppe Genna o quella del collettivo di scrittura Luther Blisset, complesso tentativo di andare oltre «l’autore» in senso classico. Ci sono Alessandro Piperno e il suo «discusso bestseller» (così lo definisce la Garzantina) Con le peggiori intenzioni, Antonio Scurati, vincitore, ex-aequo con Pino Roveredo, del Campiello 2005, e animatore della scena culturale milanese, mentre nessun accenno si trova a Pietrangelo Buttafuoco, che ha raccolto elogi critici ed anatemi ideologici con il suo esordio «politicamente scorretto» Le uova del drago. Manca Roberto Saviano che con il suo viaggio romanzesco nella camorra ( Gomorra) ha ricevuto recensioni entusiastiche ma anche le minacce dei clan che lo costringono a una vita sotto scorta. Un’assenza che lascia molto perplessi, soprattutto se si considera che, tra le new entry, e con una scheda piuttosto corposa, c’è invece Marco Travaglio, autore di numerose inchieste giornalistiche legate agli ambienti politici e giudiziari. Anche per quanto riguarda gli stranieri, accanto ad autori di nicchia, poco conosciuti al grande pubblico come l’indiana Chitra Divakaruni, lo «scrittore dell’aboriginalità » Mudrooroo, la tedesco-rumena Herta Müller, la Garzantina accoglie i grandi fenomeni di mercato come Dan Brown, Paulo Coelho, e il «signore del passaparola» Kalhed Hosseini. E non manca naturalmente Harry Potter, mago delle vendite difficile da far sparire.