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 2007  ottobre 13 Sabato calendario

DAL NOSTRO INVIATO

PALERMO – Si è messo a piangere Emilio Bajetta, presidente dell’associazione degli oncologi ospedalieri (Aiom), quando ha letto gli ultimi dati italiani sui tumori. In 40 anni, dal 1970 al 2010, la mortalità di tutti i tumori è finalmente in calo: del 20% in meno fra gli uomini, del 24% tra le donne. Una virata decisa, documentata sulla rivista dell’istituto dei tumori con uno studio epidemiologico che raccoglie i numeri di tutti i registri regionali. Quindi percentuali italiane, che riflettono la situazione reale, destinata a migliorare ancora. Oggi le guarigioni, intese come sopravvivenza senza malattia superiore ai 5 anni dopo la cura, sono 1 milione e 600 mila. Nuovi farmaci contro i cinque tumori chiamati «big killer», terapie più efficaci contro patologie molto ostiche (rene, polmone), trattamenti integrati sono alla base del successo rafforzato da una globale diminuzione delle patologie maschili calate del 30%. La prostata è balzata però al primo posto fra le forme solide più frequenti, superando il polmone e questo, secondo Bajetta «per cause ambientali, come la sedentarietà.
In compenso il 50% sono indolori, innocue». Meno positiva la situazione in campo femminile dove la curva dell’incidenza si è alzata del 7%, al primo posto il carcinoma mammario. Il congresso dell’Aiom, inaugurato ieri a Palermo dal ministro della Salute Livia Turco, ha dato voce alle denunce dei pazienti. Aleggia la preoccupazione che valutazioni di ordine economico inibiscano l’uso dei farmaci nuovi, molto costosi. Il ministro ammonisce: «Nessuna valutazione finanziaria autorizza a limitare una cura appropriata, sarebbe omissione di soccorso. Il servizio sanitario rimborserà tutti i trattamenti necessari». Accanto alla denuncia della Turco sul consueto squilibrio tra nord e sud nelle probabilità di sopravvivenza, un dato positivo. Nel 1995 erano 5.523 gli italiani che andavano all’estero per trovare cure, 10 anni dopo erano 559. Il 90% in meno.