Fabrizio Dragosei, Corriere della Sera 13/10/2007, 13 ottobre 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
MOSCA – Li ha fatti aspettare per quaranta minuti in anticamera e poi li ha bacchettati come scolaretti. Sembra quasi che Vladimir Putin avesse già deciso che l’incontro con il segretario di Stato Condoleezza Rice e il ministro della Difesa Robert Gates dovesse andare male. E così è stato, in un clima che i commentatori internazionali paragonano sempre più alla Guerra Fredda ma che forse ha soprattutto a che fare con le imminenti doppie elezioni in programma qui, a dicembre le parlamentari e a marzo le presidenziali.
Russia e Stati Uniti comunque sono in perfetto disaccordo. Sul sistema di difesa missilistico in Europa, che Putin vede come una grave minaccia per il suo Paese e non come uno scudo contro possibili attacchi iraniani. Sulle sanzioni allo stesso Iran che gli americani vorrebbero inasprire e Mosca ritiene controproducenti. Sull’indipendenza del Kosovo, sulla quale spinge tutto l’Occidente e che Mosca reputa l’anticamera di nuovi incendi etnici ai suoi confini, soprattutto nel Caucaso.
«Un giorno – ha esordito acido Putin durante l’incontro – potremmo anche decidere di mettere missili sulla Luna ma nel frattempo se si va avanti con progetti unilaterali, qualsiasi possibilità di intesa andrà persa». Poi ha aggiunto che gli Usa dovrebbero congelare i loro piani mentre le trattative con la Russia vanno avanti. «Speriamo che durante discussioni che appaiono assai complesse e con molte facce, voi non portiate avanti affrettatamente i precedenti accordi con alcuni Paesi dell’Est europeo».
Scintille anche fra il ministro degli Esteri Sergej Lavrov e la Rice sull’Iran: «Sanzioni unilaterali mettono in difficoltà il lavoro che stiamo facendo tutti assieme», ha puntualizzato Lavrov. E il segretario di Stato ha risposto per le rime: «Lo scopo delle nostre azioni è proprio quello di convincere l’Iran a fermarsi ». Per quanto riguarda la difesa missilistica, gli Stati Uniti stanno trattando per piazzare dieci intercettori di missili in Polonia collegati ad un sistema di avvistamento rapido nella Repubblica Ceca. La Rice e Gates hanno insistito sul fatto che questo limitato schieramento non costituisce un pericolo per le difese russe.
Lavrov e il ministro della Difesa Anatolij Serdyukov hanno invece riproposto le obiezioni russe: è solo un primo passo per rendere perforabile l’intero apparato difensivo russo e quindi per rompere gli equilibri raggiunti in decenni. Gli americani hanno proposto di ammettere militari russi ai centri di coordinamento del nuovo sistema per facilitare il controllo. Ma Mosca non sembra molto interessata a questa soluzione. Comunque della questione si riparlerà tra sei mesi.
Putin ritiene che il sistema missilistico mette in discussione l’intera architettura dell’equilibrio strategico tra Russia e Nato. Per questo minaccia di uscire dall’accordo sulle forze convenzionali in Europa. Ieri ha anche evocato il trattato dell’87 sui missili nucleari intermedi, che pure potrebbe venir denunciato se non sarà applicato «anche da altri Paesi».
In serata la Rice ha parlato alla tv russa, ribadendo la necessità di andare avanti con il piano missilistico perché «la minaccia è più vicina di quanto non sembri». Poi, assieme a Gates, ha avuto un incontro con il vicepremier Sergej Ivanov, ex ministro della Difesa e fino a qualche settimana fa il più probabile successore di Putin. Adesso, con la nomina del nuovo primo ministro Viktor Zubkov che pure potrebbe aspirare alla presidenza, la posizione di Ivanov si è fatta più incerta. L’incontro con «gli americani» potrebbe rimetterlo in corsa.
TENSIONE
A destra, la squadra russa: Putin nel mezzo, con il ministro Lavrov in primo piano A sinistra gli americani: si distinguono la Rice e il ministro Gates alla sua destra
Il leader del Cremlino ha fatto aspettare quaranta minuti gli ospiti americani