Massimo Gaggi, Corriere della Sera 13/10/2007, 13 ottobre 2007
La politica che scalda i cuori e guarda lontano contro la logica fredda di una ex first lady con la competenza di uno statista consumato e il fascino di un amministratore di condominio
La politica che scalda i cuori e guarda lontano contro la logica fredda di una ex first lady con la competenza di uno statista consumato e il fascino di un amministratore di condominio. Negli Stati Uniti la gente, frustrata dall’appannamento dell’american dream, ha ancora voglia di sognare, ma ha anche bisogno di un leader pragmatico che, oltre a combattere grandi battaglie ideali, sia anche pronto a rimboccarsi le maniche per rimettere in moto l’economia, far funzionare la sanità, porre fine onorevolmente all’intervento militare in Iraq, proteggere il Paese dagli attacchi terroristici. Il grande sacerdote del salvataggio della Terra o la prima donna a guidare l’America? Con ogni probabilità gli elettori non potranno scegliere tra Al Gore e Hillary Clinton per la nomination democratica alla Casa Bianca. Dopo l’Oscar per la sua Verità scomoda e Live Earth, il concerto mondiale per la difesa dell’ambiente celebrato come il più grande evento musicale della storia dell’umanità, il Nobel per la Pace suggella un 2007 che per l’ex vicepresidente Usa è stato un anno davvero favoloso. Ma né la sua straripante popolarità, né la pressione di centinaia di migliaia di supporter che firmano petizioni e acquistano pagine di pubblicità sui giornali per chiedergli di candidarsi, sembrano poterlo convincere a rivedere la decisione di non correre per la presidenza. Gli attivisti di draftgore. org e delle altre diciotto organizzazioni che sostengono la sua candidatura, non mollano: dicono che la porta non è ancora del tutto chiusa, visto che Al Gore avrebbe potuto far sapere loro che stavano sprecando tempo e denaro. Invece si è limitato a ringraziare tutti per il calore col quale lo sostengono. Probabilmente l’ex vice di Bill Clinton ha scelto di non uscire del tutto dall’ambiguità sapendo, da esperto comunicatore, che un po’ di incertezza serve a mantenere viva l’attenzione. Ma la decisione di uscire dalla politica attiva, annunciata ormai da tempo, appare sempre più la scelta di vita di un personaggio che ha sofferto per la contestata sconfitta elettorale del 2000 molto più di quanto sia emerso pubblicamente. Allora Al Gore visse mesi terribili, rischiò di perdersi. Risorto dalle sue macerie umane, prima ancora che politiche, ha ripreso il cammino ambientalista ottenendo, stavolta fuori dalla politica tradizionale, un successo travolgente che lo ha fatto diventare quasi un leader spirituale: una nuova dimensione alla quale non sembra disposto a rinunciare. I suoi supporter lo invitano a trasformare tutto il credito accumulato in capitale da spendere nella lotta politica, ma Al Gore è il primo a sapere che gran parte dell’autorità morale di cui oggi gode evaporerebbe all’istante se dovesse rimettersi a girare il Paese per chiedere voti. Chi lo conosce più da vicino è convinto che non tornerà indietro. Eric Pooley, il giornalista di Time che in primavera ha girato per settimane da un capo all’altro dell’America al suo fianco, per poi dedicargli un monumentale profilo sul settimanale, è uno di questi: «Se Al si candida mangio la mia copia della Verità scomoda ». Ma anche lui, sotto sotto, un piccolo dubbio ce l’ha: «Però non chiedetemi di inghiottire anche il dvd con la versione digitale del libro». Certo, c’è anche chi sostiene che, annunciando il ritiro dalla politica attiva, Al Gore voleva solo prendere tempo in attesa di vedere se potevano crearsi le condizioni favorevoli ad una sua investitura. Anche se così fosse, l’incapacità di Barack Obama di far crescere la sua candidatura fino ad arrivare a un vero testa a testa con Hillary e, quindi, a un possibile stallo in campo democratico, toglie sostanza a questa discussione. , invece, più importante chiedersi come si comporterà Al Gore qualora la ex first lady venga eletta. Qualche giorno fa, quando l’ex vicepresidente si è seduto a fianco di Bill Clinton per partecipare al dibattito di apertura della Clinton Global Initiative, sono stati in molti a immaginare Hillary sul trono affiancata non da uno, ma da due superambasciatori: Bill, il messaggero di pace e Al, il salvatore della Terra. Uno scenario verosimile? Certamente Gore non può spendere i prossimi otto anni enunciando e ripetendo fino allo sfinimento messaggi più o meno apocalittici. Dovrà anche dare uno sbocco concreto al suo impegno: Hillary può offrirgli questa opportunità trasformandolo in una specie di plenipotenziario della lotta contro il riscaldamento globale. Avrebbe il potere di intervenire sulle cause del degrado ambientale senza l’obbligo di spendere gran parte delle proprie energie fisiche e psicologiche nelle «cucine» della politica. Ma un personaggio che si è spogliato dei panni del politico professionista per diventare una via di mezzo tra Madre Teresa di Calcutta e una rockstar, può ripiombare nei fantasmi del passato, amministrando di nuovo un potere che trae origine da una Casa Bianca clintoniana? Dopo la contestata sconfitta del 2000 contro Bush visse mesi terribili Hillary potrebbe farne il suo super ambasciatore per l’ecologia