Varie, 12 ottobre 2007
Tags : Vanessa Del Rio
DEL RIO Vanessa (Ana Maria Sanchez) New York (Stati Uniti) 31 marzo 1952. Pornostar • «Sta parlando dei suoi proverbiali raptus sessuali
DEL RIO Vanessa (Ana Maria Sanchez) New York (Stati Uniti) 31 marzo 1952. Pornostar • «Sta parlando dei suoi proverbiali raptus sessuali. Di quando, al ritorno dal set di un film porno in cui aveva messo in pratica mezzo Kamasutra, le ritornava all’improvviso quella particolare urgenza. ”Quanti tassisti ho fatto felici… e quanti fattorini, consegnandomi la cena a casa, hanno ricevuto molto più della mancia”. Come nei tempi perfetti di un film, nello stesso momento in cui pronuncia queste parole il campanello di casa annuncia il garzone di una pizzeria newyorkese con la margherita appena ordinata. ”Peccato ragazzo, sei in ritardo di vent’anni” gli fa l’occhiolino Vanessa Del Rio. Una che fin dai suoi tempi d’oro di pornostar la bocca l’ha usata anche per dire battute piene di doppi sensi alla Mae West. Un altro esempio? Quando l’incauto cronista le domanda se vuole aspettare di aver mangiato la pizza per continuare l’intervista, si fa una bella risata: ”E perché mai? Ho sempre saputo parlare con la bocca piena”. [...] si è ritirata dal porno nel 1986 dopo aver girato 120 film e sta per ricevere la definitiva consacrazione: un monumento di carta preziosa, firmato Taschen, colto, elegante e modaiolo editore internazionale. La sua celebrazione di prima star etnica del porno (ha ascendenze cubane e portoricane) è un libro foderato di leopardo di oltre 300 pagine, accompagnato da un dvd di due ore e mezzo. Edizione limitata in 1.500 copie numerate e firmate, con una litografia disegnata apposta da Robert Crumb. In più, come nel film Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, in una delle copie un fortunato lettore scoprirà un biglietto d’oro valido per una serata con Vanessa. Il titolo del libro l’ha coniato da sola: 50 years of slightly slutty behavior, ossia, più o meno, ”Cinquant’anni di comportamento lievemente da puttana”, usando la stessa autoironia di cui sopra. Ma il contenuto l’ha selezionato Dian Hanson, direttrice del copioso settore erotico Taschen, che ha anche mobilitato artisti famosi (i fotografi Helmut Newton, David La-Chapelle, Terry Richard son e il disegnatore italiano Franco Saudelli). ”Ci ho lavorato sei anni” ha detto Dian a Panorama ”è la storia di una donna dalla carica erotica feroce che, a differenza di tante sue colleghe, ha fatto l’attrice porno non per amore dei soldi, ma per amore del sesso. Un modello positivo ed eversivo per la società, come sempre quando una donna rivendica la propria libera sessualità”. [...] ama Sophia Loren [....] ”[...] Ho avuto una vita selvaggia, ma l’ho voluta io, ed è stata una lunga, continua avventura” [...] Se non fosse diventata una pornostar cosa avrebbe fatto? ”Forse la poliziotta. Mi piaceva la divisa. Oppure la suora, che manna per i preti… [...] ho avuto una rigidissima educazione cattolica [...] nella parte finale della mia carriera ho potuto fare anche un po’ di commedie, quindi un po’ ho recitato. Ma prima, a vent’anni, come potevo? Davano sempre buona la prima sequenza girata [...] Ero una libera pensatrice, oltre che libera scopatrice. Erano gli anni Settanta, mi lasciavo andare, seguivo il flusso. Conservavo però quel minimo di coscienza per ricordare la posizione per la macchina da presa, senza bisogno che me lo dicesse il regista. Non mi dovevano mai spiegare cosa fare, mi dicevano solo: ”Pronta?’ [...] Gli uomini hanno soggezione di una donna sessualmente libera. Moglie, mamma, figlia e sorella sono sacre. Per il resto ci sono le amanti. l’unica maniera che gli uomini conoscono per venire a patti con quella dose di puttana che è presente in tutte le donne. [...] Le cose estreme le facevo fuori dal set. Come quella volta che rimorchiai una famiglia di cinque zingari in una discoteca. Come andò a finire? Legga il libro”. Se girassero un film sulla sua vita chi vorrebbe nel suo ruolo? ”Rosario Dawson. Sono sicura che mi conosce: quella mossa che fa in Sin City, roteare lentamente la lingua sulle labbra, è talmente mia che Taschen l’ha voluta, tridimensionale e in movimento, anche sulla copertina del libro”» (Marco Giovannini, ”Panorama” 11/10/2007).