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 2007  ottobre 11 Giovedì calendario

L’economista gioca d’azzardo. Il Sole-24 Ore, giovedì 11 ottobre Uno dei più brillanti matematici e divulgatori scientifici di oggi, John L

L’economista gioca d’azzardo. Il Sole-24 Ore, giovedì 11 ottobre Uno dei più brillanti matematici e divulgatori scientifici di oggi, John L. Casti, professore al Politecnico di Vienna e a Santa Fe (New Mexico), ha scritto anni fa un libro in cui dà i voti alle categorie professionali che, per mestiere, devono anche cercare di divinare il futuro. Gli addetti alla meccanica quantistica risultavano – in Searching for Certainty: What Scientists Can Know About the Future – i migliori. E gli economisti i peggiori. Le due principali notizie dell’estate-autunno 2007 sul fronte economico globale, la crisi dei mutui subprime americani e l’ulteriore indebolimento-record del dollaro, non possono che confermare la bassa posizione degli economisti. L’ex governatore della Federal Reserve americana, Alan Greenspan, ha ad esempio utilizzato le sue recentissime memorie (in uscita la traduzione italiana, L’era della turbolenza, Sperling&Kupfer, 20 euro) per mettere le mani avanti e spiegare come, sì, non aveva capito i rischi della troppo facile concessione di mutui immobiliari a clienti subprime, cioè non garantiti. Lo stesso sta accadendo, con il credito per l’acquisto di autovetture e per il credito al consumo in genere. I guai, come doveva spiegare il successore di Greenspan alla guida della Federal Reserve, Ben Bernanke – nella testimonianza resa il 20 settembre scorso alla Commissione sui servizi finanziari della Camera americana – sono venuti dai mutui a tasso variabile, mentre "i mutui subprime a tasso fisso hanno avuto una performance più stabile". Ora, era stato Greenspan stesso a consigliare i mutui a tasso variabile poiché in un clima di bassa inflazione trovava il tasso fisso troppo oneroso. Consiglio che, ammette adesso, fu un errore. Grave anche, visto che parte non piccola del suo libro di memorie è dedicata a spiegare come il rischio di fondo dell’economia globale sia l’inflazione, dato che le spinte deflattive dovute all’ingresso nell’economia industriale di un miliardo e più di lavoratori a basso costo (Cina e India in prima linea) si va esaurendo. E quando c’è inflazione i tassi aumentano e i mutui a tasso variabile diventano, per molti, una tagliola. Del rischio dei subprime, ammette Greenspan, la Fed non si accorse fino "a fine 2005". E nell’ottobre 2006 era lo stesso Greenspan, uscito dalla Fed, a dichiarare che sull’immobiliare "il peggio dovrebbe essere passato". Dovevano trascorrere sei mesi prima che qualcuno lanciasse davvero l’allarme, cosa che fu fatta solo nell’aprile del 2007, di fronte ai primi fallimenti di operatori creditizi del settore casa. Ancora a marzo del 2007, su 60 economisti e analisti sondati dal "Wall Street Journal" sul rischio che la crisi dei subprime investisse l’intero settore immobiliare, 26 lo ritenevano improbabile, 32 probabile o possibile, e in un rapporto di 4 a 1 dichiaravano, a marzo, che "il peggio della crisi immobiliare è dietro le nostre spalle". Per arrivare a una piena consapevolezza della gravità del problema solo a inizio estate. " stato un lungo viaggio solitario e mi sono preso molti insulti – dice Doug Kass, gestore di fondi, uno dei guru spesso invitati a trasmissioni su investimenti e risparmio, e che per lungo tempo aveva denunciato la debolezza del mercato dei mutui ”. Con il solo Nouriel Roubini al mio fianco". Professore alla Stern school of management, e animatore con Brad Stetser di un blog molto seguito, Roubini dava tuttavia per certa una recessione nel primo semestre 2007, e non c’è stata. Confermando così l’antico adagio secondo cui "i macroeconomisti hanno esattamente preannunciato nove delle ultime cinque recessioni". Un altro adagio dice che i pessimisti fanno titolo sui giornali e gli ottimisti fanno i soldi, investendo quando dovrebbe esserci una crisi che non c’è. La storia delle previsioni economiche è piena zeppa di incidenti clamorosi e i più ricordati, ma non i soli, sono quelli che hanno peccato di ottimismo, errore costante ad esempio di tutti i governi e dei loro esperti. "Questa ripresa durerà per sempre", scriveva il 30 giugno ’98 Rudiger Dornbusch del Mit sul "Wall Street Journal". Una frase che al povero Dornbusch, scomparso nel 2002, è stata ampiamente rimproverata. In realtà si trattava di un’espressione infausta in un’analisi che voleva chiarire come molti avessero peccato per difetto nel non saper prevedere la forza della ripresa Usa nella seconda metà degli anni 90. Un rimprovero che lo stesso Greenspan fece agli economisti e anche a se stesso nel maggio del ’98, con l’inflazione, disse, cronicamente stimata in eccesso e la crescita del Pil in difetto. Dornbusch venne criticato per non avere previsto la recessione del 2001-2002, una delle più brevi, e che secondo alcuni, il Nobel Robert Mundell fra questi, non impedisce di sostenere che il quarto di secolo che parte dal 1982 è stato uno dei periodi più lunghi di crescita dell’economia americana. Le monete in genere, e il dollaro per primo, sono un terreno quanto mai infido, come ha sperimentato di recente il seguitissimo Conference Board americano (si veda la scheda in alto) che pronosticava a gennaio 2007 un "graduale rafforzamento". E il finanziere Warren Buffett, scommettendo troppo in anticipo sul calo del dollaro, ha perso 310 milioni di dollari nel 2004-2005. "Ci sono troppe variabili per le monete, e fare previsioni è quanto mai complicato", dice Paul Robinson, economista monetario dalla britannica Barclays Capital. "Solo un pazzo può pretendere di prevedere i cambi monetari", ha sempre sostenuto Mervyn Allister King, dal 2003 governatore della Banca d’Inghilterra, e che come si è visto a settembre non aveva previsto la possibilità che anche in Gran Bretagna la crisi dei subprime colpisse duro, con il rischio fallimento per alcune banche commerciali. In realtà, sosteneva J.Scott Armstrong nel suo classico lavoro sulle previsioni economiche (Long-Range Forecasting: From Crystal Ball to Computer, 1978), è impossibile fare una previsione accurata oltre i pochi mesi, e la competenza tecnica, oltre un minimo livello necessario, conta poco. Bisogna appellarsi al fiuto, per chi ce l’ha, e all’esperienza. Un confronto a largo raggio indicava che il sistema della continuità, prevedere cioè per i prossimi mesi la continuazione di quanto accade adesso, si è rivelato giusto in una percentuale di casi oscillante, secondo i vari tipi di previsione, dal 38 al 64% (Spyros Makridakis e altri, 1982). Un risultato non disprezzabile, se confrontato con il profondo scetticismo di un uomo di lunga e vasta esperienza quale fu l’economista John Kenneth Galbraith, convinto che "l’unica funzione delle previsioni economiche sia quella di fare apparire rispettabile l’astrologia". Mario Margiocco