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 2007  ottobre 11 Giovedì calendario

PECHINO

Anche nell’avvicinamento ai giorni speciali dei «cinque cerchi» è una Cina che viaggia a due velocità. E che ha pure un doppio volto: una faccia sta nell’efficienza che deve definire un’immagine vincente; l’altra sta nell’autoritarismo sempre strisciante, che a volte sconfina in contraddizioni e in messaggi diplomaticamente inequivocabili. Insomma, il secondo e ultimo incontro con la stampa mondiale, quando al via dei Giochi mancano 300 giorni (la scadenza è domani), non ha rimosso tutti i dubbi sulle libertà individuali, di circolazione e di informazione. Ma tant’è, forse è presuntuoso immaginare che un Paese governato con schemi ancora rigidi possa cambiare volto solo perché si appresta ad accogliere un evento planetario. Il ragionamento, semmai, è opposto: siete voi gli ospiti, dunque regolatevi. Prendiamo allora come incoraggiante la promessa, ribadita ieri, che ci sarà un netto allentamento di certi vincoli. La celebrazione dei Giochi concluderà l’Olimpiade cinese con una sorta di zona franca, nella quale spicca la frase del premier Hu Jintao: «I giornalisti potranno esprimersi senza limitazioni». Qualcuno ha anche proposto di avvertire della provvisoria novità la gente e la polizia, a scanso di equivoci e di sorprese; si è suggerita l’idea di realizzare cartelli da piazzare nei luoghi pubblici e il consiglio verrà preso in considerazione. Ma se si prova ad andare oltre, ecco che si sbatte contro i muri. Domanda: « possibile che questa libertà rimanga anche dopo, come eredità olimpica?». Risposta dei dirigenti del comitato organizzatore: «Non è un nostro problema, chiedete al governo». La verità è che si dovrà coesistere, in modo intelligente e, appunto, rispettando il padrone di casa, con tanti ostacoli, più o meno grandi. Ad esempio, sono raddoppiati i tempi necessari ad ottenere un permesso per far accedere ospiti al centro stampa: ora servono 24 ore se si tratta di un accreditato, 48 se è persona estranea alla famiglia olimpica. Ieri, poi, ha preso corpo un potenziale problema legato alla libertà di culto. Tra le cose vietate, infatti, ci sono i proseliti politici e religiosi. Se uno prega, dunque, rischia? «Se uno vuole pregare, si reca nei luoghi della città deputati a questo.
E nel villaggio olimpico ci saranno posti a loro volta adatti». Occorrerà prudenza: un atleta come il tiratore Pellielo, che va in pedana leggendo la Bibbia, dovrà astenersi dal farlo. E così pure il cappellano azzurro, don Carlo Mazza, che è solito distribuire pamphlet spirituali agli atleti e celebrare parecchie messe, dovrà stare attento. Di sicuro non potrà officiare all’aperto, come successe a Sydney, o in un atrio, come a Torino. esagerato pensare che in caso di sgarro arriverà automaticamente la stangata (in un’altra parte dell’«editto» si spiega che ci saranno eventualmente degli avvertimenti), ma sarà bene non rischiare.
La Cina che fa rotta verso i Giochi non potrà permettersi azioni troppo violente, però, in una sorta di gentlemen agreement preventivo, ha comunicato le sue regole.
Tanto per essere espliciti, ha anche detto come funzionerà se ci saranno richieste per andare a seguire il viaggio della fiaccola verso l’Everest e nel Tibet, zona «calda» per i noti motivi politici: le selezioni saranno severe e, causa l’altura, sarà necessario essere in ottima salute, come certificheranno dei medici. Un modo formalmente inappuntabile per passare al setaccio gli indesiderati.