Stefano Bucci, Corriere della Sera 11/10/2007, 11 ottobre 2007
La cosa più sorprendente è stato forse il successo: posti esauriti in pochi giorni. Il «Treno Carducci» che parte stamani alle dieci e mezza dalla stazione di Castagneto Carducci, vicinissimo ai «cipressetti alti e schietti» di Bolgheri, sarà così tutto completo, quasi a voler testimoniare «la modernità» di un poeta troppo a lungo penalizzato da «un’immagine vecchia, stantìa, pesante »
La cosa più sorprendente è stato forse il successo: posti esauriti in pochi giorni. Il «Treno Carducci» che parte stamani alle dieci e mezza dalla stazione di Castagneto Carducci, vicinissimo ai «cipressetti alti e schietti» di Bolgheri, sarà così tutto completo, quasi a voler testimoniare «la modernità» di un poeta troppo a lungo penalizzato da «un’immagine vecchia, stantìa, pesante ». Questa è almeno l’opinione di Angelo Varni, docente di Storia contemporanea all’Università di Bologna e tra gli organizzatori di questo viaggio attraverso i luoghi cari a Giosuè Carducci organizzato nel centenario della morte (avvenuta il 16 febbraio del 1907): «Il nostro vuole essere un modo colto ma leggero per avvicinarsi a Carducci – spiega Varni ”, un modo il più lontano possibile dalla classica visione scolastica». Quello del «Treno Carducci» sarà un viaggio lungo due giorni (oggi e domani) che, dopo l’ex-Castagneto Marittimo (poi ribattezzato appunto Carducci) in provincia di Livorno, toccherà Pisa, Firenze e Faenza per approdare infine a Bologna. Mentre lungo il viaggio si alterneranno momenti didattici e performance teatrali: con alcuni dei maggiori esperti di Carducci (oltre a Varni, Marco Antonio Bazzocchi, Roberto Balzani, Andrea Battistini, Emilio Pasquini, Umberto Carpi, Cosimo Ceccuti) a dividere quel «palcoscenico in movimento » con gli attori (Raoul Grassilli, Caterina Malfitano, la Compagnia Fantasma che ridurrà la vita del poeta premio Nobel nel 1906 in dieci minuti di spettacolo). Il motivo? «Approfondire il Carducci persona, poeta, politico e professore in una chiave meno accademica, per favorire l’apprezzamento delle sue infinite tematiche». Oggi, a salire sul locomotore d’epoca e sui due vagoni Centoporte, saranno gli studenti delle superiori che attraverseranno il cuore di quella maremma pisana «tanto cara all’infanzia e all’adolescenza solitaria di Carducci» fino ad arrivare a Pisa, la città della formazione universitaria, e infine a Firenze. Domani sarà invece il pubblico «normale » che (condotto prima da una motrice a vapore e poi da un locomotore E428) passerà da Firenze a Faenza (con tanto di brindisi celebrativo) a Bologna, patria adottiva del poeta (nato a Valdicastello il 27 luglio 1835), con visita alla sua Casa Museo, all’Aula Carducci, alla Casa del Melograno di via Broccaindosso, la stessa del Pianto antico (lungo il percorso ci sarà spazio anche per lezioni e intermezzi a base di poesie carducciane «musicate e cantate»). Ma questa sera a Firenze, proprio a cavallo tra le due giornate di viaggio, ci sarà tempo e modo per una conferenza aperta sul tema «Il Risorgimento oggi» con Ernesto Galli della Loggia e Angelo Varni (sede del Consiglio della Regione Toscana, ore 17 e 30) impegnati ad analizzare «i rapporti tra la cultura e la società odierne e le radici risorgimentali del nostro Paese, per verificarne continuità e rotture e per capire se e quale tipo di dialogo possa instaurarsi fra la civiltà europea dell’Ottocento e i nostri giorni». E sarà proprio Giosuè Carducci a fare da «cartina di tornasole» per questo confronto perché spiega Varni: «Rappresenta tutte le contraddizioni di quel Risorgimento in cui lui stesso credette senza dimenticare che Carducci rimane ancora oggi uno dei personaggi guida del post-Risorgimento, delle sue pulsioni e delle sue incertezze». Ed ecco che si torna così al tema della «modernità» di Carducci in qualche modo elemento-chiave della manifestazione promossa da Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna in collaborazione con il Consiglio Regionale Toscano e Fondazione Spadolini-Nuova Antologia (con il patrocinio del Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario carducciano), la modernità delle idee ma anche la fede nel progresso. Non a caso, forse, come mezzo di trasporto è stato scelto appunto il treno: il «bello e orribile mostro» che nel suo giovanile Inno a Satana (composto nel 1863 e pubblicato nel novembre 1865) Carducci definirà «forza vindice della ragione» che «getta il fischio che sfida lo spazio». Lo stesso mostro («indomito», «benefico», «di fiamme cinto ») che «i monti supera, divora i piani» e che qualche anno più tardi (sarà il 1876) «ansimando» lo porterà lontano dai suoi «cipressetti», gli stessi «cipressetti» che il «Treno Carducci» sfiorerà nella sua lunga corsa.