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 2007  ottobre 11 Giovedì calendario

Maternità e carriera. Due percorsi che, in passato, sono stati spesso considerati inconciliabili, nella convinzione che non si possa essere allo stesso tempo madre e professionista di successo

Maternità e carriera. Due percorsi che, in passato, sono stati spesso considerati inconciliabili, nella convinzione che non si possa essere allo stesso tempo madre e professionista di successo. Ma la situazione sta cambiando, all’estero, come si evince dal libro "Mamme manager" ( Il Sole 24 Ore) di Wendy Sachs. La giornalista statunitense racconta l’esperienza di decine di mamme in carriera per concludere che «se proprio non si può avere tutto, si può avere almeno un po’ di tutto, sempre». L’autrice stessa sembra essere la prova vivente della tesi esposta. Giornalista per il programma "American Morning" della Cnn, ha vinto numerosi premi per i servizi realizzati. Ma non solo! Ha anche un marito e due figli, oltreché un aspetto gradevole e curato. La ricetta del successo presentata nel testo appare molto semplice: molta organizzazione e un pizzico di creatività. Così, per esempio, l’agente delle star hollywoodiane Cindi Berger trascorre il tempo in auto al telefono, per organizzare le feste dei bambini o parlare con le maestre, mentre la stilista Wendy Bellissimo ha l’abitudine di portare in ufficio i figli neonati. Tuttavia nel nostro paese la realtà risulta ben diversa. Basti pensare che, come afferma la sociologa Francesca Zajczyk nel libro "La resistibile ascesa delle donne in Italia" (Il Saggiatore), da noi le donne manager senza figli sono il 43,1%. Tra gli uomini con pari ruolo e responsabilità solo il 13,9% non ha figli, mentre il 57% ne ha ben due. Dichiara a tal proposito Chiara Saraceno, professore ordinario di Sociologia della famiglia presso la Facoltà di Scienze politiche dell’università di Torino: «Avere un figlio non è necessariamente in contrasto con l’investire nel lavoro. Però lo diventa se l’organizzazione del lavoro e dei tempi delle carriere non lascia spazio alla modifica del tempo interiore, oltre che organizzativo, che la presenza di un bambino porta con sé». Di fatto coniugare i due ruoli non è facile. Testimonia Francesca Mambrini, a capo dell’omonima azienda di calzature: «Alle volte mi sento una sorta di equilibrista, devo tenere in aria tanti birilli senza farli cadere. Mi capita di alzarmi da una riunione e correre a prendere i miei figli a scuola per accompagnarli in piscina e poi tornare in ufficio e riprendere il filo del discorso ». La situazione si fa più complessa nei mesi estivi. «I bambini hanno tre mesi di vacanza e i genitori no! Così a partire dalla metà di giugno occorre fare riferimento a svariate strutture di supporto: dai camp all’oratorio», dice Loredana Spotti, direttore commerciale di Coopgas. Strette tra lavoro e famiglia, molte manager lamentano infine l’assenza di tempo per se stesse. «Al termine della giornata ciò che mi manca sono dieci minuti tutti per me, per fare cose banali come leggere un giornale», confessa Elisa Astori, vice presidente dell’azienda di design Driade.