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 2007  ottobre 11 Giovedì calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

LONDRA – Ha vinto un Oscar ed è diventato un cult della campagna contro il riscaldamento terrestre. Ma il film di Al Gore An Inconvenient Truth, una Verità scomoda, secondo l’Alta Corte di Londra, contiene delle «non verità sconvenienti». Il giudizio è stato sollecitato da un camionista del Kent padre di due studenti delle scuole medie dopo che il governo aveva deciso di inviare 3.500 copie del documentario agli istituti secondari di Inghilterra e Galles.
Dopo averlo visto e studiato, il giudice ha osservato che il filmato è «largamente accurato», ma «in un contesto di allarmismo ed esagerazione» delle cause e degli effetti del cambiamento climatico.
Utilizzando la sua popolarità carismatica, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti avrebbe prodotto un’opera volutamente di parte per rafforzare il consenso alla sua causa (e le sue accuse all’amministrazione Bush). «Non è solo un documento scientifico, è un film politico» ha detto il magistrato chiamato a decidere se potesse essere mostrato nelle scuole del Regno.
Nove gli errori individuati dall’Alta Corte. La previsione che il livello dei mari potrebbe innalzarsi di sei metri nel futuro prossimo «è allarmista, perché il consenso scientifico indica un periodo di millenni». E ancora, l’affermazione di Gore che la Corrente del Golfo potrebbe scomparire è stata definita «altamente improbabile». Il documentario attribuisce al cambiamento climatico la riduzione della superficie del lago Ciad, lo scioglimento delle nevi del Kilimangiaro e l’uragano Katrina, ma il giudice inglese non ha trovato conferme scientifiche.
Secondo le fonti consultate dall’Alta Corte non è nemmeno vero che gli orsi polari stiano morendo annegati per la riduzione dei ghiacci polari: sono stati trovati solo quattro orsi morti dopo una tempesta.
Il giudice Michael Burton non è un negazionista del cambiamento climatico.
Dà ragione ad Al Gore quando attribuisce la responsabilità dei fenomeni alle emissioni di gas serra dovute ai combustibili fossili. Ma non accetta la sua «visione apocalittica».
Soprattutto, pensa che i ragazzi delle scuole medie non possano vedere il film acriticamente. Per questo, An Inconvenient Truth potrà essere proiettato nelle aule, ma gli insegnanti dovranno essere preparati a sottolineare le forzature politiche e a presentare anche pareri discordanti.
Esattamente quello che voleva il camionista del Kent, che nel suo esposto aveva obiettato contro «la visione a senso unico e il rischio di lavaggio del cervello».

www.repubblica.it 12/10/2007
ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA - Quest’oggi potrebbe ricevere a Stoccolma il premio Nobel per la pace, nella sua qualità di animatore e trascinatore del movimento mondiale in difesa dell’ambiente. Ma ieri, intanto, l’Alta Corte di Londra ha emesso un verdetto di parziale condanna nei confronti di Al Gore e della sua campagna contro l’inquinamento atmosferico: in particolare contro "An inconvenient truth" ("Una verità scomoda"), il documentario che gli ha già fatto vincere un premio Oscar ad Hollywood. Il film dell’ex-vicepresidente degli Stati Uniti, afferma la sentenza emessa dal giudice Michael Burton, contiene "nove errori significativi", e pur essendo largamente accurato nella sua illustrazione delle cause e dei probabili effetti del cambiamento climatico, fa delle affermazioni sbagliate, in un contesto di "allarmismo ed esagerazione".
Il motivo che ha portato un documentario sull’ambiente a venire di fatto processato in Gran Bretagna davanti alla più alta istanza giudiziaria è curioso. Il governo laburista di Gordon Brown, un fiero sostenitore della lotta contro l’effetto serra, aveva deciso di far vedere il film di Gore in tutte le scuole medie secondarie per sensibilizzare gli studenti sui danni e sui pericoli dello spreco energetico e dell’inquinamento. Ma un provveditore agli studi, nella contea del Kent, si è opposto all’iniziativa, accusando il governo di volere fare "il lavaggio del cervello" ai bambini. La faccenda è così finita in tribunale, e ad occuparsene è stata chiamato il giudice Burton, uscito da Eton ed Oxford, con un passato di militanza nel Labour, vedovo, padre di quattro figlie allevate praticamente da solo, membro dell’Alta Corte dal 1998.
Esaminato il documentario e confrontatolo con un’ampia rassegna di studi in materia di ambiente, l’alto magistrato ha concluso che "la visione apocalittica" presentata dal film è "politicamente di parte" e non un’analisi imparziale della questione del cambiamento climatico. Un’opera "politica, non scientifica", che contiene una serie di errori fattuali minori ma pur sempre di rilievo. Il giudice ne ha citati nove, inclusa la previsione che lo scioglimento dei ghiacci farà alzare il livello dei mari di sette metri nel prossimo futuro, mentre "un simile scenario da Armageddon potrebbe realizzarsi solo nel corso di un millennio"; la tesi secondo cui gli orsi polari stanno affogando nel tentativo di cercare un nuovo habitat a causa del surriscaldamento del Polo e le affermazioni che l’esaurimento della corrente del Golfo, la perdita delle nevi del Kilimangiaro, il prosciugamento del lago Ciad, sono da imputare direttamente all’emissione di gas nocivi. Il messaggio centrale è esatto, sentenzia il giudice, ma gli errori significano che il film, per essere mostrato nelle scuole, deve essere accompagnato da informazioni "più equilibrate". Stamane sapremo se i giurati del Nobel sono d’accordo.