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 2007  ottobre 09 Martedì calendario

Paolo Gotti, 63 anni, noto architetto e fotografo bolognese, ha svelato a "Chi” che trent’anni fa ebbe una «tenera amicizia» con Veronica Lario: «Raffaella e io ci siamo frequentati dal 1973 al 1977

Paolo Gotti, 63 anni, noto architetto e fotografo bolognese, ha svelato a "Chi” che trent’anni fa ebbe una «tenera amicizia» con Veronica Lario: «Raffaella e io ci siamo frequentati dal 1973 al 1977. Io l’ho conosciuta con quel nome». Quello di battesimo, Miriam Bartolini, non le piaceva. Veronica Lario lo scelse anni dopo per la sua carriera d’attrice: «Tutti a Bologna la chiamavamo Raffaella. Il diminutivo ”Lella” era concesso a sua madre e a pochi altri. Me la presentò un amico comune. Lei voleva che qualcuno le facesse delle fotografie. Io avevo 29 anni, Raffaella 17. Quando arrivò in studio, mi colpirono la sua femminilità, l’intensità degli occhi, la sinuosità di un corpo già adulto. A quel tempo io ero giovane, un po’ ”farfallone”; da cosa nacque cosa e iniziammo a frequentarci. Io ero uno scavezzacollo a quei tempi. Ho avuto altre relazioni durante la nostra ”amicizia”». Lei gli «piaceva molto», lui gli scattò foto «per piacere personale e per campagne pubblicitarie. Ne ricordo una, che le ho fatto per un’agenzia di viaggi». Raffaella era una ragazza «passionale, silenziosa, con grandi momenti di tristezza, che la portavano al pianto. A cornice, un’enorme dolcezza nei confronti dei bambini. Amava i luoghi tranquilli. Avevo una casa in Toscana, priva di luce e gas, molto rustica. Le piaceva molto andarci e spesso ci rifugiavamo lì. Veronica era anche molto romantica e profonda: appassionata di filosofia, letteratura, poesia. Voleva crescere in fretta». Lui spesso si è domandato che cosa la rendesse così malinconica: «Non ho una risposta, solo un’opinione. Lei ha vissuto con sua madre Flora, in via San Donato, a Bologna. Flora era una ragazza madre che viveva modestamente, ma con grande dignità, lavorando come commessa alla Standa. Del padre di Veronica Lario non ho mai saputo nulla e ho sempre pensato che fosse questa mancanza a renderla triste. Si trattava di un’amarezza di fondo, che qualche volta emergeva, ma non di uno stato permanente, sia chiaro. Aveva anche un piccolo complesso, il seno: lo trovava troppo generoso. Ma era talmente bella che nessuno faceva caso a quel dettaglio». Nella Bologna di fine Anni Settanta Gotti era «di sinistra», Veronica Lario «non era un’attivista politica e lei e io ci siamo frequentati solo fino al 1977. Allora simpatizzava per la sinistra». Per quale motivo il vostro rapporto è finito? «Diciamo che è venuto naturale non frequentarci più. Abbiamo preso due strade diverse. Pensandoci bene, è da trent’anni che io e lei non ci sentiamo».