Varie, 11 ottobre 2007
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Ertl Gerhard
• Stoccarda (Germania) 10 ottobre 1936. Chimico. Laurea in Fisica nel 1961, l’anno dopo diventa professore all’Università di Monaco di Baviera con un dottorato di ricerca, nel 1968 si trasferisce all’Università di Hannover, dove assume la direzione dell’Istituto di Chimica-fisica e di Elettrochimica, prima di tornare a Monaco come direttore dell’Istituto di Chimica-fisica della Lmu. Nel 1982 è nominato professore onorario nelle due università dell’allora settore occidentale di Berlino. Attualmente è professore emerito al Max Planck di Berlino. Premio Nobel 2007 • «[…] padre della moderna ”chimica delle superfici” [...] ha ottenuto il premio nel giorno del 71esimo compleanno. Scegliendo lui, la fondazione di Stoccolma ha confermato il suo interesse per le applicazioni pratiche della scienza di base. Lo scienziato tedesco è infatti il padre di una disciplina che studia le reazioni chimiche delle molecole di gas che entrano in contatto con la superficie di alcuni metalli solidi. Le marmitte catalitiche delle auto funzionano con questo principio. Il monossido di carbonio (uno dei gas di scarico) entra in contatto con le celle di platino delle marmitte. La reazione chimica - che usa il metallo come catalizzatore - aggiunge un atomo di ossigeno al monossido. Si generano così anidride carbonica e acqua, emessi dal tubo di scappamento. Ma le applicazioni ambientaliste degli studi di Ertl non si fermano qui, perché le reazioni fra i cristalli di ghiaccio e i gas dell’alta atmosfera terrestre spiegano anche la dinamica del buco dell’ozono. Il suo laboratorio, tra l’altro, ha introdotto il microscopio fotoelettronico per osservare direttamente le reazioni fra le molecole. Riguardo al premio in denaro messo a disposizione dalla fondazione Nobel (1,1 milioni di dollari), Ertl non poteva che commentare: ”Non mi aspettavo un regalo di compleanno così”» (Elena Dusi, ”la Repubblica” 11/20/2007) • « il primo ”Nobel verde”. I principi teorici di Gerhard Ertl sono un salto nella complessità delle molecole e delle loro interazioni, ma i prodotti che hanno generato e produrranno in futuro ci sono famigliari come presenze benigne, esempi di tecnologia soft che alleggeriscono il tremendo peso dell’umanità sul pianeta. Sono la marmitta catalitica che rende le auto più ecocompatibili, i pannelli fotovoltaici che convertono la luce solare in elettricità, le celle a combustibile che un giorno trasformeranno qualsiasi veicolo - anche i jet - in miracolose macchine a emissioni zero. tutto merito di un tedesco del Max Planck Institute di Berlino [...] Se la chimica è nata come ”liquida”, vale a dire con sostanze disciolte in soluzione, come si impara a scuola con gli esperimenti fai-da-te, la sua - che è un’autentica rivoluzione - si basa invece sulle azioni delle molecole appoggiate su superfici trattate. E qui si spalancano tante sorprese. Quando la molecola di un gas va a sbattere contro un ”muro”, per esempio, può frantumarsi, scomponendosi negli atomi che la compongono, e questi possono interagire con la superficie stessa. Oppure può incontrare un’altra molecola, già posata sulla superficie, e avviare una reazione chiamata ”binaria”. Gli effetti sono sempre clamorosi, perché cambiano le caratteristiche del supporto, che assume particolari proprietà magnetiche oppure elettriche. Ertl è stato il primo a compiere osservazioni di questo tipo, utilizzando il platino. Ed è così che è stato possibile studiare gli effetti del buco dell’ozono e creare i catalizzatori, come le ormai onnipresenti marmitte per auto. In questo caso - spiegano i tecnici - si innesta una reazione sui fumi inquinanti, utilizzando proprio il platino e anche l’oro, e, mentre migliora la combustione del motore, dal tubo di scappamento escono sostanze meno tossiche. L’effetto? Non solo siamo immersi in un’atmosfera un po’ più pulita, ma anche nell’universale tormentone di Euro1, Euro2, Euro3, Euro4, Euro5, in un crescendo ecologico che - prima o poi - dovrebbe proiettarci nell’Eden hi tech delle altrettanto famose celle a combustibile per i motori a idrogeno. Sempre citate e sempre osannate, pochi le hanno già viste dal vivo. noto, però, che ogni cella è composta da due camere, una di ossigeno e una di idrogeno, divise da un membrana. I catalizzatori - di nuovo loro - sono al centro della reazione che produce acqua (espulsa come vapore acqueo) ed elettricità (in ogni camera si trova un elettrodo). Ci vogliono tante celle per generare l’energia necessaria a far correre un’auto, ma non è questo il problema. la membrana, delicata e imperfetta, a far dannare gli ingegneri, impedendo l’affidabilità necessaria. E poi, come sempre, ci sono i costi, al momento proibitivi. [...]» (Gabriele Beccaria, ”La tampa” 11/10/2007).