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 2007  ottobre 09 Martedì calendario

Sono la moglie del leader dell’opposizione e rispetto questo ruolo»: con queste parole Veronica Berlusconi ha declinato l’invito di Walter Veltroni a una sua eventuale candidatura nelle file del Partito democratico

Sono la moglie del leader dell’opposizione e rispetto questo ruolo»: con queste parole Veronica Berlusconi ha declinato l’invito di Walter Veltroni a una sua eventuale candidatura nelle file del Partito democratico. E proprio nella settimana in cui la moglie del leader di Forza Italia ha conquistato le pagine dei più autorevoli quotidiani italiani e stranieri, esce una storia che fino a questo momento era rimasta segreta. (Veronica Lario - Foto di Paolo Gotti per CHI) La storia di un’amicizia tra una giovanissima Veronica (ma a quei tempi per tutti era solo Raffaella) e un fotografo, che la immortalò con il suo obiettivo. Immagini assolutamente inedite, che rivivono per la prima volta nel racconto del loro autore e che mostrano una Lario mai vista, nelle vesti di una modella bellissima e sensuale. Da allora sono passati più di trent’anni: Veronica Berlusconi e Paolo Gotti, autore delle fotografie di queste pagine, non si sono mai più sentiti. A parlare per loro è rimasto un album, che rievoca una giovinezza spensierata e che ”Chi” mostra per la prima volta. Timida, riservata, taciturna, facile ai rossori dell’imbarazzo. Il suo volto, già bellissimo, si tingeva di malinconia, di silenzi e di lacrime senza dare alcun preavviso. Amava i bambini, con la dolcezza tipica di un’adolescente che sviluppa i primi istinti materni. Questa era Veronica Lario, moglie del presidente Silvio Berlusconi, a diciassette anni: una ragazza speciale in una Bologna ”movimentata” – quella degli Anni Settanta – dove è cresciuta ed è diventata donna. (Veronica Lario - Foto di Paolo Gotti per CHI) A raccontare per ”Chi” i sogni, le speranze e il carattere di una giovanissima signora Berlusconi è Paolo Gotti, 63 anni, noto fotografo bolognese e autore delle immagini che vedete in queste pagine. «Raffaella e io ci siamo frequentati dal 1973 al 1977», ricorda oggi Gotti. Già, Raffaella. E non Veronica Lario (nome d’arte di quando era attrice) o Miriam Bartolini (nome anagrafico), ma proprio Raffaella. «Io l’ho conosciuta con quel nome», prosegue Paolo. «Quello di battesimo non le piaceva. Veronica Lario lo scelse anni dopo per la sua carriera d’attrice». E continua: «Tutti a Bologna la chiamavamo così. Il diminutivo ”Lella” era concesso a sua madre e a pochi altri». (Veronica Lario - Foto di Paolo Gotti per CHI) Eravate fidanzati? «Non esattamente. Potremmo chiamarla una ”tenera amicizia”, non un fidanzamento. La conobbi nel 1973. Me la presentò un amico comune. Lei voleva che qualcuno le facesse delle fotografie. Io avevo 29 anni, Raffaella 17. Quando arrivò in studio, mi colpirono la sua femminilità, l’intensità degli occhi, la sinuosità di un corpo già adulto. A quel tempo io ero giovane, un po’ ”farfallone”; da cosa nacque cosa e iniziammo a frequentarci. Io ero uno scavezzacollo a quei tempi. Ho avuto altre relazioni durante la nostra ”amicizia”». Scattò molte foto a Veronica Lario in quel periodo? «Io sono fotografo e architetto. Racconto ciò che mi piace e lei mi piaceva molto: gliene scattai per piacere personale e per campagne pubblicitarie. Ne ricordo una, che le ho fatto per un’agenzia di viaggi». (Veronica Lario - Foto di Paolo Gotti per CHI) Che tipo di ragazza era Raffaella? «Passionale, silenziosa, con grandi momenti di tristezza, che la portavano al pianto. A cornice, un’enorme dolcezza nei confronti dei bambini. Ricordo che una volta si mise a giocare con il figlio di Fabio Mazzari, un amico di quei tempi (oggi attore e tra i protagonisti della soap ”Vivere”, ndr). Sembrava una mamma o una sorella maggiore. Amava i luoghi tranquilli. Avevo una casa in Toscana, priva di luce e gas, molto rustica. Le piaceva molto andarci e spesso ci rifugiavamo lì. Veronica era anche una giovane donna molto romantica e profonda: appassionata di filosofia, letteratura, poesia. Voleva crescere in fretta». (Veronica Lario - Foto di Paolo Gotti per CHI) Si è domandato che cosa la rendesse così malinconica? «Certamente. Ma non ho una risposta, solo un’opinione. Lei ha vissuto con sua madre Flora, in via San Donato, a Bologna. Flora era una ragazza madre che viveva modestamente, ma con grande dignità, lavorando come commessa alla Standa. Del padre di Veronica Lario non ho mai saputo nulla e ho sempre pensato che fosse questa mancanza a renderla triste. Si trattava di un’amarezza di fondo, che qualche volta emergeva, ma non di uno stato permanente, sia chiaro. Aveva anche un piccolo complesso, che rendeva il suo carattere ulteriormente particolare». Quale? «Il seno: lo trovava troppo generoso. Un complesso curioso in una donna». (Veronica Lario - Foto di Paolo Gotti per CHI) Perché curioso? «Era talmente bella che nessuno faceva caso a quel dettaglio». Lei sostiene che Veronica Lario fosse una donna sensuale. Che cosa intende di preciso? «Solo che era molto passionale e libera». (Veronica Lario con bandana e occhiali da sole - Foto di Paolo Gotti per CHI) Le viene in mente un momento, un aneddoto, in cui ha pensato che Veronica Lario, oltre a essere così bella come lei ricorda, avesse anche una marcia in più come donna? «Tanti, uno in particolare. Come fotografo viaggiavo molto. Così ci vedevamo a intervalli. Un giorno partii per un lungo servizio. Un amico comune le chiese: ”Ti secca che Paolo debba stare via per così tanto tempo?”. Lei rispose: ”Seccare no, dispiacere sì”. La differenza tra i due verbi mi colpì molto. ”Seccare” è qualcosa che riguarda l’egoismo, il fastidio. ”Dispiacere” è più emotivo, più altruistico». Nella Bologna di fine Anni Settanta c’era una forte tensione politica e sociale: lei, Gotti, che simpatie politiche aveva? «Ero di sinistra». (Veronica Lario con la scoppoletta siciliana - Foto di Paolo Gotti per CHI) E Veronica Lario? «Ha studiato all’istituto d’arte in anni difficili per la città. Non era un’attivista politica e lei e io ci siamo frequentati solo fino al 1977. Allora simpatizzava per la sinistra. Io oggi non voto neppure». (Veronica in primo piano - Foto di Paolo Gotti per CHI) Per quale motivo il vostro rapporto è finito? «Diciamo che è venuto naturale non frequentarci più. Abbiamo preso due strade diverse. Pensandoci bene, è da trent’anni che io e lei non ci sentiamo».