Roberto D’Alimonte, Sole 24 Ore 9/10/2007, 9 ottobre 2007
Berlusconi non ha tutti i torti. Se si votasse ora la vittoria della Cdl sarebbe praticamente scontata
Berlusconi non ha tutti i torti. Se si votasse ora la vittoria della Cdl sarebbe praticamente scontata. Anche al Senato. Come noto è in questa Camera che si nasconde il rischio maggiore perché qui il sistema elettorale fa acqua da tutte le parti. Ma Berlusconi ha ragione quando dice che oggi il vento soffia talmente forte a suo favore da poter neutralizzare anche l’handicap insito nel sistema elettorale del Senato. Forse sbaglia solo nel predire le dimensioni di una sua eventuale vittoria: 39 senatori a suo vantaggio sono tanti, troppi. più realistico ipotizzare che la sua maggioranza potrebbe essere tra 19 e 35 seggi. Sempreché non si realizzi una clamorosa inversione di tendenza. (Il Cavaliere operaio!) Infatti non bisogna mai dimenticare che un conto sono le previsioni fatte a freddo e tutt’altro conto sono i risultati dopo una campagna elettorale in cui Berlusconi potrebbe vedersela con un leader "nuovo" come Veltroni. Il vero problema per Veltroni è che presentarsi con l’attuale coalizione, ammesso che sia possibile, sarebbe un handicap dopo l’esperienza conflittuale del governo Prodi. Presentarsi invece con una coalizione dimagrita potrebbe significare una sconfitta certa in partenza. Un dilemma non facile da risolvere. Ciò premesso, e assumendo che le due coalizioni siano quelle del 2006, abbiamo simulato due possibili scenari sui possibili risultati al Senato oggi, uno più favorevole dell’altro per la Cdl. Va da sé che alla Camera, stando alle previsioni attuali, la Cdl non avrebbe difficoltà a vincere il premio nazionale. Nel primo scenario, quello meno favorevole, avrebbe al Senato una maggioranza di 19 seggi. Finirebbe infatti 167 a 148. Rispetto alle elezioni del 2006 vincerebbe anche in Abruzzo, Campania e Calabria. Per le altre regioni abbiamo ipotizzato lo stesso risultato del 2006. Nello scenario più favorevole per la Cdl, oltre alle vittorie nelle tre regioni citate, abbiamo stimato due seggi in più in Lombardia, un seggio in più Veneto e Sicilia e la vittoria in Sardegna. Con il vento che tira ora è molto probabile che in queste regioni (con l’eccezione della Sardegna) la Cdl potrebbe conquistare più seggi di quelli che assegna il premio di maggioranza. In questo caso finirebbe 171 a 144 e la maggioranza di Berlusconi sarebbe di 27 seggi. Ma le cose potrebbero andare ancora meglio per il Cavaliere. Infatti se alle prossime elezioni si votasse con questo sistema elettorale due regioni-chiave sarebbero Liguria e Marche che nelle nostre simulazioni abbiamo assegnato in entrambi i casi all’Unione. Se così non fosse e, visto che la differenza tra chi vince e chi perde in queste regioni è di due seggi, il risultato finale potrebbe diventare 175 per la Cdl contro 140 per l’Unione. (I piddini Walter-Ego e Prodino - Foto U.Pizzi) E in questo caso la maggioranza di Berlusconi sarebbe di 35 seggi. In un sistema come quello attuale, Liguria e Marche pesano sul risultato finale quanto Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Umbria e Sardegna messe insieme. In altre parole, una coalizione vincendo nella Marche e in Liguria potrebbe permettersi di perdere nella altre quattro regioni citate senza che il risultato finale cambi di segno. Questo perché nelle prime due regioni la vittoria vale due seggi, e quindi in totale quattro seggi, mentre nelle altre quattro regioni la sconfitta vale un seggio e quindi il totale farebbe sempre quattro seggi. Non è la sola assurdità possibile: per esempio, in Lombardia, con 47 senatori da eleggere la vittoria vale 5 seggi, mentre in Piemonte, dove i senatori sono meno della metà la vittoria ne vale quattro. Oppure, ed è ancora più assurdo, il fatto che la Liguria valga quanto la Toscana e così via. Come andiamo dicendo da sempre il sistema elettorale del Senato è una vera e propria lotteria e proprio per questo va riformato. Non si possono eleggere 315 senatori con 17 premi regionali assegnati, tra l’altro, in modo da non tener conto del peso effettivo delle diverse regioni. Nel 2006 la lotteria non ha prodotto un vero vincitore. Prodi ha vinto di poco e solo grazie a Tremaglia e cioè all’errore della Cdl di presentare troppe liste nella circoscrizione estero. Se si votasse oggi un vincitore molto probabilmente ci sarebbe ma potrebbe anche questa volta risultare azzoppato. Come si può pensare di far correre al Paese un rischio simile nelle attuali condizioni? Basterebbe questa considerazione a spingere una classe politica responsabile a mettere mano ad una riforma elettorale che va fatta in ogni caso per tanti buoni motivi.