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 2007  ottobre 10 Mercoledì calendario

ROMA - La notte che Edo Parpaglioni andò in pensione, c’era tutta Repubblica ad aspettarlo, in piazza Indipendenza: alle due del mattino scendeva con i responsabili della tipografia, il giornale appena stampato sottobraccio, pensava già alla sua terza vita

ROMA - La notte che Edo Parpaglioni andò in pensione, c’era tutta Repubblica ad aspettarlo, in piazza Indipendenza: alle due del mattino scendeva con i responsabili della tipografia, il giornale appena stampato sottobraccio, pensava già alla sua terza vita. La prima a Paese Sera, la seconda nel nostro giornale come caporedattore di notte, dall’87 al 2001. La terza, la più tranquilla, a scrivere libri, a lavorare per il sindacato. L’ultima purtroppo è stata la più breve, ed Edo se n’è andato stamattina al "Gemelli" di Roma, aveva 71 anni. Ci sono persone sconosciute ai lettori, indispensabili dentro un giornale. Edo era uno di questi. Arrivava alle 18 e girava per i settori: gli bastava un’occhiata per cogliere l’atmosfera, prevedere i ritardi, la nottata che avrebbe passato a chiudere la prima edizione. Tante volte l’abbiamo visto teso, arrabbiato, con quel filo di sudore che ti dà l’ansia di chiudere, di fare arrivare il giornale in tempo da tutte le parti. Poi c’è quella maledetta ora, da mezzanotte all’una, in cui deve riguardare tutte le pagine, trovare gli errori, dare un’occhiata alle notizie e fare un check anche sui concorrenti. Tutto sul filo dei minuti. Ogni sera Edo usciva infuriato e stremato, ogni pomeriggio ritornava carico. Aveva lavorato con i giornali di piombo, con le linotype; aveva seguito l’immensa trasformazione che i giornali hanno vissuto: la fotocomposizione, la teletrasmissione, il colore. Poi, dopo la pensione, si era perfino avvicinato a internet, era curioso del lavoro del sito, chiamava ogni tanto: "Secondo me, fanciulli, questa notizia è messa male". Non ha mai perso il fuoco della professione e quello della politica. Per questo, nella sua terza vita, si è messo a scrivere. Un libro su Paese Sera, giornale che sembrava intramontabile, università per generazioni di professionisti. Un libro sulla sua vita di povero ragazzo del Testaccio cresciuto nella guerra e nel culto dell’antifascismo, con un bellissimo titolo: "Sotto l’ombra di un bel fior". Attraverso gli occhi di Marcello, ha raccontato Roma quando era più verde, più povera e affamata, prima dal regime poi dalla guerra. Tra Ostiense e Testaccio, Edo ha descritto i giochi dei bambini nella calma del cimitero inglese, gli assalti delle madri ai depositi di cibo, le bombe sul gazometro e su San Lorenzo, le torture ai partigiani nella caserma di via Tasso. Come eravamo - disperati e poveri - solo qualche generazione fa. Ecco, Edo non ha mai smarrito né memoria, né esperienza: per questo, quella notte d’agosto, tutto il giornale volle festeggiare il suo addio, salutando uno che aveva lasciato una traccia. E per questo tutta la nostra redazione oggi lo piange e manda un abbraccio alla moglie e alle figlie Mara e Loredana. I funerali si svolgeranno a Roma sabato 13 alle ore 12, al Tempio Egizio del Verano. (10 ottobre 2007)