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 2007  ottobre 10 Mercoledì calendario

Avanzo primario e sconti da supermarket L’avanzo primario del bilancio dello Stato è la differenza fra gli incassi e le spese, esclusi gli interessi pagati sul debito pubblico

Avanzo primario e sconti da supermarket L’avanzo primario del bilancio dello Stato è la differenza fra gli incassi e le spese, esclusi gli interessi pagati sul debito pubblico. L’avanzo primario è dunque la somma disponibile per pagare gli interessi sul debito pubblico (BOT, CCT, ecc.) e, se dopo ne avanza, per ridurre questo debito. Se invece l’avanzo primario non è sufficiente per coprire gli interessi da pagare, lo Stato in qualche modo deve pur finanziarsi. Può stampare nuova moneta oppure può indebitarsi ulteriormente. E’ quello che fanno certe ditte che cadono in mano agli strozzini: chiedono ulteriori prestiti per pagare gli interessi, e poi falliscono. Nel caso dello Stato, con questo comportamento, viene traslato il problema degli equilibri finanziari alle generazioni successive, che si troveranno a dover bilanciare i conti, e questo succederà o con l’inflazione (ma l’essere nell’area della moneta unica europea rende queste operazioni monetarie difficili per i singoli stati) o con un aumento delle imposte. L’avanzo primario del 2005 è lo 0,5% del prodotto interno lordo (PIL); non basta a coprire gli interessi sul debito pubblico che è il 106% del PIL. Bisogna però guardare un po’ più addentro alle cose. Per degli investimenti produttivi ci si può anche indebitare. Ci vuole un progetto, e se questo progetto è buono ma non si hanno capitali per realizzarlo, si chiede un prestito, poiché il progetto genererà ricchezza che consentirà di ripagare il debito. Purtroppo non ho visto in questi ultimi tempi e non vedo progetti validi. Forse enunciati sì, ma non realizzati. I numeri poi sono certamente indiscutibili, in sé e per sé, ma non dicono nulla sulla qualità di quello che rappresentano. Gli incassi da cosa sono costituiti? Da imposte sul reddito, cioè rappresentano una quota di ricchezza prodotta, oppure da imposte indirette (un balzello sull’esistenza), o da operazioni occasionali (condoni e simili che minano la moralità di un sistema), o da alienazioni che riducono il patrimonio dello Stato? E le spese? Sono spese che pongono le basi per la produzione di ricchezza (infrastrutture, educazione, formazione, ricerca), o sono spese che contribuiscono alla serenità sociale (aiuto ai bisognosi, ammortizzatori sociali, sanità e pensioni), oppure sono solo sprechi ed erogazioni senza costrutto? Molti decenni fa ho visto in un film di Ingmar Bergman una scena che mi ha impressionato: la coppia dei protagonisti doveva divorziare ed è andata dal giudice per il procedurale tentativo di riconciliazione. Sono stati accolti in un salottino attiguo allo studio del giudice e hanno discusso con il magistrato seduti in poltrone attorno ad un tavolino. Sarebbe parso naturale che una cameriera con grembiulino bianco venisse ad offrire del tè. Ma forse non era l’ora. Che qualità di servizio pubblico, come apparivano ben spesi i soldi delle tasse svedesi, tra le più alte dell’occidente! Il problema non è ribassare le tasse. E’ dare dei buoni servizi spendendo oculatamente. Non mi pare importante abbuonare un po’ di tasse ai cittadini, bensì metterli in grado di guadagnare e di pagare le tasse sui loro guadagni. Questa continua seduzione del cittadino offrendo sconti e riduzioni fiscali ha un sapore di imbonimento da tele-vendita. Siamo ingannati da inviti a visioni parziali. La norma secondo cui un lavoratore dopo l’età pensionabile può continuare a lavorare percependo uno stipendio maggiorato perché gli si aggiunge una quota dei contributi sociali abbuonati al datore di lavoro può contribuire al reddito della persona anziana e soprattutto ritarda le erogazioni dell’INPS, ma sottrae occasioni di lavoro a un giovane. I pensionati devono avere una pensione sufficiente, e se hanno ancora capacità di lavorare (cosa augurabile a meno di rimbambimento) si possono dedicare al sociale, con gran vantaggio della comunità e della loro personale soddisfazione. L’ultimo appello all’egoismo degli elettori da parte del Presidente del Consiglio (votate considerando solamente i vostri interessi, altrimenti siete dei coglioni) lo trovo avvilente. Il messaggio di un governante deve essere che egli amministrerà nell’interesse di tutti e che tutti devono quindi contribuire secondo le loro possibilità. Questo, e non altro, è il suo compito. Infatti (e cito la Costituzione italiana) la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto, e ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società (art. 4). Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva ed il sistema tributario è informato a criteri di progressività (art. 53). Dobbiamo lasciare ai nostri discendenti un mondo migliore di quello che abbiamo trovato. Dal Governo mi aspetto questo impegno e garanzie in tal senso. Non compro, perché mi si fa uno sconto di pochi euro, un prodotto che non mi serve e non mi piace. Sabato 8 Aprile 2006 Costantino Lazzari MANDA QUESTO ARTICOLO