Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  ottobre 12 Venerdì calendario

La Strambelli è più light che mai dopo aver danzato due ore. E se non prende il volo dalle palme della sua terrazza romana sulle statue del Vittoriano e le fontane del Bernini è solo perché non soffia abbastanza vento e la tengono a terra le Converse All Star che si mette ai piedi quando è Nicoletta e non Patty

La Strambelli è più light che mai dopo aver danzato due ore. E se non prende il volo dalle palme della sua terrazza romana sulle statue del Vittoriano e le fontane del Bernini è solo perché non soffia abbastanza vento e la tengono a terra le Converse All Star che si mette ai piedi quando è Nicoletta e non Patty. (Patty Pravo) La prima volta che la incontrai era un’improbabile quarantenne molto leggiadra, sopravvissuta a un decennio sabbatico di fughe nel deserto fra i tuareg, che mangiava formiche e pesce crudo, si fidava degli animali e diffidava degli uomini, quelli che la paparazzavano ovunque, «anche seduta sul cesso», e meditava di partire come crocerossina per l’Africa, salvo poi imbarcarsi all’ultimo momento per la California con il boyfriend dell’epoca e Sunshine, l’amato fox terrier. Diciassette anni dopo è una ancora meno probabile quasi sessantenne, sempre leggiadra e anche un po’ raffreddata. «Colpa mia. Stanotte alle 4 ero nuda in terrazza che annaffiavo le piante». Ha sostituito Sunshine, defunto, con Jean-Paul, un «esserino» di stoffa, «che ce l’ha con me perché non lo porto mai alle prove». Parla con il corvo che ha salvato quando gli hanno bruciato le ali, con le api e con i gabbiani. La novità è l’autobiografia edita dalla Mondadori, in libreria dal 2 ottobre, e non si chiama, pensate un po’, Pensieri stupendi e nemmeno Pazze idee, ma ”Bla, bla, bla...” Scritta e meditata a quattro mani e tre teste con il critico musicale Massimo Cotto e, nell’ombra, Rossella Martini, amica, confidente e ufficio stampa. «Ma dimmi, non ti sei annoiato a leggerlo vero?», vezzeggia lady Pravo, classe 1948, vibrando a tutto vocione la celebre erre dentro una pelle dove, sarà il sashimi, non c’è traccia del tempo. «Mi nutro sempre di pesce crudo e verdure, mangio quando il mio corpo ha voglia di mangiare. Mia madre ha ottant’anni e gira in moto di grossa cilindrata. I medici dicono che la mia età biologica è di 35 anni». Un’impresa dedicarsi al passato per una sempre così lanciata nell’istante dopo. «La voglia mi è venuta leggendo le biografie di Ingrid Bergman, una donna dal coraggio pazzesco, e di Marlene Dietrich, con la quale ho scoperto di avere molte cose in comune. Volevo un libro leggero, divertente, di afflizioni ce ne sono già abbastanza». (Patty Pravo al PIPER CLUB) Ne risulta un apologo saggio e virtuoso, tra gli estri di Nicoletta e le scontrosità di Patty, la bambina e l’orsa, passando dal Piper all’Olympia, vagabondando per mare e per terra, tra concerti e sconcerti, cantando in napoletano, francese, inglese, cinese e ora in arabo, nel disco in uscita dedicato a Dalida e «al suo lato oscuro». Mai in fondo troppo diversa dalla decenne veneziana che sconvolgeva la tata dicendo di sé: «Sono una millenaria». Una delle rare biografie che non lascia morti e feriti alle spalle, che non indugia sulle cicatrici, non si vendica di nessuno, per quanto debba cimentarsi con una vita che non si è negata nulla, tutta rigorosamente «live» e a passo di carica. «La vita è una guerra sempre, ma dentro di me non riesco a tenere rancori. Diceva Confucio: ”La felicità non è avere tutto, ma cadere e poi risollevarsi”. Sono caduta e mi sono risollevata mille volte. Sai che noia, altrimenti». Sempre sospesa tra il pop e l’aristocratico, intima di Red Ronnie e di Mario Schifano, di Aldo Fabrizi e di Mick Jagger, di Alighiero Noschese e di Juliette Gréco, moglie di Riccardo Fogli e amica di Federico Fellini. «Mi chiamava per accompagnarlo da qualcuno che ci faceva le carte. Mi divertivo con lui, ci raccontavamo un sacco di bugie. Era deluso dalle mie tette. Non erano cresciute abbastanza». L’incosciente che a 19 anni canta ”Tu mi fai girar come fossi una bambola” e ”Ne me quitte pas”, quasi vince a Sanremo con ”La spada nel cuore” in coppia con Little Tony e strega Leo Ferrè interpretando ”Avec le temps”. «Un grande amico Leo, mi entra dentro ancora quando canto le sue cose. Divento una sua medium». (Little Tony con la figlia e Luciana Turina - Foto U.Pizzi) Undici capitoli, da «Pensiero stupendo, nasce un poco strisciando…» a «Oggi qui, domani là, io vado e vivo così…», passando per l’immancabile «Si potrebbe trattare di bisogno d’amore…». L’infanzia a Venezia, la casa ben frequentata, il cardinale Roncalli e Cesco Baseggio, la fondamentale nonna, gli anni del conservatorio, le fughe dal collegio, quando si fantasticava direttore d’orchestra e si ritrova a fare la ragazza del Piper. Quarant’anni di palcoscenico, tra amori, fughe e scandali, quasi mai cercati. Fino alla donna sofisticata di oggi che vuole riscrivere la Costituzione perché quell’articolo 1 proprio non le va giù. «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Ma si può? Quando invece dovrebbe essere fondata sul gusto e sul senso estetico». Amata da fan che vanno dagli 8 agli ottant’anni, incluso il marmocchio «che veniva tutti i giorni sotto il balcone a cantarmi My Way, come fossi Giulietta». Il piacere di stare con la gente, ma il piacere più forte di sottrarsi alla gente. «Io sono l’unica persona che non m’annoia mai. Non frequento le persone del mio ambiente, non mi piacciono». Quattro mariti e nessun figlio. «Non è compatibile con la vita d’artista. Che orrore quelle mamme che si portano i figli in concerto e li chiudono in camerino. Genitori e maestri non hanno più voglia né tempo di educare, è più facile dire sì. Questi poveri bambini hanno bisogno di tenerezza invece li riempiono di psicofarmaci». L’amore per Karol Wojtyla. «Mi ha conquistata il giorno in cui ha detto al mondo: ”Non abbiate paura”, il messaggio più grandioso mai lasciato da un pontefice. Vidi le sue performance in America e in Sud America. Ha dato una grande lezione di come si muore in un mondo che ha rimosso la morte». (Papa Wojtyla in una foto di repertorio - foto La Presse) Insonne cronica. «Mai dormito in tutta la mia vita, non più di tre ore al giorno». Niente chimica, solo caffè, tè e ginseng «che su di me hanno un potere calmante». La musica italiana? Tre nomi. Domenico Modugno, Lucio Battisti e Vasco Rossi. «Modugno il più grande di tutti. Eravamo amici. Una sera tornammo tardi in albergo e scoppiò un casotto nella camera accanto alla mia, dove Modugno e Shirley Bassey scopavano e urlavano con quei due vocioni. Mi dovetti alzare e bussare alla loro porta: fate più piano per favore, tra due ore ho l’aereo. Degli ultimi mi piace Tiziano Ferro. Mi ricorda come voce e come struttura ossea del volto Massimo Ranieri. Sere nere è bellissima. Non sopporto i cantanti che legano la musica alla politica. Io ho cantato per Silvio Berlusconi, che è un mio fan, per Emergency e alla Festa dell’Unità. Finì che vennero a chiederci i soldi per il partito. Non ho mai votato in vita mia. Pago le tasse, mi pare che basti. Mi piace quel negretto, Barack Obama, mettiamogli una parrucca bionda se serve». E ancora: le passeggiate a Venezia con Ezra Pound, le liti con Alberico Crocetta che non si dava pace «perché avrebbe voluto fare di Patty Pravo una replica infinita ma io avevo altro in testa. Ho scoperto la mia voce a cinquant’anni, quando ho messo su un disco della Fitzgerald giovane e ci ho cantato sopra. La tecnica è facile, tutti possono impararla, io preferisco sbagliare interpretando». (Domenico MOdugno - Foto La Presse) Il cinema mancato. «Mi dispiace non aver fatto Professione Reporter quando me lo propose Michelangelo Antonioni. Era il mio ruolo». L’unica italiana oltre a Pavarotti ad aver venduto oltre 100 milioni di dischi nel mondo. «Conoscevo bene Luciano. Mi è molto dispiaciuto non avere visto al suo funerale un abbraccio tra Adua e Nicoletta». Difende gli uomini ora che tutte scoprono quanto sono superflui. «La tragedia è che non esistono più gli uomini. Colpa delle donne. Non gli puoi tagliare le palle all’improvviso all’uomo, dopo millenni, deve essere fatto con un po’ di grazia» dice l’ultima diva. L’ultima insieme a Mina? «Uno spreco di talento, il suo. Se fai un disco l’anno fallo bene, cerca qualcosa di nuovo, altrimenti fanne uno ogni cinque anni». Dagospia 08 Ottobre 2007