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 2007  ottobre 09 Martedì calendario

PADOVA

Qualcuno, come successo a Bagnoli di Sopra, nella bassa Padovana, le chiamerebbe ronde islamiche. Preferendo all’integrazione un’incontrollata smania di sicurezza. Ma la realtà, a volte, è più semplice di come la si racconta. Nella moschea di via Anelli, in quello che era il Bronx della città del Santo, si sta celebrando in questi giorni il Ramadan, il mese sacro dei musulmani.
L’ultimo, quasi certamente, nel piccolo luogo di culto ricavato all’interno di un vecchio supermarket, al piano terra di una delle sei palazzine-alveare del residence «Serenissima». Entro la fine dell’anno, infatti, i fedeli di Allah dovrebbero essere trasferiti altrove. Con tutta probabilità in uno dei tanti capannoni abbandonati sparsi nella zona industriale di Padova. Così, almeno, vorrebbe il Comune. Le 22 sono passate da pochi minuti e dentro, in moschea, si continua a pregare. Fuori, invece, si chiacchiera a voce bassa per non disturbare l’Islam e i suoi sacri rituali. La via Anelli trasformata in discount della droga sembra, da più di due mesi, soltanto un brutto ricordo. Però, da non dimenticare. La festa di chiusura del 1 agosto scorso, presente l’artista Moni Ovadia, è stata anche un simbolo. Ma non solo. Poco lontano dall’ingresso, due giovani marocchini indossano una pettorina giallo fluorescente: uno all’incrocio con via Grassi, l’altro verso via Venezia.
«Macchè ronde, – sorride Khalil Boussouni, uno degli imam della moschea – sono soltanto una sorta di parcheggiatori, viste le tantissime persone che vengono qui a pregare in queste sere di Ramadan. Più di cinquecento ogni giorno. La strada è stretta e sarebbe anche a traffico limitato...». Intorno al «Serenissima», specie dietro al centro commerciale «Giotto», bazzica ancora qualche spacciatore. «A loro ci pensano i poliziotti e i carabinieri – spiega l’imam – ovviamente, se qualcuno viene a disturbarci, chiamiamo le forze dell’ordine o lo mandiamo a concludere i suoi affari altrove».
Ronde islamiche? No, grazie. Ci togliamo le scarpe ed entriamo in moschea. «Allahu Akbar », Dio è il più grande. Gli uomini da una parte, le donne dall’altra, separate da un muro in cartongesso. I bambini, tanti, ovunque. Gli imam di via Anelli vorrebbero aprire la moschea a tutta la città. Ma sanno, purtroppo, che ci verrebbero in pochi. «Troppi padovani – ribadisce Boussouni – vedono ancora in noi quelli che hanno occupato una parte del loro territorio. Ma non è così, anche se a volte li capisco. Anche a me darebbe fastidio, se sotto casa mia ci fossero spacciatori e sbandati. Ma l’Islam, in tutti questi discorsi, non c’entra».
Sarà Ramadan ancora per sette giorni, fino a venerdì prossimo. Vietato mangiare, bere alcol, avere rapporti sessuali, fumare e profumarsi. L’ultimo mese sacro all’ombra delle palazzine del «Serenissima», il cui futuro è più che mai incerto.
Davide D’Attino