Varie, 9 ottobre 2007
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Evans Martin
• Stroud (Gran Bretagna) 1 gennaio 1941. Premio Nobel per la Medicina 2007 (con Mario Capecchi e Oliver Smithies) • «[...] è stato lo scopritore delle staminali embrionali nel 1981: è professore alla Cardiff University, in Galles. Tra le sue conquiste, c’è quella di aver provato che queste cellule sono pluripotenti, dato che possono trasformarsi in qualsiasi tessuto. La sua tecnica, però, richiede la distruzione di embrioni ed è stata bollata da alcuni come ”immorale”» (’La Stampa” 9/10/2007) • «Premiando Martin Evans, Mario Capecchi e Oliver Smithies, l’Accademia dei Nobel ha abbracciato l’intera storia delle cellule staminali e dell’ingegneria genetica che a esse è stata applicata. Dagli anni ”70 [...] i tre scienziati hanno messo a punto tutti i metodi usati oggi per identificare e manipolare le staminali embrionali del topo. E che sia stato un Nobel tutt’altro che neutro politicamente lo si intuisce già dalla motivazione. I tre scienziati infatti sono stati premiati ”per le loro scoperte sulle modificazioni genetiche dei topi e l’utilizzo delle cellule staminali embrionali”. Topi geneticamente modificati (’Il patrimonio genetico dell’uomo e quello del topo sono uguali per il 99%” ha detto Capecchi [...] in conferenza stampa), staminali embrionali, malattie indotte nelle cavie. Leggendo gli studi di Evans, Capecchi e Smithies si incappa negli aspetti più controversi della scienza di oggi. Eppure gli strumenti messi a punto dai tre sono usati quotidianamente nei laboratori di tutto il mondo senza che nessuno tiri più in ballo scogli etici o legali. Anzi, molti ricercatori sperano di replicare i risultati ottenuti sui topi anche sugli uomini per correggere i difetti genetici che stanno alla base di malattie come Alzheimer, diabete, fibrosi cistica, malattie cardiache, tumori. Il primo corridore di questa staffetta lunga trent’anni è Martin Evans, 66 anni, inglese dell’università di Cardiff. Negli anni ”70 per primo coltivò in laboratorio le staminali che formano l’embrione del topo. ”Avevamo identificato le tanto ricercate cellule pluripotenti” scrisse in un articolo pionieristico su Nature, riferendosi alla capacità delle staminali di trasformarsi in ogni tipo di tessuto. Modificare i geni delle staminali, attivarli o disattivarli, correggerli con la massima precisione furono i passi successivi. Questi sviluppi arrivarono all’inizio degli anni ”90 grazie all’italo-americano Mario Capecchi [...] e allo statunitense Oliver Smithies[...]» (Elena Dusi, ”la Repubblica” 9/10/2007).