R..St., Corriere della Sera 9/10/2007, 9 ottobre 2007
MILANO
Come i fratelli maggiori sono più forti degli altri. Solo che loro non si contengono. Perché se Roberto Mancini può invitare i suoi giocatori, avanti 4-1 con la Roma all’Olimpico, a non rischiare e pensare anche alla sfida di Champions di tre giorni dopo, ad un bambino che corre dietro ad un pallone è difficile chiedere di non fare gol. E cosi, domenica scorsa, i pulcini Regionali dell’Inter, ragazzini di dieci anni che sognano di essere gli Ibrahimovic ed i Materazzi di domani, ne hanno fatti quaranta al Pergocrema. Ed il giorno dopo quel risultato eclatante (40-0) ha cominciato, via Internet, a fare il giro d’Italia. E c’è stato chi ha urlato «vergogna» o più elegantemente: «Si dovevano fermare». L’allenatore Giuliano Rusca, uno che che conosce il calcio giovanile da una vita, ci ha anche provato. Invano, però. «Perché ci dispiaceva per i bambini del Pergogrema, ma il problema è un altro», spiega Roberto Samaden, responsabile dell’attività di base del club nerazzurro. «Non si tratta di una partita di 90’ ma di quattro partite che si giocano su due campi. Ciascuna dura 24’(due minitempi da 12’). E come se fossero stati quattro ”’10-0’’, risultati che non avrebbero stupito nessuno nel settore giovanile. Forse non è giusto comunicare il 40-0 complessivo e sarebbe più opportuno parlare di 8 set a zero, dando un punto ad ogni minitempo. Si era ipotizzato l’anno scorso, ma c’è chi si è ribellato dicendo che non era più calcio..». Il principio delle partite «7vs7» è, infatti, quello di giocare tanto e, soprattutto, far giocare tutti. «E chi gioca, vuole fare gol e non tiene conto del punteggio complessivo», spiega Samaden. Tradotto: in una partita classica da 90’, avanti 15-0, si può intervenire per contenere il divario numerico. «A ragazzi più grandi si può chiedere di fare possesso palla. Ma ai bambini si può dire di non fare gol? In queste gare c’è lo spirito delle partite dell’oratorio. Quelle che facevamo tutti una volta. Tante volte finivano 33-2...». E, spesso e volentieri, ci si lamentava. Per il calare del buio che fischiava la fine.