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 2007  ottobre 09 Martedì calendario

«Should I stay or should I go»?. Sto ancora qui o è meglio che mi metta in moto? Il quesito, che richiama una canzone degli anni 80, è anche un problema serio cui ogni anno devono dare una risposta le tante specie di uccelli migratori che si accingono a lasciare l’Africa sub-Sahariana, dove hanno svernato, per raggiungere l’Europa dove si riprodurranno

«Should I stay or should I go»?. Sto ancora qui o è meglio che mi metta in moto? Il quesito, che richiama una canzone degli anni 80, è anche un problema serio cui ogni anno devono dare una risposta le tante specie di uccelli migratori che si accingono a lasciare l’Africa sub-Sahariana, dove hanno svernato, per raggiungere l’Europa dove si riprodurranno. Su questo tema s’è discusso in due eccellenti comunicazioni scientifiche nell’ambito del convegno, recentemente conclusosi ad Ancona, della Società italiana di ecologia. Molti dei nostri migratori svernano in quell’area a sud del Sahara detta Sahel, oppure ancora più a sud. Ora, a partire dalla seconda metà del secolo scorso, questi uccelli hanno mostrato una tendenza generalizzata ad anticipare le date di arrivo in modo collegabile ai cambiamenti climatici, in particolare all’aumento delle temperature invernali/primaverili, che tra l’altro determinano un’anticipazione del picco di risorse alimentari, essenziale nel momento della riproduzione. Certi migratori, in definitiva, sono in grado di arrivare da noi proprio al momento giusto, cioè anticipando il loro arrivo quando la primavera inizia precocemente, ma finora non s’era ancora capito come avrebbero potuto regolarsi, standosene laggiù nel Sahel, così da partire proprio nel momento più appropriato. Ebbene, nella loro comunicazione al convegno, intitolata appunto «Should I stay or should I go? Climatic connectivity and timing of bird migration», Roberto Ambrosini (Università di Milano Bicocca) e Nicola Saino (Università di Milano) hanno dimostrato l’esistenza di una correlazione negativa fra le temperature delle aree africane nel periodo dello svernamento e quelle che poi saranno prevalenti in Europa nel susseguente periodo degli arrivi. Per esempio, se a febbraio nel Sahel fosse relativamente caldo, in Europa dovremmo poi aspettarci piuttosto freddo nei mesi di marzo ed aprile. Basandosi su questa ipotesi interpretativa e utilizzando, per sette specie di migratori sub-Sahariani, la lunga serie di date «di primo arrivo» in Europa di cui gli ornitologi dispongono, gli autori hanno potuto così dimostrare che effettivamente negli anni in cui in febbraio nel Sahel era relativamente caldo, gli arrivi delle sette specie studiate, e cioè Balestruccio, Balia nera, Bigiarella, Luì grosso, Rondine, Upupa e Usignolo, erano state, come atteso, posticipate. A seguito e complemento di quanto fin qui illustrato, in una seconda comunicazione intitolata «Cambiamenti climatici, anticipo della data di arrivo e stato di conservazione degli uccelli migratori», presentata da Diego Rubolini (Università di Pavia) e Anders Pape Moller (Università P. e M. Curie di Parigi), s’è potuto mettere in evidenza che, purtroppo, non tutte le specie di migratori sono in grado di anticipare le date di migrazione, arrivo e nidificazione. Lo sfasamento rispetto al periodo ottimale, in ultima analisi, provoca un declino delle popolazioni. In questa categoria a rischio compaiono, tra tanti altri, il Beccaccino, il Cigno selvatico, la Colombella, il Culbianco, il Luì piccolo, il Fanello e il Torcicollo.