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 2007  ottobre 09 Martedì calendario

DAL NOSTRO INVIATO

PARIGI – Estate 2008, la stagione delle scelte. Guardaroba opposti. Rive Droite o Rive Gauche? Questo il dilemma. In una Francia spaccata fra chi sta con il presidente (destra?) Sarkozy e chi sta con Cécilia, la first (ex?) lady ribelle (sinistra?) anche la moda impone di scegliere. Radicalmente. Tra un’eleganza semplice, una sorta di new minimal (da Lanvin a Saint Laurent a Chloé) in chiave radical chic con principi comuni e «capi» saldi (dalla gonna longuette
alla giacca da smoking) e un’altra più caotica (da Louis Vuitton a Miu Miu a Kenzo) come tendenza perché impone prese di posizioni personali (o la stampa a fiori, o l’artistico, o il teatrale...).
Minimi comuni denominatori: la leggerezza dei tessuti e l’ossessione per le forme. E un’attenzione particolare perché lo show non superi la realtà (da Dior a Gaultier): passerelle meno spettacolari e più concrete. A volte sin troppo «prodotto» (da Chanel ad Hermès) per la Francia, decisamente una novità, quasi il mercato e quindi le aziende e dunque i fatturati... avessero frenato le manie di grandeur di parecchi couturier. O forse sono loro a «invecchiare»: da Gaultier a Galliano a Jacobs, si comincia a viaggiare sulla quarantina. Saggezza certo fa rima anche con stanchezza, ma non sempre. Qualche volta.
SETA E CHIFFON – Come Milano, anche Parigi ha scelto che sia seta, ovunque e comunque. La ricerca della leggerezza ha condotto gli stilisti per mano sul tessuto più sottile che ci sia. Dal taffetà allo chiffon, passando dal tulle. Ma in tutta questa gran corsa nell’alleggerire (stagioni sempre più calde?) non è mai la trasparenza ad avere la meglio. Perché se c’è una campagna vinta, a questo giro di valzer del fashion system, sicuramente è stata quella contro le volgarità. E incredibilmente la leggerezza non ha mai significato nudità gratuite. Piuttosto di fronte a uno scollo, una pettorina o una collana a nasconderlo. Dalla Francia, comunque il tessuto new entry: l’organza.
VITA ALTA E GONNA CORTA – Altro grande tema parigino. da un po’ di stagioni che i couturier ci provano ad alzare la vita. Con i pantaloni ma anche con le gonne. Per quanto, come dice Carolina, protagonista del romanzo-realtà La mia nuova vita bassa (Sonzogno): «...Quelli della moda tentano sempre di alzarla, la vita, ma senza successo». Vita alta, comunque. Arricciata, per di più. E gonne corte, ma corte. Sin troppo. A «destra». A «sinistra» o longuette o poco sopra il ginocchio.
OSSESSIONE FORME – Se le temperature possono aver condizionato la leggerezza, le forme, forse, hanno risentito degli strascichi sulle polemiche legate a moda e magrezza. Più di uno stilista lo ha confessato. Non ultimo quell’Alber Elbaz (Lanvin) che Parigi ha acclamato (applausi, urla e standing ovation) come il migliore (con Balenciaga e McQueen): «Perché una donna deve essere costretta in bustier e forme aderenti. Libera di avere qualche chilo in più o in meno, senza per questo sentirsi a disagio. Così i volumi sono sempre over e le forme morbide e leggere. E anche una gonna couture longuette e strutturata ecco che ha l’elastico in vita». Le spalle sono importanti, esasperate e a punta, spesso. Forme a uovo, ancora. E svasate.
NATURA AD ARTE – Possono essere gli uccelli, i fiori, le foreste... Ed è fra le scelte tassative imposte: o flora e fauna à gogò, stampata, ricamata, applicata. O il nulla. Dunque collezioni a tinte unita da una parte (sinistra) e coloratissime dall’altra (destra). Con l’aggiunta, nel caso, di piume di qua e di là. Colorate e spalmate saranno per la prossima estate un must imprescindibile, ma non per gli scaramantici che già incrociano le dita e toccano ferro! Entra l’arte anche a Parigi, come Milano. Fortissimamente che sia pittura, video installazione, teatro. l’opera d’arte che diventa di moda o la moda che si eleva ad arte? Ed è il tema dibattuto. Dice sempre Quirino Conti, l’intellettuale stilista, che l’abito non deve necessariamente essere funzionale all’uso ma come un oggetto di designer (o d’arte) può vivere di vita propria. Piacere e non essere utile, se non a mostrarsi. Ancora Elbaz, contraddice il disquisire: «Basta con questa moda artistica o teatrale, io voglio vestire le donne di tutti i giorni, quelle che lavorano: alte o basse, giovani e non, grasse o magre, bionde o brune!». Mentre Miuccia Prada nel raccontare la sua «teatrale» Miu Miu è convinta che la contaminazione sia la strada giusta per uscire con fantasia dal decadentismo che avanza. Rive Gauche o Rive Droite, allora?