Anna Tonelli, la Repubblica 6/10/2007, 6 ottobre 2007
RICCIONE
Ha tra i 18 e i 35 anni, sogna il Suv, ritiene che la trasgressione in strada sia eccitante e segno di distinzione, aggira le regole con l´obiettivo di farla franca, sentendosi più furbo dei controllori. l´identikit di chi utilizza l´auto con la consapevolezza di correre dei rischi. Soprattutto giovani, in maggioranza maschi, che non rispettano codici della strada né temono multe o sottrazione di punti alla patente, pur di "andare oltre il limite", per usare un´espressione corrente. Il ritratto dei guidatori fuorilegge emerge da una ricerca sulla "Cultura della Sicurezza Stradale" condotta dagli studiosi di Antropologia culturale dalla Facoltà di Sociologia della Sapienza di Roma. Intervistando oltre 6000 giovani, si è cercato di capire quanto gli stili di guida siano influenzati dagli stili di vita.
«La cosa sorprendente - argomenta Gioia Di Cristofaro Longo che ha diretto la ricerca - è che la trasgressione è vissuta come amore per il rischio, attraverso atteggiamenti comuni quali la spavalderia, il senso di immunità e la superficialità».
Per cercare di spiegare l´identità di coloro che decidono di "andare al massimo", i risultati dell´indagine sono stati presentati alla platea di divise che si sono ritrovate a Riccione per il Convegno nazionale di polizia locale. Mentre scorrono tabelle e grafici, vigili e poliziotti scuotono il capo. «I comportamenti di guida - aggiunge la professoressa Di Cristofaro Longo - sono condizionati dal fascino della trasgressione e dall´attrazione per il rischio, anche nella piena consapevolezza dei pericoli connessi». Ciniche e talvolta agghiaccianti alcune delle risposte degli intervistati: «Il rischio è un attimo in cui dimentichi questa vita», «sfidare la sorte non pensando alle conseguenze», «fare quello che è vietato», «un modo per distinguersi dalla massa». C´è chi azzarda pure una sorta di sentenza fatale: «Guidare senza regole è avvicinarsi alla soglia del non ritorno».
«Dai questionari - è la tesi degli studiosi - è chiaro che i giovani decidono di correre un rischio per un´illusione di invulnerabilità, spavalderia, omologazione al gruppo che prevale sulla razionalità. Sembra quasi che si sia portati ad accettare l´incidentalità, drammaticamente testimoniata spesso ai lati della strada da croci, piccole lapidi, fiori che ricordano vittime della strada, come qualcosa da ascrivere al cosiddetto ordine normale delle cose».
Una delle responsabilità maggiori nell´indurre a questi comportamenti sconsiderati alla guida è da attribuire, secondo la ricerca, ai messaggi contraddittori di una società che da una parte è iperprotettiva, ma dall´altra permette spot pubblicitari e campagne che celebrano velocità ed estasi. «Frasi come "brucia il futuro" o "pronti al decollo" che incentivano l´acquisto di alcune tipologie di auto - attesta la ricerca - non fanno altro che favorire stili di guida fuori norma, in cui essere prudente coincide con l´essere pauroso o pavido».
Di fronte a un panorama così desolante, occorre approntare strumenti di controllo, prevenzione ed educazione in grado di contrastare e sovvertire tali storture. «Ben vengano sanzioni e multe - si legge nella ricerca - ma rischiano di non essere sufficienti. Per un´efficace cultura della sicurezza stradale, è necessario far conoscere i rischi attraverso precise tecniche di valutazione che presuppongono un´interazione fra informazione, educazione e repressione».
«Dobbiamo costruire un immaginario culturale - conclude Gioia Di Cristofaro Longo - che parta da una corretta informazione capace di superare interessi economici e bombardamenti pubblicitari, per passare dall´idea della competizione individuale a quella della cooperazione e della responsabilità».