Riccardo Magrini, La Gazzetta dello Sport 6/10/2007, 6 ottobre 2007
Dicono che sia il Grande Maestro più amato della terra. Di certo Viswanathan Anand, che sul tetto del mondo è salito pochi giorni fa vincendo il campionato mondiale di Città del Messico, è un personaggio scacchisticamente «anomalo»
Dicono che sia il Grande Maestro più amato della terra. Di certo Viswanathan Anand, che sul tetto del mondo è salito pochi giorni fa vincendo il campionato mondiale di Città del Messico, è un personaggio scacchisticamente «anomalo». Il dottor Ruben Fine, psicologo e scacchista pentito, autore di una pungente operetta sulla natura psicologica di chi dedica tutta la sua vita a questo gioco, ne sarebbe rimasto sorpreso. «Vischy» – così lo chiamano gli amici – è gentile, educato, equilibrato, disponibile: una persona del tutto normale. Esattamente il contrario dell’arrogante e aggressivo Kasparov, adesso candidato contro il partito di Putin alla presidenza della Russia, del freddo e calcolatore Karpov o dello stravagante e capriccioso Fischer, tanto per citare i suoi più famosi predecessori. Nel suo paese, l’India, Viswanathan è una celebrità, è uno degli sportivi più famosi del subcontinente. Ha imparato a giocare all’età di 5 anni dalla madre Sushila e a 16 era già campione nazionale, a 18 campione del mondo juniores e Grande Maestro, il più giovane di tutta l’Asia. TITOLO A META’ Nel 2000, a 31 anni, è arrivato finalmente al massimo titolo assoluto, ma era un titolo dimezzato dalla spaccatura provocata da Kasparov che aveva fondato una associazione di professionisti in contrasto con la federazione internazionale. Ora, con il titolo riunificato, Anand è il campione di tutti ed è campione vero, come dimostra il rating internazionale che lo vede da tempo ben saldo al primo posto, unico giocatore attualmente ad avere superato quota 2800. Con il successo di Anand i riflettori del mondo scacchistico si spostano sul Paese in cui, secondo un’antichissima tradizione, nacque all’inizio dell’era volgare il «più bel gioco del mondo». un ritorno alle origini. Ma «Vischy » non si sente un eroe. Dopo tutto, gli scacchi per lui rimangono un gioco, il più bel gioco del mondo.