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 2007  ottobre 06 Sabato calendario

Il 14 giugno 1924, la Fifa (fondata a Parigi il 21 maggio 1904) decise che «un giocatore in posizione di fuorigioco non commette alcuna infrazione, purché trovandosi in tale posizione non disturbi un avversario e non prenda parte al gioco

Il 14 giugno 1924, la Fifa (fondata a Parigi il 21 maggio 1904) decise che «un giocatore in posizione di fuorigioco non commette alcuna infrazione, purché trovandosi in tale posizione non disturbi un avversario e non prenda parte al gioco. Un giocatore che, trovandosi in posizione di fuorigioco, avanza verso il pallone, e che , così agendo, ha una influenza sul corso del gioco, deve essere punito».  una definizione di fuorigioco tollerante rispetto a quelle di Uppingham, anno 1860, che definiva decisamente «out of play», fuori dalla battaglia, il giocatore oltre la linea del pallone. L’uomo «dietro il gioco» manteneva, anche nel 1924, un profilo sinistro, un calciatore da punire perché potenzialmente «goal-poacher», un bracconiere del gol. Un giudizio popolare indimenticabile. La regola numero 11, quella del fuorigioco, è stata molte volte modificata dalle interpretazioni della Fifa, che ha però mantenuto intatta la definizione di principio; infatti, negli ultimi anni, si è discusso soltanto sul peso tecnico da riservare al «bracconiere». Intorno al 1990, chi superava la linea di difesa, a prescindere dall’eventuale attività, era in fuorigioco; così si sviluppò anche la tattica di «mettere» l’attaccante in fuorigioco. Alcune partite finivano con 20-30 fischi per fuorigioco e conseguenti interruzioni. Troppe. Si cercò allora di valutare l’effettiva partecipazione del calciatore all’azione e nacque la suddivisione tra fuorigioco attivo e «passivo», non punibile, anche se occasione di continue discussioni. Ad un incontro con gli allenatori a Coverciano, Zeman mi disse che, nella sua visione di calcio, il giocatore passivo doveva stare in tribuna. Le interpretazioni sulla reale consistenza della passività sono diventate infinite: ogni guardalinee sembrava mosso da regole diverse. La richiesta di uniformità, formulata anche da molti allenatori internazionali, ci porta direttamente ad oggi: il contenitore della regola è quello del 1924, ma il fuorigioco passivo non c’è più. Può essere in fuorigioco soltanto il calciatore al quale sarà destinata la palla; non solo: il guardalinee dovrà alzare la bandiera solo quando la palla raggiungerà quel giocatore. Tutti gli altri attaccanti possono circolare liberamente persino nell’area di rigore; salvo limitatissime eccezioni, la loro presenza non interromperà l’azione. Nelle prime sessanta partite di serie A sono stati sbandierati solo 5 fuorigioco per gara, alcuni inesistenti. La domanda è: si finirà per eliminare il fuorigioco? Non credo, ma si continuerà a discutere a lungo sul gol regolare di Trezeguet, che molti appassionati considerano, malgrado tante dichiarazioni, irregolare. Evidentemente il mondo spontaneo del calcio di base crede che la partita con il pallone debba essere giocata con regole semplici, note e condivise.